La basilica di Santo Stefano, a Budapest
La basilica di Santo Stefano, a Budapest

Sabato 26 dicembre 2020 festeggiamo Santo Stefano, primo martire della cristianità e oggetto di un culto molto sentito fra cattolici, ortodossi e protestanti. La sua vita è poco o nulla documentata dal canone biblico, nonostante l'importanza che ricopre in quanto protomartire e protodiacono.

Chi era Santo Stefano e come morì

Nato probabilmente in Grecia negli ultimi anni che precedono la nascita di Cristo, Stefano fu il primo dei sette diaconi scelti dagli apostoli di Gesù (da qui l'indicazione protodiacono). La comunità religiosa di Gerusalemme stava infatti crescendo a vista d'occhio e ciò limitava il tempo che gli apostoli potevano dedicare alla predicazione e alla preghiera. Per questa ragione vennero incaricati alcuni uomini pii di svolgere una serie di attività pratiche in favore dei discepoli e in questo modo sgravare gli originali seguaci di Gesù dai compiti meno importanti.

Proprio l'attività pubblica di Stefano e la sua fama di uomo buono e giusto gli attirarono le antipatie dell'ordine costituito: accusato di blasfemia, fu condannato alla lapidazione e morì nel 36 d.C. La certezza riguardo la data del decesso si spiega proprio con la modalità di esecuzione della sentenza: dopo la deposizione di Ponzio Pilato, inimicatosi la popolazione per l'eccesso di violenza utilizzato per sedare la rivolta del monte Garizim, ci fu un vuoto amministrativo. In assenza di un rappresentante dell'impero romano, il potere passò provvisoriamente al Sinedrio, che puniva i reati più gravi seguendo la legge giudaica (cioè con la lapidazione) e non quella romana, che prevedeva la crocifissione. Dunque, proprio la modalità dell'esecuzione di Santo Stefano consente una datazione precisa, nonostante su di lui le fonti siano poco generose di dettagli. Il fatto che sia morto per la propria fede ne fa un martire e il titolo di protomartire si spiega perché è considerato il primo cristiano a essere stato ucciso per il suo credo. In realtà fu il secondo: a precederlo fu Giovanni il Battista, decapitato in un momento non meglio specificato fra il 29 e il 32 d.C.
 


Il culto di Santo Stefano

Dopo la lapidazione era consuetudine che i defunti fossero lasciati a terra, preda di bestie selvagge. Negli Atti degli Apostoli si legge invece che alcune "persone pie" raccolsero il corpo di Stefano e lo seppellirono in un luogo che rimase segreto fino al 415 d.C. Si racconta infatti che il dotto Gamaliele visitò in sogno un sacerdote, indicandogli l'ubicazione di una tomba collettiva nella quale riposavano i resti di Santo Stefano insieme a quelli di San Nicodemo, San Abiba e del medesimo Gamaliele.
Il vescovo di Gerusalemme autorizzò gli scavi che portarono al ritrovamento delle ossa, trasferite all'interno della chiesa di Sion, a Gerusalemme. Nel XIII secolo, però, i Crociati razziarono molti luoghi in Terra Santa e riportarono in Europa numerose reliquie, comprese quelle di Santo Stefano. Nella confusione iniziarono a proliferare molti falsi e, per esempio, nel XVIII secolo nella sola città di Roma si veneravano, nonostante l'evidente incongruenza anatomica, tre braccia conservate in altrettante chiese, senza che fosse possibile identificare con certezza quali fossero vere.

Oggi il giorno di Santo Stefano cade il 26 dicembre per la Chiesa cattolica e per alcune Chiese protestanti, mentre quella ortodossa lo celebra il 27 dicembre. I protestanti e gli ortodossi che seguono il calendario gregoriano lo festeggiano invece il 9 gennaio. Infine, in alcune località assume un valore particolare anche il 3 agosto, giorno del ritrovamento delle reliquie del protomartire.