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10 giu 2022

Rudolf, il primo ebreo che evase dal lager

Ricostruita la storia del ragazzo che riuscì a fuggire da Auschwitz: "Devo raccontare l’orrore". Aveva solo 19 anni e salvò 200mila persone

10 giu 2022
silvia gigli
Magazine
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64
Rudolf Vrba, a destra, prima di testimoniare contro i nazisti a Francoforte, nel ’64

di Silvia Gigli La fortuna. Per molti sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti è stata fondamentale. Certo, la resilienza, la tenuta fisica e psichica giocarono un ruolo importante. Ma, davanti alla follia hitleriana solo la fortuna poteva sconfiggere l’orrore. È ciò che capitò a Rudolf Vrba, il primo ebreo a fuggire da Auschwitz insieme al suo compagno Fred Wetzler. Rudolf aveva 19 anni. La sua storia è sorprendente. In vita non ha avuto la considerazione che avrebbe meritato, così lo scrittore Jonathan Freedland ha deciso di raccontare la sua epopea nel libro L’artista della fuga, con l’intento di porlo al pari di Anna Frank, Oskar Schindler e Primo Levi. Rudolf Vrba non era il suo vero nome. Si chiamava Walter Rosemberg, nato l’11 settembre del ’24 e cresciuto in Slovacchia. Si diede un nuovo nome, verso la fine della guerra, come forma di difesa. Espulso dalla scuola a 14 anni perché ebreo, conosceva diverse lingue – tedesco, ceco, slovacco, ungherese – e questo gli tornò utile. Fuggì in Ungheria ma fu arrestato; scappò da un campo di transito e fu nuovamente arrestato. Nel giugno 1942 arrivò ad Auschwitz. Pensava alla cifra tatuate sul suo braccio – 44070 – come a un numero fortunato perché aveva avuto un lavoro meno oneroso degli altri internati, la verniciatura di sci per le truppe tedesche; all’ultimo minuto si salvò dalla strage di 746 uomini del campo giustiziati durante un’epidemia di tifo. Il più fortunato di tutti, insomma, tanto che fu mandato in un dipartimento d’élite, ovvero nel campo noto come Kanada, dove si smistavano i vestiti, i bagagli e gli oggetti di valore di chi finiva nelle camere a gas. Il lavoro qui era meticoloso; anche i tubetti di dentifricio venivano spremuti nel caso in cui ci fossero dentro dei diamanti. I prigionieri potevano trovare ...

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