Celebrare l'amore tra storia e leggenda
Celebrare l'amore tra storia e leggenda

Il 14 febbraio 273 San Valentino da Terni morì sfiorando i cent'anni di vita: era nato nel 176. In quel momento ignorava che sarebbe stato ricordato non tanto per la propria longevità, quanto piuttosto per l'indelebile legame con gli innamorati e la loro festa. È anche protettore degli epilettici, ma pure questo fatto è oscurato dall'amore. Come siamo arrivati a un tale risultato? E cosa c'entrano i Lupercali della tradizione romana? Proviamo a fare un po' di chiarezza sulla storia e la leggenda di Valentino.

Il menù degli innamorati fa il giro del mondo

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Chi era San Valentino

Esistono poche certezze sulla vita di San Valentino: sappiamo che è nato nell'allora Interamna Nahars, cittadina che molto tempo dopo assumerà il nome di Terni. Poi sappiamo che è stato vescovo e che è morto a Roma, dopo essere stato torturato e infine decapitato. Il primo documento ufficiale che parla di lui è il 'Martirologio geronimiano', un catalogo di martiri cristiani compilato nel V secolo. Ma a partire da questo momento inizia la sua agiografia e quindi l'impossibilità di sapere se ciò che viene detto sul suo conto è un fatto reale, oppure esagerato, o addirittura del tutto inventato.

Gli studiosi ritengono che non c'è modo di stabilire quando e come è nata l'associazione tra Valentino e l'amore romantico e che quasi certamente si è formata molto dopo la sua morte. In ogni caso, a mo' di curiosità, segnaliamo che una delle più famose leggende racconta che regalò a una giovane povera la dote necessaria al matrimonio, in questo modo rendendolo possibile (niente dote, niente nozze) e di conseguenza salvandola dalla perdizione. Insomma, un atto di generosità, o se vogliamo d'amore nel senso più ampio del termine, finalizzato al trionfo dell'amore come legame benedetto da un sacramento.
 


Dai Lupercali al matrimonio

Probabilmente accogliendo alcuni elementi dell'agiografia di San Valentino, nel 496 d.C. papa Gelasio I decise di istituire una festività religiosa espressamente dedicata agli innamorati. L'idea era di sovrapporla a una festa romana preesistente, i Lupercali: si trattava di celebrazioni dall'origine molto antica e legate al ciclo naturale della morte e della rinascita, dunque al passaggio fra inverno e primavera. Nel corso del tempo i Lupercali assunsero anche connotazioni sociali e politiche, comprendendo un sovvertimento o addirittura una temporanea distruzione dell'ordine costituito in modo che quel medesimo ordine potesse rinascere purificato.

Alcuni aspetti di questa tradizione romana sfociarono nel Carnevale, ma in questa sede ci interessa parlare degli innamorati. Ebbene, tra le varie cose che accadevano durante i Lupercali c'era un rito di fertilità in base al quale giovani nudi percuotevano con fascine di rami le fanciulle della comunità: lo facevano in pubblico, in mezzo alla strada o alla piazza, allo scopo di propiziarne la fertilità. Non è chiaro se, in onore del dio agreste Fauno-Luperco, l'amore carnale fosse almeno in parte un elemento del rito, o magari un corollario tollerato. In ogni caso, già nel tardo impero romano i Lupercali erano guardati con sospetto: l'arrivo dei papi cristiani completò il cerchio. Gelasio I decise dunque di sovrapporre alla celebrazione dell'amore sensuale una festa dedicata all'amore romantico, privo di espliciti riferimenti alla sessualità, a meno di non intenderla come riproduzione all'interno del vincolo matrimoniale. Nel corso dei secoli successivi, la connotazione romantica ha preso il sopravvento su quella relativa a un'unione consacrata e oggi fare un regalo alla persona amata non implica necessariamente un fidanzamento.