di Francesco Forni

La transizione all’auto elettrica sarà lunga e inevitabile, e, sul breve periodo avrà un prezzo. Piuttosto alto, e prevedibile, secondo il parere di Luca De Meo, uno dei manager più preparati del mondo dell’auto. Il ceo del Gruppo Renault, dirigente italiano di ormai ventennale successo soprattutto tra Fiat e Gruppo VW, ha esaminato con le abituali efficacia e franchezza una strada che pare obbligata. Quella verso le vetture a batterie.

"Molti non se ne rendono conto. Ma con la normativa Euro 7, obbligatoria dal 2026, di fatto non sarà più possibile produrre auto con il solo motore termico, diesel o benzina che sia. Al massimo ibride, o elettriche. Per una Casa auto il 2026 è domani mattina".

Tutto ciò avrà un costo. Per i costruttori e ovviamente per gli automobilisti...

"Le automobili diventeranno parecchio più costose nei prossimi anni. Nessuno lo vuole riconoscere, tantomeno i politici che spingono sulle auto elettriche. Ma un powertrain elettrico (batterie, motori e software, ndr) oggi costa quattro o cinque volte più di uno diesel e benzina. Serviranno dieci anni per dimezzare il prezzo: questo vuol dire che tra dieci anni comunque costerà ancora il doppio".

Un caro-auto tremendo, ma il gruppo francese si farà trovare pronto?

"Non abbiamo previsto di aumentare il volume di produzione e vendita. Inoltre gli effetti post-pandemia dureranno anni. Ma in sostanza il prezzo medio delle vetture aumenterà di migliaia di euro".

Si venderanno meno automobili, questo pare chiaro...

"Il nostro piano Renaulution non mira ai grandi numeri ma a creare valore al marchio, per il cliente. Una specie di ecosistema che lo porti a scegliere il prodotto. Bisogna anche creare tecnologia, con la nuova piattaforma elettrica Cmf-B Ev siamo competitor con la MEB di Volkswagen. E il nostro sistema ibrido E-Tech rivaleggia con Toyota".

La R5 Prototype ha acceso gli animi. Arriverà anche la R4 elettrica?

"Di idee ne abbiamo tante e anche la nuova piattaforma elettrica fa al caso nostro. L’anima dei costruttori auto sta nelle sue radici. Se si recupera un prodotto che milioni di persone hanno amato, rimanendo fedeli al concetto originale, il successo è probabile che arrivi. La R5 Prototype, essenziale nella forma e nella sostanza, dovrà essere competitiva come auto elettrica, renderla più accessibile. Se così sarà, avrà mantenuto il ruolo della tanto amata antenata".

Dall’elettrico non si scappa?

"Se le regole dicono che bisogna rispettare i 50 gkm di emissioni di Co2 di media per la flotta auto, la strada è segnata. I motori benzina anche ibridi non scendono sotto i 70 gkm. Vuol dire che ne devi produrre quasi altrettante a 0 gkm: quindi a batteria o a idrogeno. Renault dovrà adattarsi e proporre modelli che piacciano ai clienti".

Fissa la sua data per la fine dei motori diesel e benzina?

"Tra il 2030 e il 2040 a mio parere vedremo le ultime auto a combustione. Tante cose cambieranno. Il mondo cambia e bisogna accettarlo".

Fiducia anche riguardo l’alleanza con Nissan?

"Ci stiamo assestando, cercano di risolvere pragmaticamente i problemi. I giapponesi sono pratici. Nel 2025 l’80% dei prodotti Renault sarà realizzato su piattaforme e componenti comuni con Nissan e Mitsubishi. Mi pare evidente".

Il futuro sarà solo fusioni tra grandi gruppi?

"Per arrivare a un costruttore unico? Non credo. È arrivata Stellantis, ma in Cina sono nati settanta costruttori. Essere grandi non significa sempre essere competitivi. Guardate Tesla: vende 500.000 auto l’anno, che noi facciamo in due mesi, ma in borsa 800 miliardi, cento volte noi".