Samuel Peron a Ballando con le stelle
Samuel Peron a Ballando con le stelle
"Sì, anch’io sono stato vittima dei bulli. Abitavo a Marostica dove sono nato, allora un paesetto vicentino di diecimila persone, famoso per la partita a scacchi viventi e poco più. Ero un bambino molto timido. Preso di mira dai compagni di scuola perché amavo la danza: mi chiamavano ricchione, frocio. A quell’età la cattiveria è una ferita che ti resta dentro. Volevo smettere di studiare, i miei mi hanno convinto: tieni duro, ragiona, alla fine vincerai tu. C’è voluto tempo per uscire dalla trappola". Provateci adesso. Adesso che Samuel Peron, 38 anni, la superstar di Ballando con le stelle, porta addosso 75 chili di puro muscolo sull’1,87 di altezza. Meglio di no, meglio lasciar perdere. Lui però non ha dimenticato. E pensa a quanti vivono oggi la sua stessa esperienza, perché non succeda più. Qual è stato il suo impegno? "Ho portato un progetto educativo nelle scuole. Attraverso il ballo lanciavo messaggi semplici, in una zona tristemene nota per le stragi del sabato sera: no a droga, alcol e tabacco. No alla violenza. Rispetto dell’altro, specie se sei maschio ed esci con una ragazza. Rispetto per i gay. Rispetto per la diversità di chi ha un handicap....

"Sì, anch’io sono stato vittima dei bulli. Abitavo a Marostica dove sono nato, allora un paesetto vicentino di diecimila persone, famoso per la partita a scacchi viventi e poco più. Ero un bambino molto timido. Preso di mira dai compagni di scuola perché amavo la danza: mi chiamavano ricchione, frocio. A quell’età la cattiveria è una ferita che ti resta dentro. Volevo smettere di studiare, i miei mi hanno convinto: tieni duro, ragiona, alla fine vincerai tu. C’è voluto tempo per uscire dalla trappola". Provateci adesso. Adesso che Samuel Peron, 38 anni, la superstar di Ballando con le stelle, porta addosso 75 chili di puro muscolo sull’1,87 di altezza. Meglio di no, meglio lasciar perdere. Lui però non ha dimenticato. E pensa a quanti vivono oggi la sua stessa esperienza, perché non succeda più.

Qual è stato il suo impegno?

"Ho portato un progetto educativo nelle scuole. Attraverso il ballo lanciavo messaggi semplici, in una zona tristemene nota per le stragi del sabato sera: no a droga, alcol e tabacco. No alla violenza. Rispetto dell’altro, specie se sei maschio ed esci con una ragazza. Rispetto per i gay. Rispetto per la diversità di chi ha un handicap. Rispetto per chi non la pensa come te".

Ha funzionato?

"Eccome. È durata dieci anni, coinvolgendo istituti di tre regioni: un’ora e mezza a settimana per tre mesi, occhi negli occhi con le classi. Alla fine del corso una gara di ballo fra le scuole. I ragazzi hanno capito. E ho capito anch’io tante cose a contatto con loro. A un certo punto però i fondi sono finiti: capitolo chiuso, in Italia va così".

Lei non è proprio un tipo banale: diploma di designer, laurea in Scienze motorie, insegnante in un’accademia di danza, scrittore. Ora inviato a Buongiorno Benessere in tv il sabato mattina.

"Ma rimango un ballerino. La mia passione, il mio fuoco. Ho cominciato a quattro anni per superare i complessi, spinto da mamma e papà che si erano conosciuti proprio in una balera. Non è stato facile abbattere il muro ma dovevo farcela. Non mi sono più fermato".

Tecnica, stile, eleganza, fluidità, leggerezza, forza: è un piacere vederla in pista. Come fa?

"C’è tanto lavoro dietro, tanto studio quotidiano. La gente non immagina. Mi ha aiutato avere una base sportiva: giocavo a basket e facevo triathlon. Corro tutti giorni. Corpo e mente vanno insieme".

È salito presto alla ribalta?

