di Silvia Gigli Sarah Bernhardt e Eleonora Duse, Elsa Schiaparelli e Coco Chanel, Helena Rubinstein e Elizabeth Arden, Hedda Hopper e Luella Parsons, Joan Fontaine e Olivia de Havilland. Donne eccezionali, menti brillanti e innovative, creatrici di stile e modernità. Queste cinque coppie di donne straordinarie sono però qualcosa di più: rivali. Senza esclusione di colpi. C’è una frase che dice tutto di Sarah Bernhardt, divina creatura del teatro, figlia illegittima di una prostituta: "quand-même" (malgrado tutto), ovvero "nessuno può fermarmi". Niente può farlo. Solo una giovane italiana, Eleonora Duse, nata in una famiglia di teatranti, potrà mettere a rischio la sua corsa. Dopo averla vista ne La signora delle camelie a Torino, Eleonora decide: sarò come lei. Si impegna a fondo ma il suo tocco è intimo, delicato, introspettivo, non ha niente a che vedere col manierismo della francese. Se ne accorge la stessa Sarah quando la invita nel suo teatro a...

di Silvia

Gigli

Sarah Bernhardt e Eleonora Duse, Elsa Schiaparelli e Coco Chanel, Helena Rubinstein e Elizabeth Arden, Hedda Hopper e Luella Parsons, Joan Fontaine e Olivia de Havilland. Donne eccezionali, menti brillanti e innovative, creatrici di stile e modernità. Queste cinque coppie di donne straordinarie sono però qualcosa di più: rivali. Senza esclusione di colpi.

C’è una frase che dice tutto di Sarah Bernhardt, divina creatura del teatro, figlia illegittima di una prostituta: "quand-même" (malgrado tutto), ovvero "nessuno può fermarmi". Niente può farlo. Solo una giovane italiana, Eleonora Duse, nata in una famiglia di teatranti, potrà mettere a rischio la sua corsa. Dopo averla vista ne La signora delle camelie a Torino, Eleonora decide: sarò come lei. Si impegna a fondo ma il suo tocco è intimo, delicato, introspettivo, non ha niente a che vedere col manierismo della francese. Se ne accorge la stessa Sarah quando la invita nel suo teatro a Parigi. La critica va in brodo di giuggiole per l’italiana, il teatro ha già voltato pagina. Per Sarah è l’ora del tramonto.

A raccontare queste donne talvolta amiche ma eterne nemiche, a svelarne i segreti, è Paola Calvetti nel libro Le rivali (Mondadori). E dal teatro alla moda il passo è più breve di quanto non si pensi. "Schiaparelli? Ah, quell’artista italiana che fa vestiti…" minimizza Chanel. Sulfurea la Schiap: "Chanel è una noiosa piccolo borghese specializzata in cimiteri". Reduci da infanzie devastate, "Elsa e Coco hanno due vite parallele. Una scolpirà tessuti come versi di poesia. L’altra disegnerà abiti per diventare ricca e indipendente. Entrambe ci riusciranno grazie, o a causa, di un uomo". Per Coco l’incontro con Boy, che l’aiuterà ad aprire la boutique a Parigi, per Elsa un marito teosofo e fanfarone e che la porta in America, la mette incinta e fugge con Isadora Duncan. Elsa si cerca un lavoro e frequenta le avanguardie di New York, da Marcel Duchamp a Man Ray per poi tornare a Parigi dove avverrà l’incontro decisivo con il couturier Paul Poiret: disegnerà abiti. Una profuga armena realizza a mano i suoi coloratissimi maglioni trompe l’oeil e il successo arriva. Vogue America definisce le sue maglie, “opere d’arte“. Chanel è indispettita: nel 1926 presenta al mondo la sua petite robe noir, ma Elsa la segue passo passo con elaborazioni sempre più ardite e poetiche: bijoux, scarpe indossate a mo’ di cappelli (idea di Dalì) e gonne ricamate di aragoste. Chanel lavora “per“ gli artisti, Schiaparelli sta “con” loro: la rivalità avrà fine solo quando Elsa si ritirerà.

Destinate a rincorrersi e a non incontrarsi mai sono Helena Rubinstein e Elizabeth Arden, le due guru della bellezza animate entrambe da sfacciataggine, intuizione e una vena di femminismo. La Rubinstein nasce in Polonia come Chaja ma diventa Helena mentre viaggia verso l’Australia munita dei barattoli di creme, ricetta di mamma, che rendono la pelle bianchissima. Apre il suo primo salone, si spaccia per una nobile viennese e millanta contatti con medici e specialisti. I media iniziano a parlare di lei e la sua crema Velaze fa il boom. Al motto di "non ci sono donne brutte, solo donne pigre", inventa la vendita per corrispondenza e realizza succursali in tutto il mondo, mentre a New York nel 1909 Elizabeth Arden, al secolo Florence Nightingale Graham, apre le porte rosso lacca del suo salone al 509 della 5th Avenue. Gli anni successivi sono una continua rincorsa: conquistano ogni fetta di mercato puntando su pubblicità e marketing. Le due gigantesse della cosmesi muoiono a pochi mesi l’una dall’altra. E dire che Helena aveva ammesso: "Con il suo packaging e i miei prodotti avremmo potuto dominare il mondo".

Infine Hollywood: le più famose sono le due rivali in famiglia, un calvario: le sorelle Olivia de Havilland e Joan Fontaine. La loro faida ha radici antiche: è stata la madre, l’attrice inglese Lilian Augusta Ruse, con il suo comportamento anaffettivo, il continuo sminuire Joan per far eccellere Olivia, a creare un baratro tra le due. Un trauma che per entrambe – nonostante gli Oscar vinti, i film d’autore, le folle di fan – è stata una ferita a vita, senza mai la cura di un abbraccio.

E poi Luella Parsons e Hedda Hopper. Sono loro le giornaliste di gossip più temute, odiate e incensate. Il pettegolezzo d’autore nasce con Louella e la sua rubrica “Seen on screen“ del 1913 sul Chicago Record Herald ma è l’incontro con l’editore Hearst a renderla arcinota con “New York American“. All’orizzonte si profila però la rivale, Hedda Hopper, aspirante attrice convertitasi in giornalista di gossip. È lo scoop di Hedda sui tradimenti del figlio del presidente Roosevelt a sancire il sorpasso. Il loro strapotere si affievolisce con l’avvento della tv. Sulla Walk of Fame però la loro rivalità resiste al tempo: Hedda ha una stella, Louella due.