Dettaglio del poster di 'Un affare di famiglia' – Foto: AOI Promotion/Fuji Television/GAGA
Dettaglio del poster di 'Un affare di famiglia' – Foto: AOI Promotion/Fuji Television/GAGA
Il nuovo film del regista e sceneggiatore giapponese Hirokazu Kore-Eda, 'Un affare di famiglia', è stato accolto con parole piene di entusiasmo e premiato con la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2018. Esce nelle sale cinematografiche italiane giovedì 13 settembre ed è dunque tempo di raccontare due cose, senza fare spoiler.

UN AFFARE DI FAMIGLIA, UN FILM DA PALMA D'ORO A CANNES

Chi ha visto i precedenti lavori di Kore-Eda, per esempio 'Father and Son' oppure 'Little Sister' o ancora 'Ritratto di famiglia con tempesta', sa che il cineasta giapponese è un maestro dei racconti intimisti, agrodolci e pieni di grazia.

'Un affare di famiglia' conferma pienamente il suo talento e qua e là sembra presentare non solo una storia di personaggi ma anche un ragionamento più astratto sulla società giapponese tutta. L'evoluzione del proprio percorso artistico, il non sedersi sugli allori senza però perdere smalto, sono stati probabilmente alla base della decisione di assegnargli la Palma d'Oro 2018.

LA TRAMA
La storia è quella di una povera famiglia che vive stipata in una vecchia casa di Tokyo e che accoglie fra le proprie mura una bambina vittima di maltrattamenti. Non è un'adozione con tutti i crismi, anche perché la famiglia vive di espedienti e furti, ma è basata su un'autentica empatia umana.

IL TRAILER
Prima che inizi il trailer vero e proprio del film, la distribuzione italiana ha voluto inserire il momento in cui viene annunciato che Hirokazu Kore-Eda ha vinto la Palma d'Oro.



IN CORSA PER L'OSCAR
'Un affare di famiglia' è il candidato del Giappone per l'Oscar al film in lingua straniera del 2019. Ancora non sappiamo se l'Academy lo accoglierà nella cinquina dei candidati, ma se così fosse sarebbe un avversario formidabile, forse impossibile da battere.

IL PARERE DI CHI L'HA VISTO
Se volessimo definire rapidamente 'Un affare di famiglia' potremmo tranquillamente utilizzare i termini "film d'essai" e "film d'autore". Hirokazu Kore-Eda insegue un modo personalissimo di fare cinema e ogni volta cerca di offrire agli spettatori una sorta di film-mondo, cioè intimista e insieme capace di riverberare un'infinità di concetti più ampi. Chi detesta questo tipo di prodotto non troverà qui una ragione di ripensamento.

È però vero che siamo di fronte a uno degli esempi più luminosi possibili, realizzato da un maestro del racconto delicato ed empatico e capace di farci guardare da prospettive inedite cose su cui emetteremmo un giudizio rapidamente, di primo acchito. Per dire, adottare informalmente una bambina assomiglia a un rapimento e la legge, giustamente, lo punirebbe. Kore-Eda non nega la sensatezza della legge, ma ci spinge a guardare nelle pieghe della vita, per vedere i possibili limiti della giustizia. Un film di questa portata e onestà è cosa rara.

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