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Perché Roma? "Perché vivo qui e l’amore lo faccio qui" aveva detto quattro mesi fa Laura Pausini, abusando della sua schiettezza romagnola, nell’annunciare il concertone che ieri sera l’ha portata in scena sotto la luna del Circo Massimo. Pure nel mondo sospeso di un repertorio da 70 milioni di dischi venduti, nulla avrebbe potuto intaccare la visione da “summer of love” che l’ugola romagnola s’era prefissa per questa sua notte di musica incastonata tra il colle Palatino e l’Aventino. E così è stato. Come Celine Dion nei suoi celebri concerti al Caesars Palace di Las Vegas, anche Laura è ricorsa all’immaginario imperiale per dare voce e passione ai suoi amori. Ma senza memorie di cartapesta. La storia soffiata su quelle pietre nei millenni dai Consualia di Romolo o dai Ludi Apollinares di Silla, infatti, s’è trasfigurata nelle canzoni aspre e innamorate della diva dei Due Mondi incrociando, col sostegno di una band di sette elementi alle dipendenze del chitarrista-compagno Paolo Carta, tutto il suo percorso musicale; dai languori sul treno delle 7.30 de “La solitudine” ai fervori caraibici di quella “Nadie ha dicho” (“Non è detto”) che il mese scorso le ha regalato pure il suo primo concerto a L’Avana con i Gente De Zona.

VIDEO / Laura Pausini, show da brividi al Circo Massimo

Col pensiero alla fatica di riempire gli stadi, Laura a Roma per far volare il sentimento dell’ultimo album “Fatti sentire”, ha giocato l’evocativa carta di un Circo Massimo opportunamente trasformato in un teatro all’aperto da 13.500 mila posti, fra fuochi artificiali, giocolieri, pedane idrauliche, bolle d’aria e palloni giganti. Non i 70 mila degli Stones, i 65 mila di Springsteen o i 50 mila di Waters, ma comunque abbastanza per un evento in abito da sera che oggi si replica portando il bilancio complessivo delle presenze a 25 mila. Una scelta che ha garantito all’eroina di Solarolo, appena nominata Goodwill Ambassador del World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza alimentare alle vittime dei conflitti e dei disastri naturali, due risultati immediati: diventare la prima donna a cantare da sola su quel palco ammantato di storia (l’avevano già fatto nel 2004 Norah Jones, Alicia Keys, Carmen Consoli, Noa, Angelique Kidjo, ma nella cornice solidale del kolossal “We are the future”) e crearsi la vetrina mediatica necessaria a sostenere le fortune del tour nei palasport al via giovedì prossimo da Miami. "Sono felice come non mai, è un momento pazzesco della mia vita e sono piena di energia - le parole della cantante - La prima donna a esibirsi al Circo Massimo? Sinceramente non era un cosa alla quale avessi mai pensato nella mia vita e nella mia carriera. Quando me l’hanno proposto sono rimasta colpita, perché è comunque difficile portare la musica in questo luogo pieno di storia, che va tutelato. Qualche nome storico c’era stato in passato, ma non pensavo in tutta onestà di poter essere inclusa fra questi e spero di essere all’altezza". "Adesso vorrei il Colosseo - sorride la cantante - . Lo voleva anche Beyoncé, ma c’era Alberto Angela che girava: comunque prima gli italiani".

A dare ancora di più un senso di community attorno alla sua musica ci hanno pensato gli amici che Laura ha voluto sul palco in apertura di serata; autori come Virginio, Edwyn Roberts, Daniel Vuletic, a cui stasera subentreranno Tony Maiello, Giulia Anania, e il livornese Enrico Nigiotti. Una trentina le canzoni in repertorio, con qualche medley (“Una Storia che vale / Benedetta passione / Io canto” solo per citare la più applaudita, o quello reggaeton finale con la stessa “Nadie ha dicho”, “Innamorata” e la ripresa di “E.sta.te”) e una parentesi affidata ai cinque coristi in cui affiorano omaggi al Justin Bieber di “Sorry”, all’Ed Sheran di “Shape of you” e al Justin Timberlake di “Can’t stop the feeling”. Mentre stelle internazionali della stessa magnitudo usano il loro status artistico per spingersi ai confini del pop ed esplorare nuove forme musicali, di scrittura o produttive, la Pausini rimane aggrappata al suo passato offrendo ai fans di ogni latitudine esattamente ciò che vogliono: emozione, evasione, sentimento.

di ANDREA SPINELLI

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