Gianni Nazzaro (a destra), con Nada (67 anni) e Riccardo Del Turco, 81 anni
Gianni Nazzaro (a destra), con Nada (67 anni) e Riccardo Del Turco, 81 anni
di Marco Mangiarotti Amore. Sempre presente nelle canzoni e nella sua vita. Una dignitosa carriera di successo nel segno dell’amore, dal repertorio napoletano al pop, sempre presente nei titoli e nel sottotesto e nel testo anche della sua vita. Gianni Nazzaro, deceduto ieri al Gemelli di Roma a 72 anni, è stato il bel volto del pop italiano dagli anni ‘70 agli ‘80, fra Cantagiro e Sanremo, un bravo cantante da rotocalco, un credibile interprete del suo canzoniere napoletano, stilisticamente nella scia di Peppino Di Capri, con cui ha vinto un Festival di Napoli. Idolo di non solo giovani fan, vita perfetta per i giornali...

di Marco Mangiarotti

Amore. Sempre presente nelle canzoni e nella sua vita. Una dignitosa carriera di successo nel segno dell’amore, dal repertorio napoletano al pop, sempre presente nei titoli e nel sottotesto e nel testo anche della sua vita. Gianni Nazzaro, deceduto ieri al Gemelli di Roma a 72 anni, è stato il bel volto del pop italiano dagli anni ‘70 agli ‘80, fra Cantagiro e Sanremo, un bravo cantante da rotocalco, un credibile interprete del suo canzoniere napoletano, stilisticamente nella scia di Peppino Di Capri, con cui ha vinto un Festival di Napoli.

Idolo di non solo giovani fan, vita perfetta per i giornali rosa e Sorrisi, al fianco di Nada Ovcina, compagna e manager anche dopo la sua separazione, Gianni era un cantante vero. E oltre che per le etichette Kappaò e Fans, ha registrato anche per le grandi case discografiche italiane, Cgd, Cbs e Ricordi.

Mette il naso fuori Napoli a “Un disco per l’estate” del 1968 con Solo noi e lo vince nel 1972 con Quanto è bella lei e nel 1974 con Questo sì che è amore.

Non voglio innamorarmi mai (1972) e A modo mio (1974), scritta da Claudio Baglioni, sono esempi di un canzoniere costruito per un bello che sa comunque cantare. Mi sono innamorato di mia moglie, scritto da Daniele Pace, è il suo successo sanremese nel 1983. Che rimanda alle sue imitazioni giovanili di Adriano Celentano.

Ascoltandolo nel repertorio napoletano si avverte l’ambizione di una carriera leggera alla Ranieri, ma il paragone è impietoso, lui è un interprete di garbo e pop, non ha la dimensione teatrale e il pathos del rivale. E sarà proprio Massimo a portare alla vittoria di Sanremo nel 1988 Perdere l’amore, scartato l’anno prima nell’interpretazione di Nazzaro. Sopravvive alla fine di un mondo pop, dei rotocalchi popolari, alle vicende della sua relazione con Nada Ovicina, passando alla recitazione. Nel 1998 partecipa alla soap di Un posto al sole nel ruolo del padre di Serena Autieri, per poi rientrare nel cast nel 2009, dopo aver fatto anche Incantesimo.

La sua piccola rivincita è stata vincere con Perdere l’amore una puntata di “Tale e quale show” di Carlo Conti. La sua vita privata ha avuto spazio almeno quanto le sue canzoni. Gianni Nazzaro è stato legato per quasi tutta la vita a Nada Ovcina, che gli ha dato due figli, Giovanni Junior, nato nel 1973, e Giorgia, nata nel 1976. Dopo la separazione, ha avuto una storia con Catherine Frank, una ex indossatrice francese, da cui ha avuto due figli, Davide e Mattia. Nel 2016 ha riallacciato i rapporti con Nada Ovcina dopo un grave incidente in Francia, nel quale ha perso un rene e ha rischiato di rimanere paralizzato.

Melodico senza bisogno di avere un neo davanti, professionista al servizio di canzoni non sempre all’altezza, ma questo e anche di peggio passava allora il convento. Gli mancavano i muscoli e la potenza vocale di Al Bano e Reitano, il talento teatrale di Ranieri, lui aveva una bella voce e altro. Lo ricordo educato e gentile in un Sanremo a Mosca, disperato alla dogana perché gli avevano assicurato che avrebbe potuto portare in Italia delle splendide icone russe. Chiudo con la sua Reginella, che gli rende merito e onore.