di Martina Strazzari

Non c’è bisogno di essere smart per capire che il 2020 è stato, oltre l’anno del Covid, l’anno della ribalta dei neologismi inglesi: smart working, smart destination, workation, digital nomad. Ne avevamo veramente bisogno? La risposta è no. Avevamo bisogno di dare un nome a qualcosa che prima non esisteva? Probabilmente sì. Ecco allora che il concetto di “lavoro da remoto” – in passato appannaggio di ricchi proprietari di computer con la mela, a bordo di una piscina californiana – ha acquisito un appellativo e una sua dignità. Una dignità forzatamente democratica. Nel 2021 sono circa sei milioni gli italiani che non possono più condividere le pause caffè con i colleghi e che, invece, condividono post, link e riunioni online, seduti a casa o in qualsiasi parte del mondo. Già, il mondo. Shakespeare aveva ragione: the world is your oyster. Tradotto letteralmente: il mondo è la tua ostrica, il mondo è tuo. Tradotto meglio: chiunque può farcela, e farcela da dovunque. Soprattutto con un buon wi-fi.

Il nomadismo digitale, quando non sfocia in eremitismo encefalico, può essere molto piacevole. Sono sempre di più gli italiani che scelgono di lavorare da casa, ma altrove, possibilmente vicini alla natura. Una tendenza che borghi, città, regioni, hanno adattato alla situazione attuale. Come Courmayeur, che a inizio marzo ha lanciato il suo Manifesto dello smart working etico, un programma che invita al telelavoro dalla Valle d’Aosta rilanciando un diverso tipo di turismo sul lungo termine. Un esempio? L’intimo chalet alpino esterno dell’hotel Auberge de la Maison, o il biglietto smartworking di Skyway Monte Bianco: si sale sulle cabine panoramiche, si lavora nella work station al Pavillon, a 2.200 metri, con bar e panorama. Lavoro in quota anche a Cortina d’Ampezzo, con la Panoramic Business Room a 2400 metri, nella zona del Col Gallina a Passo Falzarego. L’originalissimo ufficio, dotato di ogni tecnologia, ha le pareti in vetro per contemplare la bellezza della natura e delle Dolomiti che lo avvolgono (con l’invidia di tutti i colleghi in videochiamata). Realizzato a inizio 2021, vuole essere uno stimolo positivo per chi sceglie, per un giorno, di restare operativo in un ambiente che risolleva lo spirito e spinge alla riflessione. In Alta Badia, nell’area Movimënt, sono state allestite postazioni di lavoro a 2000 metri d’altezza, dotate di scrivanie, presa di carica e USB alimentato da pannelli solari.

Se già prima della pandemia l’idea della fuga dalla città verso un contesto più tranquillo stuzzicava molti city quitters (sì, esiste un neologismo inglese anche per questo, che potremmo tradurre come “scontenti metropolitani”), oggi la tendenza si è acuita. È in questo contesto che nasce Borgo Office, la prima piattaforma che unisce smart working e aziende agricole dei piccoli centri, disposte a ospitare gratuitamente i lavoratori, che a loro volta possono contribuire a questo circolo virtuoso acquistando i prodotti dell’azienda ospitante. Tra le località disponibili anche splendidi borghi come Gubbio, Martina Franca e Cerignola, Castiglione d’Orcia. Ma non chiamatela workation.