"A 9 anni ero tra i baby ballerini nel Circo di Cristina D’Avena, a 10 ho partecipato a Bravo Bravissimo presentato da Mike. La mia prima rivincita sui bulli".

Un bambino timido ma prodigio?

"Mi sono specchiato nel film Billy Elliot, l’ho visto così tante volte. Al provino Billy, umiliato in paese perché preferisce il pliè alla boxe, spiega agli esaminatori cos’ha dentro. Quando ballo, dice, divento elettricità, energia. Ho i brividi davanti a quella scena, è la mia".

Anche adesso?

"È così. Entro in una bolla e le paure diventano potenza. Riesco a trasmettere quello che sono veramente".

Perché il pubblico a casa stravede per Ballando?

"Da Nord a Sud, in Italia danzano tutti. Le scuole sfornano talenti che sempre più vengono reclutati all’estero, una fuga di caviglie dopo quella dei cervelli. Liscio, standard, latino-americano, moderna, contemporanea, il ballo da noi è popolare come il calcio. Il programma ha scoperchiato il vaso di Pandora: è un contenitore di emozioni, si basa sull’identificazione con il personaggio preferito".

E poi c’è la giuria che fa pensare al Processo di Biscardi.

"Guardando la trasmissione da casa, bloccato com’ero dal Covid, ho capito che Il tribunale del dopo ballo è fondamentale quanto l’esibizione. Non importa che sia coerente, anzi. Ogni giurato la vede a modo suo e così crea la discussione. Ma non è una dinamica studiata a tavolino".

Vuole dare lei i voti alla giuria? Partiamo da Ivan Zazzaroni.

"Gli do un 7 scarso. Vorrebbe essere un tecnico, si sente ballerino dentro. Ma a volte non ci azzecca proprio".

Canino?

"Fabio vale 8 e mezzo. Ha cultura artistica e premia la performance che più lo emoziona. A tutto tondo".

Veniamo a Carolyn Smith?

"È l’intransigente sacerdotessa dell’ortodossia nella danza. Il mio voto è 10".

Cosa pensa della Lucarelli?

"Selvaggia polemista vale il voto massimo, è un martello. Ha un difetto però: è permalosa e questo le fa perdere lucidità nei giudizi. Il totale per me fa 7".

Chiudiamo con Guillermo Mariotto.

"È una vecchia volpe rossa, un istrione. Scoraggia il concorrente, gli dice che balla da cani, poi coglie l’uva e la mangia lui. Un furbo da 8".

Come sarebbe Ballando senza Milly Carlucci?

"Semplicemente impossibile. È una stakanovista, vuole sapere tutto di tutti in ogni momento. Fa lei le coppie. È il timoniere di una nave pirata, con il suo eterno sorriso".

I due migliori ballerini di sempre?

"Marco Del Vecchio, il calciatore della Roma. E tra le donne ho ammirato Anna Oxa, compagna fantastica: mi ha dato più di quanto io abbia dato a lei".

Il personaggio a sorpresa stavolta è stato Costantino della Gherardesca.

"In pista è rigido come un mattoncino Lego o un mobile Ikea, comunque lo monti il risultato è lo stesso. Ma è stato l’eroe social, il beniamino del pubblico a casa, lo stratega della comunicazione. Nessuno prima aveva osato giudicare i giudici: lui li ha bocciati. Ha il merito di aver reso il programma diverso".

Alla fine hanno vinto i migliori?

"Sì. Avrebbe meritato anche il pugile Scardina, ha sbagliato a sfidare Gilles Rocca. Ma il livello stavolta era alto anche tra gli sconfitti. Mi è dispiaciuto per Lina Sastri, molto sottovalutata e artista vera. Come Tullio Solenghi, del resto".

Vista dal backstage: è vera la love story tra Todaro e la Isoardi?

"Non ci credo. Raimondo fa così, ha sempre partner giovani e belle e le corteggia regolarmente".

A lei non capita la stessa fortuna: è un maestro ma ha vinto solo una volta su 14 edizioni...

"Spero che Milly se ne ricordi il prossimo anno, quando verrà il momento di dare le carte".