Ermal Meta e Fabrizio Moro (Ansa)
Ermal Meta e Fabrizio Moro (Ansa)

Sanremo, 6 febbraio 2018 - Annegheremo nella musica, promette Claudio Baglioni anche pensando agli ospiti di Sanremo 2018 e ai suoi duetti. E non ci dispiace. Pure troppa, si lascia scappare per giustificare il mancato arrivo di Stefano Bollani al Dopofestival. Il secondo ascolto delle canzoni del Festival, nelle prove di ieri al teatro Ariston, spariglia impressioni e giudizi da sempre, quindi, in attesa del terzo e quasi definitivo in diretta tv di stasera, l’unico momento di verità condivisa, ecco voti ed ex voto.

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LE CERTEZZE - “Almeno pensami”, l’inedito di Lucio Dalla cantato da Ron, una meravigliosa dichiarazione d’amore nei modi della poesia popolare, dai trovatori a Napoli. Poi “Imparare ad amarsi” di Bungaro e Pacifico per Ornella Vanoni, le parole adulte sull’amore. Funzionano il brit pop di Annalisa, “Il mondo prima di te”, e il Diodato pensiero, sentimentale e sociale, con Roy Paci, in “Adesso”. Meravigliosa e rivoluzionaria è “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” dei fratelli Gazzè per la voce narrante di Max, la storia della tradizione su orchestrazioni sontuose. Elegante il lessico di un rapporto per sempre con Giovanni Caccamo in “Eterno”. Poi, come vedremo a fine serata, tutti divisi fra alta (da uno a cinque), media (da 6 a 12), bassa classifica (da 13 a 20). Incrociando però a questo punto i miei voti con quelli ipotetici delle giurie e del pubblico a casa.

Elio e Le Storie Tese

PRIMA FASCIA - Ron, Giovanni Caccamo, The Kolors, che dal vivo con enormi tamburi hanno dato muscoli a “Frida”. Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, filastrocca che dice no al terrorismo senza lasciare il segno ma se ti scivola addosso funziona. E poi ci sono i fan di Amici come per Caccamo, Annalisa e The Kolors, che potrebbero dare un aiuto. Subito dopo, nella media classifica, quelli che piacciono a me sperando che salgano un po’. Annalisa, Diodato e Paci, Max Gazzè, Ornella Vanoni, Avitabile e Servillo con “Il coraggio di ogni giorno”, bella preghiera civile nel modo musicale di Enzo più che in quello più teatrale di Peppe. Inevitabili forse i tre Pooh, Facchinetti e Fogli, Red Canzian. I primi due in una super spremuta dei primi successi, Red in un soprendente galoppo quasi rock. Alla carriera.

Sanremo 2018

NELLA BASSA CLASSIFICA ma con la freccia in su, pronti al soprasso, altri gruppi. Elio e le Storie Tese con l’autoironico “Arrivedorci”, come nei film di Stanlio e Olio e un musical zappiano che spintona. Ha toccato qualche cuore l’omaggio a David Bowie dei Decibel, “Lettera dal duca”, dove Ruggeri declina quel mondo e quei suoni senza stupire. Divertenti Le Vibrazioni con un selfie acido di Francesco Sarcina, “Così sbagliato”, e un set da club. Fra i giovani bravi c’è Renzo Rubino ma il suo melò funziona meglio con meno zuccheri (non zucchero). Può rientrare.

NON MI E' PIACIUTA Noemi con “Non smettere mai di cercarmi”: svolgimento orizzontale e non basta cantare più forte. Non mi ha convinto Nina Zilli, “Senza appartenere” è bruttina, non originale, con una punteggiatura senza senso. Lascio per ultimi, sperando non arrivino ultimi, Luca Barbarossa e Mario Biondi. Luca con una reinvenzione del repertorio romanesco, “Passame er sale”. E la vita. Mario con una ballad jazz, “Rivederti”, che cita gli anni Capitol del mitico arrangiatore Nelson Riddle (Sinatra) e quelli Rai di Gianni Ferrio (Mina). Il pubblico generalista potrebbe non capirlo.

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