"Certo che posso andare a cavallo! Ho 86 anni ancora, almeno fino al 10 agosto. Purtroppo la mia adorata Stella, la cavalla che ho montato per decenni, è morta. Oggi monto Gioiello, un pony, un mezzo cavallo. Non è la stessa cosa". Se Rosanna Bonelli fosse stata ad Ankara al posto di Ursula von der Leyen, probabilmente sul sofà avrebbe fatto sedere Erdogan. Perché questa indomita signora che vive in una villa a Vagliagli, nel Chianti, e che nei tratti del viso ricorda Ruth Bader Ginsburg, la giudice della Corte Suprema protagonista di battaglie storiche in difesa delle donne, è l’unica ad aver rotto il soffitto di cristallo in un pezzo di universo rimasto rigorosamente maschilista per secoli: il Palio di Siena. È la sola fantina che ha corso in Piazza del Campo dal ’600 a oggi, il 16 agosto del 1957. La sua è una storia da film, letteralmente. Fu grazie al film ’La ragazza del Palio’, con Vittorio Gassman e Diana Dors, che lei riuscì a correre in Piazza? "Ho corso il Palio solo grazie al film – ammette Rosanna Bonelli – e furono i produttori a tirare fuori i soldi. Io ero riuscita a trovare un posto da comparsa e poi da controfigura di Diana Dors nelle scene a cavallo. Per lanciare in tutto il...

"Certo che posso andare a cavallo! Ho 86 anni ancora, almeno fino al 10 agosto. Purtroppo la mia adorata Stella, la cavalla che ho montato per decenni, è morta. Oggi monto Gioiello, un pony, un mezzo cavallo. Non è la stessa cosa". Se Rosanna Bonelli fosse stata ad Ankara al posto di Ursula von der Leyen, probabilmente sul sofà avrebbe fatto sedere Erdogan. Perché questa indomita signora che vive in una villa a Vagliagli, nel Chianti, e che nei tratti del viso ricorda Ruth Bader Ginsburg, la giudice della Corte Suprema protagonista di battaglie storiche in difesa delle donne, è l’unica ad aver rotto il soffitto di cristallo in un pezzo di universo rimasto rigorosamente maschilista per secoli: il Palio di Siena. È la sola fantina che ha corso in Piazza del Campo dal ’600 a oggi, il 16 agosto del 1957. La sua è una storia da film, letteralmente.

Fu grazie al film ’La ragazza del Palio’, con Vittorio Gassman e Diana Dors, che lei riuscì a correre in Piazza?

"Ho corso il Palio solo grazie al film – ammette Rosanna Bonelli – e furono i produttori a tirare fuori i soldi. Io ero riuscita a trovare un posto da comparsa e poi da controfigura di Diana Dors nelle scene a cavallo. Per lanciare in tutto il mondo la pellicola, la produzione pensò che la realtà doveva anticipare la storia. Il film avrebbe avuto più successo se una ragazza avesse davvero corso il Palio".

Non aveva paura di correre in Piazza del Campo?

"Macché, era il mio sogno sin da piccola. Io facevo i concorsi ippici, i cross country a Merano, saltavo siepi alte due metri e muretti. La foto di un mio salto a cavallo restò per mesi nella testata di un giornale altoatesino. Il problema fu trovare una Contrada che avesse il coraggio di farmi correre".

Non c’era mai stata una donna fantino nel Palio?

"Forse nel Cinquecento, nei Palii alla lunga. C’è la leggenda di Virginia che corse nel Drago nel 1581. Nel 1957 era tutta un’altra cosa. Mio zio, Umberto Bonelli, era capitano della Selva e telefonò agli altri capitani, chiedendo loro di non farmi correre. Per fortuna non riuscì a trovarli tutti".

Mario Masoni, capitano dell’Aquila, era al mare.

"Arrivarono prima quelli del film e gli offrirono tanti soldi perché prendesse me come fantina. L’Aquila aveva vinto l’anno prima, Masoni accettò l’offerta, dicendo ’tanto un fantino dovevo trovarlo’".

Raccontano che la produzione promise 3 milioni di lire.

