Martedì 16 Luglio 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Sexy come i Baustelle: "Siamo rock e sensuali"

Venerdì ad Assisi parte il tour nei teatri. Bianconi: "Vogliamo mettere l’accento sulla parte più morbida e misteriosa del nostro repertorio"

Sexy come i Baustelle: "Siamo rock e sensuali"

Sexy come i Baustelle: "Siamo rock e sensuali"

Roma, 3 aprile 2024 – Promettono uno show "elettrico e confidenziale, nightclub e confessionale" i Baustelle di Intimo sexy!, il tour che sbarca a teatro la loro ultima fatica discografica Elvis. Debutto venerdì al Lyrick di Assisi, per poi proseguire alla volta di altri undici palcoscenici tra cui quelli del Verdi di Firenze l’8 aprile, del Delle Muse di Ancona il 9, dell’EuropAuditorium di Bologna il 16, del Bonci di Cesena il 17 e degli Arcimboldi di Milano il 2 maggio. "Sarà come amarsi in un locale al buio" ammettono Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini. "Come baciarsi sul velluto o ballare un lento sulla moquette". E se lo scrivono sulla loro pagina Instagram come fai a non credergli.

Bianconi, cominciamo parlando del licenzioso "locale buio".

"Le canzoni dell’ultimo album dei Baustelle hanno un’anima rock, ma anche sfumature vellutate e sensuali che magari nei club e sui palcoscenici estivi, dove ad emergere era soprattutto il loro lato glam, rimaneva penalizzata. Intimo sexy! prova a fare giustizia di tutto questo ponendo l’accento sulla parte più morbida e misteriosa di quel repertorio".

Ovviamente cambia pure la scaletta.

"Sì. Questo è uno spettacolo completamente nuovo, con i pezzi di Elvis che magari non suonavamo nei concerti rock e canzoni del passato che ci sembravano più adatte di altre ad essere presentate in questa veste. A cominciare dalla Mademoiselle boyfriend de La moda del lento, scritta più di vent’anni fa assieme a Rachele nel negozio di Montepulciano in cui lavorava, che credo non aver mai suonato prima dal vivo".

All’inizio di febbraio s’è esibito all’Istituto di Cultura di Stoccolma. Che esperienza è stata?

"Bellissima. Sala gremita, anche se ero senza band accompagnato solo da un pianista. Sono sempre stato attratto dalla canzone svedese, anche quella formato Eurofestival di gruppi come gli Abba. Non per niente nella lista dei miei dieci dischi preferiti al mondo c’è pure Waterloo".

All’inizio di dicembre è comparso a sorpresa nei negozi di dischi un misterioso vinile nero in edizione limitata che poi s’è scoperto nascere da una vostra collaborazione con I Cani di Niccolò Contessa.

"È stata un’avventura nata da un’idea mia e di Contessa affrontata con spirito carbonaro quale esperimento per vedere cosa sarebbe accaduto muovendosi fuori dagli schemi abituali di promozione e comunicazione. L’iniziativa s’è rivelata un successone sia sotto il profilo sociologico che di mercato, tant’è che abbiamo ristampato il singolo cinque volte prima di metterlo su Spotify".

Altre avventure musicali?

"Mi sono molto divertito a produrre Gabriele Amalfitano, artista romano (ex voce dei Joe Victor - ndr) che secondo me ha fatto un disco molto bello. Così bello da indurmi a chiedergli di cantare in due pezzi. S’intitola Tieni la mano, Diva! ed è appena uscito".

E il nuovo album Baustelle?

"I brani ci sono tutti, ma dobbiamo ancora lavorarli. Venendo dalla campagna, fortunatamente non sentiamo la pressione di dover fare tutto subito. E questo è un bene nel mondo della musica d’oggi. Il caso Sangiovanni è emblematico, al proposito. Non nascondo di essere rimasto molto colpito dalla parabola del giovane di successo che, pressato dal mondo esterno, non ce la fa più e decide di fermarsi. Storia che sembra rubata ad un pezzo degli Smiths, Death of a disco dancer, su cui quasi quasi scrivo una canzone".

Un segno dei tempi.

"La buona sorte mi ha fatto nascere in un’epoca in cui non c’era ancora tutta questa pressione. Certo, pure noi eravamo alla ricerca di un pubblico con cui comunicare, ma la parola successo non stava nel nostro vocabolario. E invece oggi, se hai vent’anni e il successo svanisce, rischi di perderti, di rimanere schiacciato dalle sue sovrastrutture. La nostra fortuna? Essere vecchi. “Viva la gioventù che poi fortunatamente passa“ cantava Battiato".