Carlo Cracco e Fabio Rovazzi (Ansa)
Carlo Cracco e Fabio Rovazzi (Ansa)

Milano, 12 luglio 2018 - Uno, due, tre, quattro, Pippo Baudo! La formula segreta utilizzata da Fabio Rovazzi per sgattaiolare nel misterioso caveau in cui giacciono sotto spirito i migliori talenti della canzone italiana avrebbe meritato, forse, una punta in più di fantasia. Eppure nella narrazione del suo nuovo kolossal formato videoclip 'Faccio quel che voglio', in visione da domani, ha l’effetto di quella digitata nei film da James Bond sulla porta del laboratorio dell’odiato Blofeld. Già, perché nell’immaginario rovazziano la musica liquida non è tanto quella del web, quanto il plasma azzurrino contenuto in alcune boccette sottochiave e gli effetti del furto che ne consegue degni di un thriller della saga dal doppio zero o di un capitolo di 'Mission: impossible'. 
 
Gli 11 dischi di platino conquistati finora dall’eroe di 'Andiamo a comandare' con soli tre singoli, infatti, hanno finito con lo spostare sempre più i suoi cliccatissimi clip sul versante cinematografico, dando vita a dei veri e propri 'corti' affollati di ospiti speciali. E il film abbinato a questa quarta fatica della popstar beneducata non sembra fare eccezione, rilanciando sul piatto della popolarità con uno stuolo di soliti noti che va dall’ormai irrinunciabile Gianni Morandi a Fabio Volo, Rita Pavone, Al Bano, Roberto Pedicini e perfino Flavio Briatore col suo inappellabile «sei fuori!».
L’escamotage chimico ideato da Rovazzi per sfuggire ai poco raccomandabili custodi dei talenti liquefatti sta, infatti, in una pillolina che gli cambia le sembianze, consentendogli di trasformarsi in Carlo Cracco per passare sotto il naso del custode del caveau Massimo Boldi o in Diletta Leotta per depistare un inseguimento in motoscafo. «Mi è piaciuto far interpretare a tutti questi personaggi se stessi, ma in ruoli decontestualizzarti rispetto a quelli con cui li conosce il grande pubblico - spiega Rovazzi -. Cracco, ad esempio, ha una parlata lenta, cadenzata, per questo sentirlo rappare con la mia voce coglie un effetto immediato». 
 
Eros Ramazzotti chiede a Rovazzi di avere indietro il suo talento con una bella punta d’autoironia. “Non ti serve la mia voce, ti basta usare questa” dice porgendogli una molletta da panni per scherzare sul suo tono nasale. Oltre al set, affollata pure la sala di registrazione, dove Rovazzi ha registrato 'Faccio quel che voglio' con gli interventi di Al Bano, Emma e Nek. «Al Bano l’ho conosciuto sotto al palco di un concerto di Justin Bieber e Martin Garrix; è una specie di robot, capace di arrivare a toccare note illegali». 
 
Certo, fa effetto vedere un video di Fabio senza Fedez e J-Ax, ma i dissapori all’interno di quello che per tre anni è stato il collettivo d’oro del pop italico sono noti. «Sarò sempre grato a Fedez per quello che mi ha dato» assicura lui. «Le amicizie nascono, corrono, e a volte inciampano, ma spero che i rapporti si risanino col tempo». Il minimo sindacale, soppesato con attenzione. Più in là non si spinge. 
Accattivante, elettronico e ballabilissimo, il pezzo scritto da Rovazzi in collaborazione con Danti, Sissa e Simon Sayssi («squadra vincente non si cambia») lascia un po’ il tempo che trova. Ma il surplus produttivo del video rende la cosa quasi un dettaglio. «Dopo l’esperienza d’attore ne ‘Il vegetale’ di Gennaro Nunziante, il prossimo step potrebbe essere quello di girare un film tutto mio» anticipa. Intanto la scritta finale “to be continued” preannuncia l’arrivo in autunno di un secondo capitolo. Anzi, di un terzo considerando il morandiano “Volare” come l’avvio di una trilogia.