di Nicola Palma Non era mai successo prima. Neppure ai tempi della Seconda guerra mondiale, quando l’inaugurazione della stagione lirica non si tenne alla Scala per i gravi danni provocati dai bombardamenti. E dal 1951, anno in cui Victor De Sabata spostò il debutto del cartellone dal 26 al 7 dicembre, la Prima di Sant’Ambrogio è sempre andata in scena, con la sua aura di magia e l’immancabile corollario di lustrini, red carpet, mondanità e proteste di piazza. Tutto cancellato dalla pandemia. Ieri il Consiglio d’amministrazione del Piermarini, come si legge in una nota, "ha preso atto che nell’attuale quadro epidemiologico e normativo non sussistono le condizioni per provare e realizzare una...

di Nicola Palma

Non era mai successo prima. Neppure ai tempi della Seconda guerra mondiale, quando l’inaugurazione della stagione lirica non si tenne alla Scala per i gravi danni provocati dai bombardamenti. E dal 1951, anno in cui Victor De Sabata spostò il debutto del cartellone dal 26 al 7 dicembre, la Prima di Sant’Ambrogio è sempre andata in scena, con la sua aura di magia e l’immancabile corollario di lustrini, red carpet, mondanità e proteste di piazza. Tutto cancellato dalla pandemia.

Ieri il Consiglio d’amministrazione del Piermarini, come si legge in una nota, "ha preso atto che nell’attuale quadro epidemiologico e normativo non sussistono le condizioni per provare e realizzare una produzione aperta al pubblico e del livello e con le caratteristiche richieste per un’inaugurazione di stagione". In sintesi: "Le rappresentazioni di Lucia di Lammermoor previste per il 7 dicembre e per i giorni seguenti sono quindi rinviate". La decisione era nell’aria da diversi giorni, resa quasi inevitabile dall’imminente lockdown in Lombardia e dai focolai di contagio che si sono sviluppati recentemente soprattutto tra i coristi. Il management del teatro ha provato in tutti i modi a salvare la grande vetrina internazionale, nonostante la quasi certa assenza di spettatori, ma alla fine ha dovuto prendere atto della situazione e ripiegare su un piano B, sempre che si possa mettere in atto. Stando a quanto risulta, a pesare sulla scelta sono stati proprio i casi di positività tra i cantanti (21 accertati con tampone e altrettanti a casa con sintomi da Coronavirus): impossibile preparare alla Scala uno spettacolo che prevede la presenza di una sessantina di coristi, con tutte le incognite legate ai tempi di recupero degli infettati e alle condizioni di sicurezza per artisti che si esibiscono giocoforza senza mascherina (come i fiati dell’orchestra, non a caso la sezione più colpita dell’ensemble di via Filodrammatici).

"È stato richiesto al sovrintendente e direttore artistico Dominique Meyer di approfondire la sua proposta per una soluzione alternativa di alta qualità per la serata del 7 dicembre – si legge ancora nel comunicato-resoconto della riunione del Cda –. Non ritenendo di poter avere pubblico in teatro, si cercherà una formula per raggiungere una platea la più ampia possibile". L’idea è quella di organizzare una sorta di Gran Galà del canto, con Chailly e i migliori interpreti della scena mondiale: a cominciare da Lisette Oropesa e Juan Diego Flórez, già ingaggiati per Lucia di Lammermoor, e proseguendo con altri big internazionali della musica. Oltre alla mission dichiarata di preservare Sant’Ambrogio per lanciare un segnale di speranza di portata planetaria al mondo della cultura in crisi, la Scala, alle prese con gravi perdite economiche, ha la necessità di onorare il contratto con la Rai per la diretta tv della Prima, che quest’anno acquisterà un valore decisamente più importante rispetto alle altre volte. Ed è per questo che anche il Concerto di Natale dovrebbe svolgersi regolarmente, seppur a porte chiuse e a ranghi ridotti.

"Siamo d’accordo con la decisione del Cda di rinunciare all’opera – fa sapere il delegato Slc-Cgil Paolo Puglisi –. La priorità resta la salvaguardia dei lavoratori". A tal proposito, già oggi vertici del Piermarini e rappresentanti sindacali potrebbero tornare a parlarsi (in videoconferenza) per discutere delle prossime mosse: l’ipotesi più plausibile è che si rifaccia ricorso al Fis, il fondo integrativo salariale, per compensare l’assenza forzata dal lavoro.