Il solletico fa ridere, invece è una cosa seria. Un atto affettuoso, eppure di solletico si può morire. Chi altri potrebbe scrivere un ponderoso saggio sul solletico se non a uno studioso tedesco, e dove troverebbe un editore altrettanto serio disposto a pubblicarlo, sicuro di trovare lettori, se non in Germania? Christian Merz, 45 anni, è l’autore di Kitzel - Genealogie einer menschlichen Empfindung, solletico genealogia di una sensazione umana (Fischer Verlag; 638 pagine; 32 euro). Una storia del solletico di 2500 anni, analizzata in medicina, psicologia, arte, letteratura, con riferimenti a usi e tradizioni sociali. Merz è uno studioso interdisciplinare, si è laureato in lettere ma ha studiato anche biologia. Il saggio è la sua tesi di dottorato. Tutti solleticano, gli eschimesi e gli indios dell’Amazzonia, tutti siamo sensibili al solletico. Chi ne è immune non sarebbe normale? Titiller per i francesi, cosquillar per gli spagnoli,...

Il solletico fa ridere, invece è una cosa seria. Un atto affettuoso, eppure di solletico si può morire. Chi altri potrebbe scrivere un ponderoso saggio sul solletico se non a uno studioso tedesco, e dove troverebbe un editore altrettanto serio disposto a pubblicarlo, sicuro di trovare lettori, se non in Germania? Christian Merz, 45 anni, è l’autore di Kitzel - Genealogie einer menschlichen Empfindung, solletico genealogia di una sensazione umana (Fischer Verlag; 638 pagine; 32 euro).

Una storia del solletico di 2500 anni, analizzata in medicina, psicologia, arte, letteratura, con riferimenti a usi e tradizioni sociali. Merz è uno studioso interdisciplinare, si è laureato in lettere ma ha studiato anche biologia. Il saggio è la sua tesi di dottorato.

Tutti solleticano, gli eschimesi e gli indios dell’Amazzonia, tutti siamo sensibili al solletico. Chi ne è immune non sarebbe normale? Titiller per i francesi, cosquillar per gli spagnoli, tickle per gli inglesi, e in Italia in ogni dialetto troviamo una parola diversa, cattighiu per i siciliani, délio in Toscana, berlettego in Emilia Romagna, spesso in ogni regione si usano termini diversi da un paese all’altro. Una prova che il solletico non è uguale per tutti?

Già nel titolo, il saggio sembra sostenere che solo gli esseri umani provano il solletico, ma non è del tutto vero, anche le grandi scimmie, oranghi, gorilla, scimpanzé ridono se solleticate. Il solletico sarebbe dunque la prova della nostra diversità, solo noi abbiamo un’anima, e un’idea di Dio.

Il solletico è un enigma, un mistero. Se ne occupano Platone e Ippocrate. E ricordate Il nome della rosa di Umberto Eco? Al centro del storia è il secondo libro della Poetica di Aristotele che tratta della commedia e del riso, senza dimenticare il solletico. Ne parla Hegel nell’Estetica, e Nietzsche in Zarathustra. Lo analizza Freud senza trovare una risposta.

Agli Uffizi si trova la Madonna del solletico, piccola tempera di Masaccio (24,50 centimetri per 18,20) dipinta nel 1426 per il cardinale di Siena Antonio Casini. Trafugata dai nazisti, fu riportata nel ’47 a Firenze da Rodolfo Siviero, storico dell’arte e agente segreto. La Madonna con due dita solletica il figlio in fasce, ha il volto serio, Gesù le afferra il polso come a fermarla. Se siamo fatti a sua immagine, si può solleticare Dio, si sono chiesti filosofi e teologi.

E subito il consiglio dei pediatri: non dovremmo solleticare i neonati sotto la pianta dei piedini, li facciamo ridere, ma loro non possono controllare le sensazioni, sono in balia di una forza estranea, non sanno gridare "basta". Il solletico eccessivo potrebbe da adulti provocare la balbuzie, ammoniscono i neurologi. Se praticato al di là del tollerabile, la vittima vomita, e infine può morire per soffocamento.

Il solletico non è un gioco innocente. Ci abbandoniamo alla volontà di un altro, o si fugge. Si impara da bambini a accogliere o a tenere a distanza. Non è possibile solleticarsi, ridiamo solo se solletica un estraneo. Si ride già solo alla minaccia, dunque non è legato al contatto fisico. Ricercatori dell’Università di San Diego hanno costruito una macchina per il solletico, si ride senza contatto umano.

Thomas Mann parla di un "solletico della conoscenza", noi diciamo che qualcosa ci solletica, ci incuriosisce, un libro giallo stimola, solletica. Elfriede Jelinek, Nobel per la letteratura, in Lust parla di un Lustkitzel, di un piacere erotico legato al solletico. A Cardiff, Luke Griffin, insegnante di ginnastica è stato condannato a sei anni per pedofilia, aveva legato e solleticato alcuni allievi. Il solletico è vietato in Virginia, e negli Usa in internet si incontrano gli amanti del Tickling erotico. Il solletico è disgiunto dal piacere, ed è legato anche al dolore, nota già Cartesio, Darwin osserva che se si supera il limite provoca paura. Per Bataille invece al di là del limite si raggiunge l’intima comunicazione tra chi subisce e chi lo pratica.

In Cina il solletico con piume d’oca era usato come tortura, riservata ai nobili perché non lascia segni. In Giappone, il kusuguri-zeme è solletico spietato. Josef Kohout, un internato nel lager di Flosseburg, racconta che i sorveglianti torturarono a morte un deportato con il solletico. Ma lo conoscevano anche i romani, secondo il trattato scritto nel 1502 dal monaco Francesco Bruno di San Severino: le piante dei piedi della vittima venivano spalmate di sale o di miele per poi farle leccare da una capra.

Si giunge alla fine del ponderoso saggio sul solletico senza neppure una risata. Almeno in copertina si mostra Stanlio solleticato spietatamente dalla bionda Rosina Lawrence in Way Out West, film del 1937, in italiano I fanciulli del West. Lei è seria come nel quadro di Masaccio, ma lui sembra gradire.