Sandro Boscaini, presidente di Federvini. Foto sopra, meeting di assaggiatori di grappa
Sandro Boscaini, presidente di Federvini. Foto sopra, meeting di assaggiatori di grappa

L’emergenza Covid che oscilla pericolosamente fra le regioni gialle, arancioni e rosse e le incertezze del quadro internazionale, come la Brexit e i dazi, stanno mettendo sempre più in crisi due delle eccellenze dell’Azienda Italia spa: la filiera vinicola e quella degli spiriti. "Una tempesta perfetta – segnala Federvini attraverso il suo presidente Sandro Boscaini – che non può passare inosservata soprattutto agli occhi delle istituzioni: alle difficoltà del vino si aggiunge lo scenario più complesso del settore spiriti che, ormai da un anno, sta subendo un dazio ad valorem del 25% sul proprio export in Usa, primo mercato di destinazione".

Un comparto che tra vini e spirits conta oltre 340.000 aziende con più di 1 milione di addetti ossia circa il 5% della forza lavoro in Italia. Ma, soprattutto, un comparto che tra fatturato complessivo e indotto vale circa 40 miliardi di euro, cioè il 2% del Pil nazionale. L’equivalente della manovra economica prevista dal Governo nel 2021. Circa 6 volte la cifra messa a disposizione dal governo con il Decreto Legge Ristori. Da ottobre 2019 ad oggi, il valore della filiera è precipitato di circa un terzo.

"La situazione a livello di economia di territorio è in progressiva contrazione" testimonia Maurizio Cibrario presidente onorario di Martini & Rossi. "Lo scenario attuale sta compromettendo gli impulsi economici e non si intravedono spiragli di luce. Il valore complessivo generato anche dai settori collegati al nostro comparto sta subendo una perdita che stimiamo intorno al 30% . Auspichiamo interventi rapidi da parte del Governo".

Dagli amari alla grappa, dal mistrà al Campari, dunque è crisi nera. "Gli effetti e le conseguenze di questo scenario – sottolinea il presidente di Federvini Sandro Boscaini – sono già misurabili e l’entità delle perdite sono significative". Anche Boscaini si appella al Governo: "Non è sufficiente quanto fatto per il mercato del vino, mentre il settore delle bevande ad oggi, non ha ricevuto sostegno. Fermo restando ogni possibile supporto all’export, oltre all’istanza di abrogazione del contrassegno di Stato, il settore spiriti – precisa l’imprenditore veronese – necessita oggi anche di misure di maggiore impatto: una riduzione quantomeno del 5% delle accise sulle bevande spiritose e sui prodotti intermedi potrebbe, soprattutto in chiave prospettica, favorire una possibile ripresa del comparto".

"Credo sia fondamentale – conclude Bob Kunze-Concewitz, Ceo di Campari Group – un dialogo e tra pubblico e privato. Il settore delle bevande spiritose ha più volte richiesto l’abrogazione del contrassegno di Stato, strumento di tracciamento obsoleto e superato, quale prima misura di ristoro".