"Sono salita sul palco senza rendermi conto fino in fondo di quel che facevo. Avevo 18 anni, e poi 20. Non ero stupida, ingenua magari. Acerba senz’altro. Non sono una santa, cantavo davanti al pubbico: parole che pesavano. C’è voluto il coraggio dell’incoscienza". Mezzo secolo dopo, Rosanna Fratello è tornata. A 69 anni la sua bellezza è ancora tutta lì. La voglia di raccontarsi pure. Ha lasciato il segno nel cinema con Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo, che le è valso da esordiente il Nastro d’argento nel ‘71. Ha detto no a Coppola che la voleva nell’ultimo Padrino. È stata showgirl del sabato sera con Bramieri, Gaber e la Colli in Noi qui. Ha ricevuto un mazzo di rose da Mina e i complimenti di Maria Callas e Mario Del Monaco nel ‘70 a Sanremo. E ora sorride rievocando il tempo in cui lei, ragazza del Sud, sfidò tabù e convenzioni in due memorabili dirette Rai. Perché con il suo stile discreto è stata la prima femminista della musica leggera italiana. Un passo indietro. Inizio anni ‘70, il movimento di liberazione della donna scende in piazza. Lotta per il divorzio e il diritto all’aborto. Fufi Sonnino lancia Tango della femminista, canto ribelle come Donna circo, il disco perduto di Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino. Ma in qualche modo, l’onda della protesta arriva anche a Sanremo e...

"Sono salita sul palco senza rendermi conto fino in fondo di quel che facevo. Avevo 18 anni, e poi 20. Non ero stupida, ingenua magari. Acerba senz’altro. Non sono una santa, cantavo davanti al pubbico: parole che pesavano. C’è voluto il coraggio dell’incoscienza".

Mezzo secolo dopo, Rosanna Fratello è tornata. A 69 anni la sua bellezza è ancora tutta lì. La voglia di raccontarsi pure. Ha lasciato il segno nel cinema con Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo, che le è valso da esordiente il Nastro d’argento nel ‘71. Ha detto no a Coppola che la voleva nell’ultimo Padrino. È stata showgirl del sabato sera con Bramieri, Gaber e la Colli in Noi qui. Ha ricevuto un mazzo di rose da Mina e i complimenti di Maria Callas e Mario Del Monaco nel ‘70 a Sanremo. E ora sorride rievocando il tempo in cui lei, ragazza del Sud, sfidò tabù e convenzioni in due memorabili dirette Rai. Perché con il suo stile discreto è stata la prima femminista della musica leggera italiana.

Un passo indietro. Inizio anni ‘70, il movimento di liberazione della donna scende in piazza. Lotta per il divorzio e il diritto all’aborto. Fufi Sonnino lancia Tango della femminista, canto ribelle come Donna circo, il disco perduto di Gianfranca Montedoro e Paola Pallottino. Ma in qualche modo, l’onda della protesta arriva anche a Sanremo e dintorni: la rima cuore-amore resta dominante, eppure qualcosa si muove nel 1969. Merito di una adolescente languida con i capelli lunghi e gli occhi scuri, arrivata a Milano da San Severo nelle Puglie.

Com’è cominciato il lungo viaggio?

"Vengo da una famiglia benestante, mio nonno era un latifondista che morì travolto dalla trebbiatrice. Da allora tutto è andato storto. I miei furono costretti a vendere i terreni e avevano deciso di emigrare in Brasile. All’ultimo momento facemmo rotta sulla Lombardia. Io ero la quarta di cinque figli".

Uno dei fratelli è stato fondamentale per la sua carriera.

"Giovanni aveva dieci anni più di me: è stato lui a credere in quella ragazzina che ha mollato la scuola perché voleva cantare e ballare. Guadagnavo qualche lira al cinema Colosseo di Milano, che tre sere alla settimana diventava balera: con i soldi pagavo le lezioni di canto. Nel frattempo mio fratello mi accompagnava ai concorsi musicali".

Con successo?

"Fui premiata Reginella della canzone a Piacenza, davanti a cento concorrenti. Una svolta. Presentava Pippo Baudo, in platea c’erano i più importanti discografici. Così ho avuto il primo contratto".

E da lì?

"Un colpo di fortuna. Fui subito chiamata a Sanremo a sostituire Anna Identici. Ero una diciottenne che non aveva ancora inciso un disco suo, solo cover".

Come andò?

