Chiara Ferragni (Ansa)
Chiara Ferragni (Ansa)

Roma, 3 dicembre 2019 - Poche certezze e molte indiscrezioni su Sanremo 2020. Le seconde, però, già bastano a creare polemica. L'ultima in ordine di tempo è quella che vorrebbe Chiara Ferragni sul palco dell'Ariston (come valletta) ad affiancare il presentatore e direttore artistico Amedeus. Un'ipotesi concreta o solo una voce senza fondamento? Quale che sia la verità sul nome dell'influencer è già arrivato un secco "no" dal Codacons. "Siamo pronti a intentare una causa legale contro la Rai e ad impugnare dinanzi alla Corte dei Conti e alla Procura il contratto di ingaggio di Chiara Ferragni qualora sia confermato il suo ruolo a Sanremo", spiega l'associazione dei consumatori.

"Si tratta di una scelta sbagliata per l'azienda, che dovrebbe individuare modelli più adatti all'interno di programmi diretti ad un vasto pubblico, costituito in prevalenza da giovani ", si legge in un comunicato in cui si spiega anche che "Chiara Ferragni è stata oggetto di numerose denunce alle autorità competenti per l'uso totalmente errato dei social network, con particolare riferimento all'utilizzo che la stessa fa su Instagram del proprio figlio, utilizzato a scopo commerciale per promuovere marchi e prodotti vari, in totale violazione delle norme vigenti che tutelano i minori e la loro privacy". "Tutto ciò, unitamente alle numerose polemiche che hanno coinvolto l'influencer - dai corsi di trucco a prezzi stellari allo pseudo-documentario infarcito di pubblicità, passando alle bacchettate che le ha rivolto l'Antitrust - rendono del tutto inopportuna una sua partecipazione a Sanremo", insiste il Codacons.

Chiara Ferragni: "Non sono un modello sbagliato"

Un attacco duro a cui risponde, però, la stessa Ferragni. "Sono molto colpita dal tempo e dall'aggressività che nelle ultime settimane il Codacons ha destinato alla mia persona e ai progetti che mi riguardano con dichiarazioni infondate e dal contenuto diffamatorio, che screditano me e comunicano ai consumatori informazioni errate", scrive la moglie di Fedez. 

L'influencer, ceo di Tbs Crew srl. e della linea Chiara Ferragni Collection, ricorda che nella nota di Codacons era indicata la sua eventuale partecipazione al festival della canzone italiana come "scelta sbagliata". "E' stato consigliato alla Rai d'individuare modelli più adatti all'interno di programmi diretti ad un vasto pubblicò (cit.) insinuando in maniera arbitraria che io sia un modello sbagliato - fa presente la fashion blogger e star di Instagram -. Allo stesso tempo il Codacons ha fatto diverse affermazioni errate e senza fondamento del tipo 'Chiara Ferragni è stata infatti oggetto di numerose denunce alle autorità competenti per l'uso totalmente errato dei social network', per le quali invito il Codacons a smentirmi con prove reali e non con illazioni. Ulteriore diffamazione è stata rivolta a 'Chiara Ferragni Unposted', film sulla mia vita, che viene definito in maniera totalmente denigratoria 'pseudo-documentario'". 

"Altra accusa infondata riguarda le 'bacchettate che le ha rivolto l'Antitrust' circa fantomatiche denunce per pubblicità occulta  - prosegue la nota della Ferragni - . Aggiungo che per ora, per quanto mi è noto non è stato mai preso da parte dell'Antitrust alcun provvedimento nei miei confronti. Questa ennesima affermazione è stata manipolata per danneggiare la mia persona". "Ricordo al Codacons che nel 2018 attraverso TBS Crew S.r.l. (di cui sono socia fondatrice ed amministratrice delegata) sono stata la prima personalità del mondo social ad associarmi allo IAP-Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, proprio per contribuire alla regolamentazione della pubblicità sui social", sottolinea ancora l'influencer.

"Sono rammaricata di come una associazione che tanto ha fatto e tanto fa ogni giorno per noi consumatori non abbia mai cercato un confronto con me e le mie società per delineare nuove regole a tutela del consumo, ma abbia invece scelto la via dei comunicati ostili e infruttuosi. Spero che il Codacons continui a lavorare per tutelare i consumatori. Io sono pronta a dare la mia disponibilità", conclude Chiara Ferragni.

L'UNC IN DIFESA DELLA FERRAGNI - A suffragare quanto sostenuto dalla fashion blogger interviene anche l'Unione Nazionale Consumatori (Unc). "Riconosciamo che è stata la prima personalità del mondo social a voler dialogare su questa questione e ad accettare le linee guida fissate dallo Iap", scrive in una nota il presidente Massimiliano Dona, ricordando che l'Unc è stata "la prima associazione in Italia ad intervenire sulla pubblicità occulta sui social, ottenendo nel luglio del 2017 le linee guida varate dall'Authority".

LA CONTROREPLICA DI CODACONS - Intanto arriva anche lna controreplica da parte del Codacons. "Siamo pronti a un sereno confronto con Chiara Ferragni e a collaborare per migliorare il mondo dei social network -scrive l'associazione -, ma prima la nota infuencer deve rimuovere dal proprio profilo Instagram tutte le foto del figlio", perché "non è possibile pubblicare su Instagram foto di bambini a scopo commerciale, perché esistono delle leggi specifiche che tutelano la privacy dei minori". Quindi incalza: "Non abbiamo niente di personale contro la Ferragni e le nostre critiche non sono dirette alla persona quanto ai suoi comportamenti, che riteniamo diseducativi proprio perché la nota influencer rappresenta un esempio per tantissimi giovani che la seguono e la eleggono a modello da imitare e a cui ispirarsi". "Diffondere sul web le foto del figlio Leone che indossa abiti griffati, per pubblicizzare questa o quella marca, rende a nostro avviso la Ferragni un modello diseducativo per i giovani. Così come l'influencer si rende diseducativa quando associa il proprio nome ad un'acqua minerale venduta a 8 euro la bottiglia, o quando organizza una festa al supermercato dove viene sprecato inutilmente del cibo", conclude il Codacons.