Fu un sogno per secoli il ricongiungimento di Roma all’Italia di cui ricorre il centocinquantesimo della capitale d’Italia. Già nel 1849 i moti popolari costrinsero il papa a fuggire a Gaeta e fu proclamata la repubblica con la bandiera tricolore. A reggere la repubblica fu costituito un triumvirato: Mazzini, Saffi e Armellini. A Garibaldi fu assegnato il compito di comandare le scarse forze armate. Il papa da Gaeta fece appello alle potenze cattoliche e anche il cattolicissimo regno delle Due Sicilie si schierò dalla parte del papa. Il generale francese Oudinot sbarcò con le sue truppe a Civitavecchia e marciò su Roma con settemila soldati. Dall’altra parte molti giovani, affascinati dal personaggio altamente carismatico dell’eroe dei due...

Fu un sogno per secoli il ricongiungimento di Roma all’Italia di cui ricorre il centocinquantesimo della capitale d’Italia. Già nel 1849 i moti popolari costrinsero il papa a fuggire a Gaeta e fu proclamata la repubblica con la bandiera tricolore. A reggere la repubblica fu costituito un triumvirato: Mazzini, Saffi e Armellini. A Garibaldi fu assegnato il compito di comandare le scarse forze armate.

Il papa da Gaeta fece appello alle potenze cattoliche e anche il cattolicissimo regno delle Due Sicilie si schierò dalla parte del papa.

Il generale francese Oudinot sbarcò con le sue truppe a Civitavecchia e marciò su Roma con settemila soldati. Dall’altra parte molti giovani, affascinati dal personaggio altamente carismatico dell’eroe dei due mondi accorsero a dare manforte ma la Repubblica romana non sembrò avere un futuro.

Come salvare Roma repubblicana? Roma che evocava il simbolo di un impero grandioso, culla del diritto?

Si pensò allora di attestare le poche forze armate sul Gianicolo affidate a Garibaldi per resistere a tutti i costi. I francesi erano abituati ad avere una considerazione assai scarsa degli italiani e quando le forze di Oudinot arrivarono a Roma pensavano di potere entrare nella Città senza colpo ferire ma si sbagliavano. Prima un fuoco incrociato da tutte le porte fermò i francesi poi Garibaldi guidò i suoi volontari in un folle assalto alla baionetta e al corpo a corpo.

Ma un pugno di volontari non avrebbe potuto nemmeno sperare di tenere Roma contro la Francia che era all’epoca una superpotenza.

La situazione rimase in bilico finché Napoleone III nel 1870 fu sconfitto a Sedan nella guerra contro la Prussia. Garibaldi aveva annesso intanto il Regno delle due Sicilie e i Piemontesi scendevano lungo l’Appennino fino a Roma. La situazione si era ribaltata: il potere temporale dei papi aveva i giorni contati.

Il re Vittorio Emanuele II scrisse una lettera accorata al papa Pio IX perché lasciasse che gli italiani avessero la loro capitale che non poteva che essere Roma e la loro Nazione. Il papa rispose gelido che avrebbe pregato per la sua anima perché ne avrebbe avuto bisogno.

Con la breccia di Porta Pia gli italiani conquistarono la loro capitale il 20 settembre del 1870. Il potere temporale dei papi cadde dopo mille anni di vita.

Scegliere Roma come capitale d’Italia era una decisione di enorme portata. Roma era stata al suo tempo la capitale dell’intero mondo conosciuto, di un terzo del genere umano. Una scelta che comportava conseguenze altrettanto grandi.

Le ambizioni coloniali ormai anacronistiche venivano da memorie remote che però rivivevano con Roma alla testa dell’Italia. Nessuna città al mondo aveva tanto carisma e tanta indifferenza, tanta bellezza e tanto abbandono, tante testimonianze dei millenni trascorsi, ancora visibili a parlare di ogni secolo, ogni anno e ogni giorno, quasi, e al tempo stesso un oblio inerte e torpido.

Come risvegliare ”l’urbe dei forti” come diceva Pascoli? Il fascismo realizzò un colossale revival della romanitas e gli italiani di allora pensarono davvero che l’impero fosse tornato “sui colli fatali di Roma”.

Tanto era stato l’entusiasmo della conquista dell’Urbe alla fine del Risorgimento, tanto amara fu la delusione della sconfitta alla fine della Seconda guerra mondiale. Da allora gli italiani non hanno più creduto in nulla se non a chi prometteva mari e monti senza garanzia alcuna.

C’è dunque una speranza nell’Italia di oggi, un’Italia allo sbando, di tutti contro tutti?

La speranza è nella fede. In questo sfascio tuttavia milioni di persone credono ancora nel loro Paese e nella loro meravigliosa Capitale dove sono tornati papi che vengono da tutto il mondo nel loro minuscolo stato all’ombra di San Pietro.

Il suo nome è e sarà ancora a lungo: la Città Eterna.