"La canzone non era granché. Però sono piaciuta io, la mora della porta accanto, semplice ma elegante. Il mio distintivo e una realtà di fatto".

Cominciò a volare?

"Cantavo a Sanremo e la sera dopo mi esibivo a Le Roi di Torino davanti a duemila persone. Capii che ce l’avevo fatta".

Il bello stava per arrivare?

"Disco per l’Estate, poi la Mostra di Venezia. E lì vinsi la Gondola d’argento con una canzone che avrebbe fatto storia".

Finalmente ci siamo.

"Avevo conosciuto Giorgio e Paolo Conte, che mi consegnarono un brano splendido: Non sono Maddalena. Melodia folk, testo innovativo".

Innovativo? Anche di più. Lei cantava: per te son come una santa, ma non può restare sempre sola chi da sola resistere non sa.

"Beh, è vero. Ammettevo di essere peccatrice come un uomo, e soprattutto di non essere pentita. E neppure rea confessa davanti al fidanzato: gli dirò... io non gli dirò niente. Una rivoluzione".

Un cazzotto agli stereotipi maschilisti. Intanto preparava il colpo del ko?

"Accadde nel ’71, quando a Canzonissima presentai Sono una donna, non sono una santa. Non c’era una strategia dietro. Anzi, quella canzone mi piaceva ma non volevo cantarla: la sentivo un azzardo. Seppi più tardi che Testa e Sciorilli l’avevano offerta a Cinquetti e Zanicchi".

Chi la convinse?

"Mara Maionchi, alla sua maniera. Disse: sei matta, non capisci niente, una canzone così durerà mille anni. Aveva ragione".

Fu un boom annunciato?

"Già dal titolo. I negozi di dischi aveva prenotato montagne di copie a scatola chiusa. Il 45 giri salì in un attimo al primo posto nella hit parade".

Gli ingredienti c’erano tutti: se Gigliola Cinquetti nel ‘64 non aveva l’età per amare, sette anni dopo Rosanna cantava il desiderio di abbandonarsi alla passione.

"Era una dichiarazione esplicita e anticonvenzionale. Il corpo della donna, l’amore che stuzzica il cuore e non solo quello. E il ritornello: tu lo sai che non sono una santa. Mica poco per una ragazza meridionale. Il pubblico ha premiato il mio modo di lanciare in punta di piedi un messaggio forte: per trovare qualcosa del genere dobbiamo arrivare a Patty Pravo con Pensiero stupendo, sette anni dopo.

Reazioni in famiglia?

"Mio padre era un uomo severo e tradizionalista. Accettò suo malgrado".

Accettò anche i pettegolezzi su di lei e Ranieri?

"Massimo è stato sempre un pefetto gentiluomo. Il gossip era infondato".

La sua voce sensuale colpì più l’immaginazione maschile o femminile?

"Ovvio che piacessi agli uomini. Ma ricevetti cataste di lettere di ragazze che mi ringraziavano per il coraggio, chiedevano consigli, volevano spezzare il lucchetto dei pregiudizi. Scrivevano: come faccio a spiegare a mio padre e mio fratello che non voglio rinunciare al sesso?".

Prese coscienza del cambiamento?

"Ci ho messo anni per maturare la consapevolezza che il personaggio acqua e sapone mi stava stretto. Sentivo il bisogno di esprimere quel che era nascosto dietro la riservatezza".

Nell’81 diede un altro colpo di acceleratore?

"Un doppio colpo. Cristiano Malgioglio scrisse per me Schiaffo, una canzone scandalosa e dirompente. Mi rimproverò: sei troppo seriosa, lasciati andare e la gente capirà. Lo seguii alla lettera con un servizio su Playboy".

Chi se lo sarebbe aspettato?

"Altre cantanti erano finite in copertina. Mi sono detta: perché io no? Avevo trent’anni, ho scansato i pudori mettendo a nudo la femminilità. Con grande finezza, però: solo mistero, allusione e una punta di malizia. Mio marito ha capito, anche se c’è stata maretta. Quel numero della rivista ha avuto tre ristampe".

È stato l’apice. Perché da quel momento è entrata nel circuito revival?

"Un errore che mi è costato caro. Dovevo ascoltare mia figlia Guendalina: mamma, sei giovane, tu lì non c’entri nulla".

Cos’è cambiato per una donna nella società di oggi?

"Per certi versi siamo ancora all’età della pietra, fragili davanti a uomini senz’anima. E’ ora che quelli intelligenti e sensibili abbattano il muro di prevaricazioni e violenze".