Salvatore Esposito, Genny in Gomorra (Ansa)
Salvatore Esposito, Genny in Gomorra (Ansa)
Ha festeggiato questi giorni con un premio, Salvatore Esposito. Da anni, per milioni di spettatori, Salvatore è Genny Savastano: il protagonista potente e vulnerabile, grintoso e fragile, tenero e violento di una serie dal successo epocale: Gomorra. Ma Salvatore non è solo quello. È riuscito a imporsi anche in una serie televisiva americana: nella quarta stagione di Fargo, ispirata al cultmovie dei fratelli Coen, e definita "sublime" dai critici americani, Salvatore è uno dei protagonisti. E ha conquistato anche la critica italiana, con la sua...

Ha festeggiato questi giorni con un premio, Salvatore Esposito. Da anni, per milioni di spettatori, Salvatore è Genny Savastano: il protagonista potente e vulnerabile, grintoso e fragile, tenero e violento di una serie dal successo epocale: Gomorra. Ma Salvatore non è solo quello. È riuscito a imporsi anche in una serie televisiva americana: nella quarta stagione di Fargo, ispirata al cultmovie dei fratelli Coen, e definita "sublime" dai critici americani, Salvatore è uno dei protagonisti. E ha conquistato anche la critica italiana, con la sua interpretazione in Spaccapietre dei fratelli De Serio, applaudito quest’anno a Venezia alle Giornate degli autori. L’altro ieri, Esposito ha ricevuto il Capri Worldwide Award, premio destinato agli attori che si sono saputi imporre nel panorama internazionale, nell’ambito del festival Capri, Hollywood. Salvatore è a Napoli, impegnato nelle riprese – spesso in notturna – della quinta, ultima stagione di Gomorra.

Salvatore, che significato assume il premio, in questo momento del suo percorso?

"Un punto di arrivo, e insieme di partenza. Di arrivo, perché io ho sempre sognato di fare l’attore: io vengo dalla provincia, vengo dalla strada, e che ce la facessi non era affatto scontato. Ma è anche un punto di partenza: devo lavorare ancora molto".

Dovesse indicare i suoi punti di riferimento, chi nominerebbe?

"Io sono cresciuto a pane e Totò, come molti napoletani. Ma se penso alla parola attore, a tutto quello che puoi mettere dentro un gesto o uno sguardo, penso a Mastroianni e a Volonté".

Dopo Gomorra, anche in America si sono accorti di lei.

"È stata un’esperienza enorme, di maturità anche personale: sono stato un anno a Chicago: ho vissuto il lockdown negli Usa. L’inverno a Chicago può essere un’esperienza impegnativa, quando le temperature arrivano a meno 30: ma ho scoperto anche una città meravigliosa, una New York più pulita e più bella. E tanti maestri che non avrei mai immaginato di incontrare".

Con chi è entrato in contatto?

"Con registi che sono miei miti: George Ridley Scott o Steven Spielberg, o Todd Phillips, il regista di Joker".

Con Fargo ha strappato il primo ticket per gli Stati Uniti. Qual è, ora, il suo sogno?

"Vorrei crescere. Vorrei capire che cosa posso dare con un regista internazionale di livello. Certo, si pensa sempre ai grandi nomi: Coppola, Scorsese, Tarantino. Ma l’importante sarebbe lavorare su di me, tirare fuori il meglio".

Che cosa augura ai lettori?

"Vorrei che tutti, l’anno prossimo, potessimo tornare presto ad abbracciarci, ad avere quella libertà di contatto che prima ci sembrava così naturale. E auguro al cinema di riaprire, e tornare a essere quello che è sempre stato. Per gli spettatori che hanno bisogno di quel rito collettivo e per i lavoratori del cinema, che hanno bisogno di respirare".