di Maria Serena Quercioli

Si erano conosciuti nel corso di una serata danzante sull’aia dei contadini in Calvana, la montagna che veglia su Prato, quando lei aveva 17 anni e lui 21. Era il 1949 e da allora non si sono più separati, neppure quando sono stati contagiati dal Covid. Anzi, la loro foto mano nella mano, distesi su due lettini affiancati, nella struttura sanitaria in cui sono stati ricoverati, ha fatto commuovere mezza Italia. Ivo Landi, 93 anni, e Livia Arrighini, 89 anni, avevano scelto il 25 aprile del 1955 per sposarsi: il giorno della Liberazione, perché negli anni della ricostruzione quella era una data simbolo. In cui bisognava festeggiare. E anche oggi per loro festeggiare è quasi un obbligo, perché entrambi, sconfitto il coronavirus, sono tornati a casa e, dimenticata la paura, stanno bene. Era il mese di dicembre quando si sono trovati ad affrontare il Covid insieme: prima Ivo, poi anche Livia positivi al tampone ed entrambi con problemi di salute pregressi. Il ricovero è stato inevitabile. Ma dopo un mese di lontananza, il primo della loro lunga vita insieme, il destino ci ha messo lo zampino, perché quando si è liberato un posto letto nella camera di Ivo, all’interno del centro Covid, il personale sanitario ha avuto la bella idea di riunire marito e moglie. E a quel punto il loro tenersi per mano, immortalato da un’infermiera con lo smartphone, ha fatto il giro del web, dei giornali e delle televisioni. Un gesto di tenerezza e di grande amore, ma anche di speranza e ottimismo. Oggi Ivo e Livia sono a casa, hanno ritrovato la propria autonomia, seppure assistiti dalla badante e dai figli, e raccontano questi primi 66 anni di matrimonio scanditi da tanto lavoro e da tanto amore. Livia e la sua famiglia vivevano nelle case rurali di Valibona, piccolo borgo nel comune di Calenzano, Ivo invece stava a Barberino di Mugello. "Ci siamo conosciuti nelle serate organizzate dai contadini sull’aia – racconta Ivo – io lavoravo nei campi e Livia si occupava degli animali. Ci siamo piaciuti. Dopo il matrimonio ci siamo trasferiti prima a Sant’Ippolito a Prato e poi a Vergaio. C’era la prospettiva del lavoro in fabbrica che però non ci ha fatto dimenticare le nostre origini e l’importanza della terra. Devo dire che nella nostra vita abbiamo lavorato parecchio...". Ivo ha continuato a coltivare piccoli orti, a cercare asparagi e funghi nei boschi mentre Livia è sempre stata bravissima in cucina. La sua specialità sono i tortelli mugellani, ma anche gli gnocchi e le melanzane alla parmigiana.

"Da bambina frequentavo la scuola elementare alle Croci e il pomeriggio andavo a pascolare le pecore. Forse per questo non mi è mai piaciuto il formaggio pecorino", racconta Livia ridendo. Lei che a Valibona, quando aveva 12 anni, ha vissuto la terribile esperienza della seconda guerra mondiale. Poi, una volta a Prato, ha imparato il mestiere della rammendina. Dal matrimonio sono nati i figli Andrea nel 1957 e Marco nel 1960. Ivo nel frattempo era andato a lavorare in una rifinizione e in seguito ha affiancato uno dei figli nella gestione del bar dell’istituto Datini. Fra Ivo e Livia c’è sempre stata intesa, raccontano loro stessi: nelle decisioni da prendere in famiglia, ma anche su come trascorrere il tempo libero. E quei cinquanta giorni trascorsi in ospedale oggi sembrano un lontano ricordo. "Quando ero ricoverato ho rivisto mia moglie dopo un mese di lontananza – racconta Ivo – e quando mi hanno annunciato il suo arrivo pensavo che le infermiere stessero scherzando. Bellissimo rivederla, le ho detto: ‘Qui o si va a casa o si muore’. Ero preoccupato per lei, i medici l’hanno ripresa davvero per i capelli visti tutti suoi problemi di cuore. Alla fine siamo riusciti a tornare a casa". La cucina adesso è affidata alle mani della badante ma Ivo e Livia sono comunque attenti ai sapori di stagione. "Quando il babbo era ricoverato – racconta Andrea – ci ha chiesto se avevamo comprato l’olio nuovo. Lui ci tiene a mangiare bene...". Ivo e Livia hanno sempre festeggiato l’anniversario di matrimonio, saltando solo il 25 aprile del 2020 per lockdown. Adesso trascorrono i pomeriggi sul divano, a vedere un po’ di televisione e a leggere i giornali. Per San Valentino giurano che non mancherà un bel dolce. E ad aprile festa grande. Mai meritata come quest’anno.