Lunedì 22 Luglio 2024
STEFANO MARCHETTI
Magazine

Raffa in the Sky, un’opera lirica per Carrà. “Lei sarebbe piaciuta a Donizetti”

Lo spettacolo dedicato all’indimenticabile Raffaella debutterà al Teatro Donizetti di Bergamo. Un progetto inedito che unisce due mondi artistici, il colto e il popolare, per celebrare la libertà della donna e la rivoluzione gentile della signora della tv e della canzone

Raffaella Carrà

Raffaella Carrà

Bergamo, 27 settembre 2023 – Come Lucia di Lammermoor, che con forza affermò la libertà di amare chi davvero ti fa battere il cuore. O come Adina, la ragazza volitiva dell’Elisir d’amore che sa coltivare i sentimenti. "Se Donizetti avesse dovuto ispirarsi a un personaggio del mondo contemporaneo per una sua opera, sono sicuro che avrebbe scelto proprio Raffaella Carrà. A suo modo, certamente una figura eroica", esordisce Francesco Micheli, ideatore e regista di Raffa in the Sky, l’opera lirica dedicata all’indimenticabile signora della tv e della canzone che debutterà venerdì sera (in diretta differita su Rai5) al teatro Donizetti di Bergamo, capitale italiana della cultura insieme a Brescia.

Un progetto insolito, fors’anche un po’ pazzo, certamente inedito, che vuole ricongiungere due mondi artistici, il ‘colto’ e il popolare, "solo all’apparenza ritenuti inconciliabili", aggiunge Micheli. Del resto, nella storia, l’opera è stata sempre un genere autenticamente nazionalpopolare, capace di abbracciare un pubblico di tutte le estrazioni.

Più di due anni sono serviti per far sbocciare questo nuovo lavoro teatrale: una scelta coraggiosa che ha dovuto affrontare anche qualche polemica. "Anche per me una sfida appassionante – confida Alberto Mattioli, saggista e critico musicale, autore del libretto insieme a Renata Ciaravino –. Io ero più da Karajan che da Carrà, anche se per me, fin da quando ero bambino, lei è stata una presenza familiare, come se fosse esistita da sempre. Documentandomi su Raffaella, mi sono reso conto che lei ha saputo fare una rivoluzione gentile, una rivoluzione col sorriso". Il suo mitico caschetto biondo, la mossa all’indietro con i capelli, l’ombelico scoperto del Tuca Tuca... "A ben guardare – continua Mattioli – sulla società italiana hanno inciso più i suoi balletti e le sue canzoni che tanti cortei sessantottini".

"Più di mezzo secolo fa, con il suo corpo e la sua voce, la Carrà ha parlato di libertà della donna e ha scardinato tabù, senza per questo essere additata come una pasionaria o un’anarchica. E per questo non si può non amarla", sottolinea Micheli.

In questa "fantaopera" (come viene definita), Raffaella Carrà è una creatura extraterrestre, uno spirito libero: nel 1943, in piena guerra mondiale, viene spedita qui dal pianeta Arkadia, regno della bellezza e della poesia, per predicare pace e amore. Entrerà nella vita di tutti. Inevitabilmente la sua storia artistica si intreccerà con quella di una famiglia italiana, Carmela e Vito, moglie e marito, non sempre felici e contenti, e il figlio Luca che scoprirà di amare un compagno di classe. Raffaella, nonostante le lusinghe di Hollywood e di un impresario che le promette mari e monti, deciderà che la Terra resta il posto più bello per spargere felicità, tra vasi di fagioli e ‘carrambate’. Senza paura, perché "se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là".

La partitura (diretta da Carlo Boccadoro) porta la firma di Lamberto Curtoni, 35 anni, violoncellista allievo dell’eclettico Giovanni Sollima. "Ha composto un’opera, non un musical, una vera opera dall’impianto assolutamente classico con i cori, le arie, i recitativi, e i concertati – anticipa Micheli –. Una struttura tradizionale con una capacità postmoderna".

E – va da sé – nella tessitura musicale si innestano (anzi si ‘sciolgono’) anche dodici canzoni di Raffa, da Tanti auguri a Maga Maghella e l’iconica Rumore: alcune semplicemente citate o evocate quasi a solleticare la memoria, altre più esplicitamente interpretate.

Alla ribalta un cast di professionisti del canto lirico, a partire dal celebre soprano Carmela Remigio, perla del belcanto, con Haris Andrianos, Roberto Lorenzi, Gaia Petrone (mezzosoprano, che sarà anche Luca en travesti). L’unica che arriva dal pop è Chiara Dello Iacovo, 28 anni, attrice e cantante (l’abbiamo vista anche a Sanremo Giovani), chiamata a diventare la Raffa: "Io la conoscevo solo da qualche video, ma adesso che l’ho studiata ho scoperto la sua energia, capace di portare gioia anche nella mia vita".

La produzione luccica di paillettes, come la cara tv degli show del sabato sera: Chiara indosserà undici costumi diversi, realizzati per l’occasione, mentre nel ridotto del teatro il museo Rai di Torino ha portato due degli abiti originali di Canzonissima.

Dopo il debutto di venerdì, Raffa in the Sky replicherà il 1°, il 6 e l’8 ottobre, e già il teatro si avvicina al tutto esaurito. E l’attesa dell’opera (totalmente finanziata da investitori privati) è accompagnata ormai da settimane da eventi collaterali, convegni e “Carraoke“.

"È un’idea folle e affascinante, ma penso proprio che sarebbe molto piaciuta a Raffaella", dice Sergio Japino, regista e coreografo, a lungo suo compagno di vita e di lavoro. "È lo spettacolo che sognavo di fare fin da bambino – conclude Micheli –. Come un castello magico in cui ho sempre sognato di abitare". Chissà se va? Ma sì che va...