di Epifania Lo Presti

Da quando Chiara e Raül si conoscono non gli era mai capitato di non sapere con esattezza quale sarebbe stata la data del loro prossimo incontro. Lei giornalista di Terni residente a Bologna, lui avvocato di Barcellona, entrambi classe 1990: "Tramite amici comuni, ci siamo conosciuti in Spagna a gennaio di due anni fa. Dopo il primo incontro davanti al prestigioso Teatro del Liceu a la Rambla di Barcellona – racconta Chiara – siamo sempre riusciti a programmare i nostri viaggi e a incontrarci almeno una volta al mese incastrando fine settimana e ferie su un’agenda condivisa piena di sogni e progetti". Quei 1319 chilometri di distanza non erano mai sembrati così tanti, fino all’8 marzo dello scorso anno, quando la pandemia ha paralizzato le loro esistenze.

"L’ultimo nostro incontro è stato in occasione di un momento particolarmente felice: lo scorso 17 febbraio eravamo diventati ufficialmente una coppia di fatto “italocatalana” e il prossimo passo – racconta la trentenne che negli anni si è costruita un’identità di “cittadina del mondo” grazie a diverse esperienze di studio e lavoro internazionali– sarebbe stato il mio trasferimento a Barcellona alla fine dell’estate". Appena un mese dopo aerei a terra, frontiere chiuse e solo un’enorme incertezza su ogni progetto.

"È stato difficile affrontare nell’immediato le conseguenze della chiusura – racconta Chiara – non era così automatico comunicare e far comprendere quello che stava succedendo in Italia nella prima fase dell’emergenza. Il Covid ha colpito con la stessa crudeltà anche la Spagna, ma con un paio di settimane di ritardo. Mancava ancora quella consapevolezza nel cercare di evitare assembramenti e ridurre al minimo le uscite. Lo spaesamento e la preoccupazione sono stati i primi e più forti sentimenti. Non sapevo quando ci saremmo riabbracciati".

Messaggi su Whatsapp e videochiamate su Zoom hanno sicuramente accorciato le distanze e permesso la condivisione. E, seppur con la mediazione di uno schermo, Chiara è comunque riuscita a organizzare a Raül una sorpresa per il suo trentesimo compleanno, raccogliendo in un unico video auguri e messaggi da familiari e amici sparsi in mezza Europa.

"Non potendo contare i giorni che mancavano al nostro incontro, segnavamo sul calendario quelli già trascorsi. A ogni aumento dei casi però il sogno di vedersi nel breve termine sfumava immediatamente". “Non ne usciremo più!”, era l’affermazione condivisa dei momenti di maggiore sconforto, ma il sorriso e la speranza ricomparivano quando Raül scriveva a Chiara che pur di rivederla avrebbe attraversato la frontiera a remi.

E mentre in Italia la parola “congiunto” diventava un tormentone, sdoganando di fatto le uscite e inaugurando l’inizio di una nuova fase, Chiara aveva perso il conto del numero di mail inviate alle diverse ambasciate in cerca di risposte utili a capire se e quando avrebbe potuto raggiungere il suo ragazzo: "Fino a metà maggio nessuno sapeva darmi informazioni certe. È stata un’epopea, ma quando i collegamenti sono ripartiti ho prenotato il primo posto disponibile in nave, imbarcandomi da Civitavecchia per raggiungere finalmente la capitale catalana. Curioso trovarmi a essere l’unica donna, insieme a un’altra sola viaggiatrice, a bordo con soli autisti di camion per il trasporto merci".

Da fine maggio Chiara vive con Raül a Barcellona ed è iscritta all’Aire come italiana residente all’estero. In un sol colpo e in anticipo sulle previsioni, ha realizzato due dei suoi più grandi desideri: trasferirsi nella città spagnola – era un sogno che teneva nel cassetto dall’adolescenza – e condividere un percorso di vita con il suo compagno. Anche una pandemia può regalare qualcosa di sorprendentemente bello.