2 mar 2022

Razzo cinese contro la Luna: quando sarà l'impatto e cosa provocherà

Il detrito spaziale fotografato dall'Inaf di Loiano (Bologna)

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Curva di luce e variazione di luminosità del detrito spaziale (A. Carbognani/Inaf Bologna)

Roma, 2 marzo 2022 - Razzo contro la Luna, si avvicina la data più probabile dello schianto, il 4 marzo. Ma cosa sappiamo? Ecco quello che hanno stabilito gli astrofisici. L'osservatorio Inaf di Loiano  ha fotografato il rifiuto spaziale il 7 febbraio, che non è sfuggito al telescopio Cassini. Il lavoro è del gruppo OAS di Sorveglianza Spaziale SST, coordinato da Alberto Buzzoni. Quella notte erano di turno gli osservatori Albino Carbognani e Roberto Gualandi.

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L'osservatorio di Loiano (Bologna)

Buzzoni chiarisce: "Sicuramente è un rifiuto spaziale. Lo abbiamo osservato anche anni fa come Ocis, l'organismo italiano di coordinamento e indirizzo delle attività di sorveglianza spaziale che fa parte di un consorzio europeo. Nel gruppo sono presenti oltre all'Inaf anche l'Asi e la Difesa. All'inizio era stato attribuito a una missione civile, poi ai cinesi. Ma la Cina non ha mai confermato". C'è però un indizio: il rifiuto "era stato lanciato dalla Terra proprio nei giorni della missione cinese".  Si tratta della missione Chang’e 5-T1 del 2014.

 

Che cosa provocherà

Mauro Messerotti, fisico solare dell’Inaf a Trieste, si mantiene prudente. "Chiamiamolo detrito spaziale. L'impatto dovrebbe avvenire nella faccia nascosta della luna, in prossimità del cratere Hertzsprung, a una velocità di 9.300 km all’ora. Ci si aspetta che l’impatto dia origine a un cratere, la sonda orbitante Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa potrebbe inviarci immagini dell’evento".

Il giallo

Il mistero sul relitto spaziale è durato anni. Oggi, come certifica l'ufficio media di Inaf, "il candidato più probabile per questo space debris appare essere il terzo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 3C/G2, che il 23 ottobre 2014 fu usato per il lancio della missione Chang’e 5-T1 verso la Luna. Lo scopo di questa missione era semplicemente quello di sperimentare le tecnologie di rientro da una missione lunare, tra cui provare la traiettoria di ritorno, testare il design aerodinamico, la protezione dello scudo termico, la guida, la navigazione e il controllo, nonché provare sul campo un sistema di recupero della capsula leggero e ridotto al minimo. La missione ebbe pieno successo, ma il booster servito per l’immissione nell’orbita di trasferimento lunare è rimasto in orbita come space debris, fino a essere scoperto come sospetto asteroide near-Earth e poi erroneamente identificato come il secondo stadio del Falcon 9".

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