La morte dei personaggi di finzione ci spinge a riflettere sul dolore
La morte dei personaggi di finzione ci spinge a riflettere sul dolore

Le morti nella finzione – dai film alle serie tv, dai romanzi ai videogiochi – possono essere collocate in tre categorie. Quelle dei personaggi di contorno, che servono giusto a scopi narrativi, non ci toccano e ci dimentichiamo nel giro di due secondi, e che depenniamo subito dal discorso. Quelle dei cattivoni, che hanno su di noi un impatto forte e celebriamo con soddisfazione. E infine quelle dei personaggi a cui siamo legati emotivamente, le più tristi e commoventi, e sono proprio queste a rimanerci più impresse nella memoria e a spingerci a rimuginare, come ha dimostrato uno studio condotto dalla Ohio State University.

"Ci ricordiamo delle morti che ci hanno fatto piangere e pensare più di quelle che ci hanno fatto esultare", dice uno dei ricercatori, Matthew Grizzard; "Sembrerebbe che quando rievochiamo la morte, anche in uno spazio relativamente senza conseguenze come quello dell'intrattenimento, la percepiamo come un'esperienza significativa che ci fa riflettere".

Lo studio ha coinvolto 506 persone, suddivise in tre gruppi. A uno è stato chiesto di pensare a una scena della morte di un personaggio che hanno trovato piacevole: i partecipanti hanno snocciolato un campionario di cattivi, come l'odiatissimo Joffrey di 'Game of Thrones', il cui meritato trapasso è stato accolto come una liberazione dai milioni di fan della serie. I generi cinematografici più associati a questo genere di dipartita gratificante sono risultati i film di azione, gli horror e i thriller.

Ai partecipanti di un altro gruppo è stato chiesto invece di indicare una morte che avevano vissuto come particolarmente significativa. Gran parte delle scelte si è orientata su personaggi con cui avevano empatizzato, non necessariamente "buoni" in senso stretto, ma anche figure più ambigue o antieroiche, ad esempio Severus Piton della saga di 'Harry Potter', Walter White di 'Braking Bad', il replicante Roy Batty di 'Blade Runner' ("Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…"), Darth Vader di 'Star Wars'. Più di altri generi, i drammi e i film-serie strappalacrime abbondano di morti sentite come pregnanti.

Al terzo gruppo, infine, è stata lasciata la libertà di scegliere la morte di un personaggio di finzione a loro discrezione, senza ulteriori indicazioni. Qui è emerso il risultato più interessante: la maggior parte dei partecipanti ha optato per una morte "significativa", piuttosto che per una morte "piacevole", esprimendo considerazioni in linea con quelle del secondo gruppo.

"I film e l'arte in generale possono esporci a quelle situazioni che non vorremmo affrontare, ma che sappiamo che prima o poi accadranno", conclude Grizzard, "Ciò ci può aiutare a imparare come sarà quell'esperienza". La perdita di un personaggio di fantasia a cui eravamo legati, quindi, può essere un modo per elaborare e riflettere sul lutto in un contesto mediato e protetto.

Lo studio è stato pubblicato su Omega - Journal of Death and Dying