Amadeus con Achille Lauro (foto Ansa)
Amadeus con Achille Lauro (foto Ansa)

Sanremo, 18 gennaio 2020 - Primo ascolto. Non ci sono più le canzoni brutte di una volta, raramente quelle memorabili. Nessuno meritava meno di sei, sono stato stretto con Achille Lauro e Junior Cally, perché esistono comunque parametri oltre le charts. Ad altri ho dato mezzo voto in più per la musica e la possibile interpretazione all’Ariston. Dove forse pioveranno invece 5 e 4. Irrilevanti i temi politici e sociali. Ininfluenti quelli parentali, padri e nonni. Nel giudizio. Pronostico che deve incrociare il televoto e altri voti, streaming, social, talent, radio e media. Il piccolo schermo freddo a volte surriscalda. Tutto passa da lì. Livello superiore alle attese. 

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Sanremo 2020, le pagelle delle canzoni

Achille Lauro 7,5

Stile tamarro, musica che rincorre giochi pericolosi. Copia con ironia. "Quest’amore è una panna montata al veleno. Ne voglio ancora".

Alberto Urso 6 --

Romanza pop costruita intorno alla voce da tenore garbato. Amori difficili, fino a un perentorio: "Ritornerò da te". Morbida e debole

Anastasio 8,5

Fantasmi, antagonismo visionario, panico da successo. "Non volevo sprecarla così, la mia rabbia non volevo sprecarla così". Bomba a orologeria.

Bugo e Morgan 7

Le buone intenzioni, "volevo fare il cantante delle canzoni inglesi... Sono sincero e me lo hai chiesto tu (ma non ti piace più)". Battiato forever. Bravini.

Diodato 8,5

Scrittura verticale, aperture di dentro, dialoghi antichi. Perché "non posso sopportare questo silenzio innaturale fra te e me". Bella canzone.

Elettra Lamborghini 6,5

Lui è un cabron che la chiamava con il nome di un’altra e la faceva soffrire. Elettra autoironica si consola con la musicoterapia latina. Non pessima.

Elodie 8,5

Mahmood, Dario Faini, Elodie. Gli anni ‘80 oggi, una scrittura orizzontale. Dolore, ridere, catene, fragilità. Nina Simone, Parigi. Bravissima.

Enrico Nigiotti 6

"Ci ringhiamo da lontano come i cani, e ci pensiamo ancora più vicini". Sa scrivere, altre volte meglio. Con sincerità sempre. Merita un sorriso.

Francesco Gabbani 7

Con Pacifico una spiazzante dichiarazione d’amore. "Che sei tu che mi fai sorridere quando io sto male e viceversa". Forse funziona.

Giordana Angi 7

Dedicata a lei. "Dammi la borsa che è troppo pesante, non puoi fare sempre tutto da sola...". Orgoglio, paure, luce, "stringimi forte". Vera, credibile.

Irene Grandi 8,5

Irene e Vasco, dalla strofa tutta sulle corde di lei, al crescendo dove irrompe Vasco. L’apertura finale ci riporta a Patti. Molto bella.

Junior Cally 7

L’uomo mascherato smaschera i potenti che fanno la voce grossa, rinuncia a fare il populista e a proclamarsi artista. Spara su Salvini e Renzi. Fa ridere.

Le Vibrazioni 6++

Dov’è la gioia? Disordine personale e ambientale, dov’è "l’odio arreso al bene". Per fortuna canta Sarcina. Confusa.

Levante 7,5

Lettera a quattro persone che le piacciono e non vengono comprese. Poi esplode la ricchezza della diversità sul ritmo che loro non ballano, il tikibombom.

Marco Masini 7-

Il coraggio di guardarsi allo specchio e dire basta. Tema nel blu mood di Marco, con lui Camba e Coro scrivono all’altezza. Può piacere.

Michele Zarrillo 6+

Non si capisce il testo sull’amicizia, anche se Valentina Parisse è brava. Confuso. Zarrillo sa scrivere musica, ma qui si nota soprattutto il mestiere. 

Paolo Jannacci 7--

Dedicato alla figlia. "Voglio parlarti adesso, prima che un giorno il mondo porti via i tuoi sorrisi grandi". È intimo e sincero. Da babbo cantautore.

Piero Pelù 6+

Per il figlio della figlia. "Tu sei il mio gesù, la luce sul nulla, un piccolo buddha...più di quello che credi, di quello che vedi". La fantasia di un bambino gigante. Sei di stima.

Pinguini Tattici Nucleari 8,5

Un inno alla normalità geniale, a "chi non è niente di speciale" perché "in un mondo di John e Paul io sono Ringo Starr". Geniale. Orchestrale.

Rancore 8+

Il nuovo autore più interessante, al resto pensa Dario Faini. Simboli e metafore, dalla mela dell’Eden a Newton e Apple. E nessuno stacchi la prima mela.

Raphael Gualazzi 7 ---

Paolo Conte al galoppo con il respiro del rap. Ah Sudamerica! «La nostra storia è stato un salto». Basta la musica che scorre intorno?

Ricky 6+

"Restiamo distanti restandoci accanto". "Ti scrivo e dopo cancello", sguardi sfiorati. La banalità dell’incomunicabilità. Molto reale. 

Rita Pavone 6

Niente (Resilienza 74): zero al titolo fra parentesi. Strofa grintosa da giovane Rita che ci illude, poi il ritornello sgonfia le attese. Sei alla carriera. 

Tosca 7---

Uno dei pochi esempi di scrittura verticale, su una grande voce. Amore letterario, nel linguaggio, interpretazione teatrale perfetta. Genere in estinzione.