La dura vita delle donne nel mondo del cinema
La dura vita delle donne nel mondo del cinema

Nonostante i Festival inizino a mettere sugli scudi le autrici donna, vedi per esempio la Palma d'Oro assegnata dalla giuria di Cannes a Julia Ducournau (per il film 'Titane'), nel cinema europeo la disparità di genere è ancora evidente. Secondo i dati raccolti dall'European Audiovisual Observatory, e pubblicati oggi, le donne rappresentano solamente il 23% dei registi dei film prodotti e usciti in Europa fra il 2016 e il 2020.
 

Gender gap nel cinema europeo, alcuni dati

Se parliamo di produttrici, e sempre nel medesimo arco di tempo, la percentuale sale al 33%, mentre nel campo della sceneggiatura non va oltre il 27%. Anche peggiori i numeri nella direzione della fotografia (10%) e nelle colonne sonore (9%). Là dove, astrattamente parlando, era lecito attendersi cifre diverse era nel campo della recitazione. Invece il report dell'EAO certifica che le donne rappresentano il 39% dei ruoli protagonisti nei lungometraggi europei. E scendendo più nello specifico della regia, scopriamo che la percentuale di registe donne è più alta per i documentari (29%), mentre tocca il 19% per i film di finzione con performer in carne e ossa e solo il 16% per quelli d'animazione.
 

Come rimediare?

Alcuni dei principali Festival europei si sono già impegnati per ottenere un maggiore bilanciamento tra i film da loro selezionati, puntando a un 50/50 fra donne e uomini. Ma è chiaro che le kermesse cinematografiche rappresentano il punto d'arrivo di un percorso che inizia molto prima, già nelle aule dove si studia cinema, e che è nel suo complesso poco propenso al genere femminile. Si basa su questo dato la proposta, avanzata da alcuni, di inserire una sorta di "quota rosa" minima per potere sbloccare alcune forme di finanziamento dei lungometraggi.