Roman Polanski e la moglie Emmanuelle Seigner
Roman Polanski e la moglie Emmanuelle Seigner

Roma, 19 novembre 2019 - Alla Mostra del Cinema di Venezia ha vinto il Gran Premio della Giuria ma secondo molti avrebbe meritato il Leone d’oro. J’accuse, in Italia dal 21 novembre con il titolo L’ufficiale e la spia, è un film potente in cui Roman Polanski, 86 anni, ricostruisce con rigore e in modo avvincente il caso Dreyfus, il capitano dell’Esercito accusato di fornire informazioni alla Germania e il 5 gennaio 1895 degradato, condannato all’ergastolo per spionaggio e relegato nell’isola del Diavolo, nella Guyana francese. Una condanna su cui pesò molto il suo essere ebreo: solo dieci anni dopo venne riconosciuta l’infondatezza. 

Parlare di questo innocente ingiustamente perseguitato è per Polanski, come lui stesso ha detto, un modo per parlare anche di sé, che ancora deve fare i conti con l’accusa di avere avuto rapporti, nel 1977, a Los Angeles, con una minorenne, Samantha Geimer. E a quella, si è aggiunta di recente un’altra accusa, fatta dalla ex attrice Valentine Monnier, che proprio alla vigilia della presentazione a Parigi del film, ha denunciato uno stupro che avrebbe subito da Polanski 44 anni fa. Considerato latitante dagli Usa, Polanski anche in Italia rischierebbe l’estradizione. A presentare il film a Roma è venuta l’affascinante moglie del regista franco-polacco, l’attrice Emmanuelle Seigner, sorridente e disponibile, che fa un piccolo ruolo in questo film quasi tutto al maschile, con Jean Dujardin che interpreta Georges Picquart , l’ufficiale che si batte per fare emergere la verità, mentre Louis Garrel è Alfred Dreyfus.

Seigner, una vicenda che risale all’Ottocento ma che ha molto da dire anche oggi?

"Malgrado tutti i progressi tecnologici, nulla è cambiato e purtroppo nulla mai cambierà ed è per questa ragione che questo film è importante, soprattutto per i giovani. Non sarà un caso che in cinque giorni è stato visto da quattrocentomila persone. Non solo perché è un bel film ma perché probabilmente la gente si riconosce nelle cose di cui parla e sente che è un film profondo".

Antisemitismo: com’è ora la situazione in Francia?

"Sono la moglie di un ebreo e ho due figli: anche se io non sono ebrea, i miei figli per metà lo sono. Sabato scorso, durante una manifestazione dei gilet gialli a Parigi, è stata distrutta la targa commemorativa del maresciallo Juin, un grande antinazista. L’antisemitismo è molto presente in Francia ma c’è anche razzismo. L’ha già detto Camus con Lo straniero: soprattutto durante un periodo di crisi economica, si ha paura dello straniero che si pensa possa venire a casa nostra a prendere le nostre cose. Purtroppo è sempre stato così e continuerà ad esserlo".

Cosa pensa del #MeeToo? 

"Porta avanti una battaglia giusta ma il problema delle molestie non è al cinema. Pensiamo alle donne che lavorano in un supermercato e magari vengono molestate dal proprietario. Le donne che lavorano nel cinema sono generalmente molto ben protette".

Cosa significa oggi essere femminista?

"Io sono femminista da sempre. Però, detto questo, adoro gli uomini e penso che gli uomini debbano restare uomini e le donne debbano restare donne".

C’è un personaggio che le piacerebbe interpretare diretta da Polanski?

"Lui ha le sue idee e non potrei mai convincerlo, ma nemmeno lo vorrei".

Sei film insieme e trent’anni di matrimonio. Cosa ha imparato da lui, trentatré anni più grande di lei?

"Come attrice ho imparato molto perché è un regista estremamente esigente. Però ho imparato tanto anche con altri registi. Ma come donna non ho mai voluto dipendere da un uomo. È mio marito e lo amo ma non sono una professional wife. Non è il mio maestro e padrone. Sono estremamente indipendente e libera. Diciamo che forse è più lui che impara da me".

Stranamente il suo personaggio nel film si chiama Monnier, come la ex attrice che nei giorni scorsi ha detto di essere stata vittima di violenza nel ’75, suscitando proteste di ministre, femministe e studenti ora in Francia.

"L’omonimia effettivamente è una cosa un po’ bizzarra. Comunque la promozione del film va avanti, sono i giornalisti che ingigantiscono le cose. La gente è molto più intelligente dei media. Il fatto che Polanski sia accusato non vuol dire che sia colpevole. E comunque il film resterà e tutto il resto svanirà in pochi giorni".