"A me parlarono di 300mila lire, erano tanti soldi allora. Pensi che Ganascia, fantino che fece ’cappotto’ con la Tartuca, ebbe come regalo la camera da letto quando si sposò. I fantini prendevano poco, non come oggi che con qualche vittoria si comprano tenute nel Chianti".

Arriviamo al Palio d’agosto.

"L’Aquila ebbe in sorte Percina, una cavalla tranquilla, niente di speciale. Io vinsi due prove e quando, dopo aver vinto la provaccia, arrivò il momento della segnatura, la produzione del film insistette perché prendessi il soprannome di Diavola. Per me era bruttissimo, io volevo essere ’Rompicollo’, la protagonista dell’operetta scritta da mio padre Luigi, che ispirò il film di Zampa. Fu sempre Masoni che tagliò corto: ’senti, loro pagano, mettiamo Diavola e addio’. Fate come vi pare, risposi, a me interessa solo correre il Palio".

Come la trattarono gli altri fantini?

"Io davo loro del lei, a Vittorino tra i canapi dissi ’guardi, signor fantino, quel posto è mio’. Loro non mi rispondevano, non mi dicevano nulla".

Non fu imbarazzata a spogliarsi nell’Entrone e a indossare giubbetto e pantaloni dell’Aquila?

"Erano imbarazzati più loro. Io avevo dei jeans stretti, misi i pantaloni della contrada sopra quelli. Il regolamento prevedeva anche che mi perquisissero per vedere se indossavo qualcosa di proibito. Ma non c’erano vigilesse allora, quindi fecero finta di nulla".

Il suo Palio durò un giro e mezzo...

"Ma fu indimenticabile, con i brividi per la Piazza che urlava e poi il silenzio assordante quando fantini e cavalli entravano tra i canapi alla mossa. Sono caduta al secondo giro a San Martino, colpa della Lupa che mi ha spinto contro il colonnino. Voleva sorpassarmi all’esterno, che sciocchezza".

La copertina della ’Domenica del Corriere’ la ritrae mentre rischia di essere picchiata dai contradaioli della Torre...

"La Torre disse che le avevo fatto perdere il Palio, ma in verità Vittorino e il Nicchio erano avanti di almeno quattro colonnini. Mi presi un paio di ’nocchini’ da contradaioli della Torre, niente di più. La Domenica del Corriere parlò di intervento della forza pubblica e mi dipinse con i colori della Tartuca. Esagerarono".

Perché nessun’altra riuscì a seguire il suo esempio?

"Me lo sono sempre chiesto anch’io. Avevo rotto il soffitto di cristallo, ero convinta che tante ragazze avrebbero corso e vinto dopo di me. E invece ci fu solo una contessina che montò alla Tratta e si spaventò perché non riusciva a fermare il cavallo".

Le donne sono arrivate dappertutto, eccetto che in Piazza del Campo.

"Oggi è ancora più difficile, il Palio non è più un gioco, per questo mi piace meno. I fantini sono diventati esosi, sono professionisti. Ma dipende anche dal carattere delle donne. Io volevo correre il Palio, era il mio sogno. E mi sono ripresa il soprannome di Rompicollo, a Siena ha preso il posto di Diavola. Il mio libro si chiama Io Rompicollo ed è la storia di una donna che ama andare a cavallo, che girava per le strade di Siena con gli stivali sporchi di fango e la mantella scozzese comprata a Londra. Gli uomini si davano di gomito e uscivano dal Nannini per veder passare la Bonelli".

Cosa fece dopo quel Palio?

"Ho sposato un generale e sono la mamma di due figli. Ho continuato a gareggiare nei concorsi, ma mio marito cominciò ad annullare le iscrizioni, e allora smisi. Ho provato a correre ancora il Palio, ma il tetto di cristallo si era richiuso. Nessuno però mi toglierà quei momenti. Io sono l’unica fantina del Palio".

Ha ragione Borges: la vita di un uomo, per quanto lunga e complessa che sia, consta in realtà di un solo momento, quello in cui l’uomo sa per sempre chi è. Vale anche per Rosanna Bonelli, che volle essere Rompicollo.