È considerato uno dei più ambiziosi progetti cinematografici di sempre, ha coinvolto oltre 400 attori non professionisti chiamati a vivere per tre anni sul più grande set mai costruito. Uscirà nelle sale italiane il 26 agosto la pellicola di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel, DAU Natasha, già in concorso (non senza polemiche) al Festival di...

È considerato uno dei più ambiziosi progetti cinematografici di sempre, ha coinvolto oltre 400 attori non professionisti chiamati a vivere per tre anni sul più grande set mai costruito. Uscirà nelle sale italiane il 26 agosto la pellicola di Ilya Khrzhanovskiy e Jekaterina Oertel, DAU Natasha, già in concorso (non senza polemiche) al Festival di Berlino nel 2000: un film potente che propone vita vera, sesso vero, violenza vera, senza sceneggiatura né attori. Un’opera dura e originale che mostra un mondo parallelo, un Truman Show Stalinista frutto di un esperimento ideato dal geniale regista Khrzhanovskij (considerato una sorta di piccolo Rasputin 2.0) che ha pensato di mettere in piedi a Kharkiv (Ucraina) una ricostruzione scenografica dell’enorme complesso di ricerca sovietica - il cosiddetto Istituto.

Qui ha piazzato per tre anni circa 400 persone, che avevano accettato di calarsi in quell’epoca privandosi di tutti gli oggetti moderni, ma ripresi dalle telecamere giorno e notte.

Lo scopo del produttore Sergey Adonyev e del regista era quello di ricreare la vita in Unione Sovietica tra il 1938 e il 1968, concentrando i vari personaggi nel Lev Landau Institute (da cui l’abbreviazione DAU), istituto scientifico intitolato al celebre fisico russo. Troupe e attori hanno letteralmente vissuto sul set creando una sorta di mondo parallelo, in un’incredibile convergenza tra realtà e finzione: il risultato è un’operazione visionaria che tiene insieme cinema, performance, scienza, critica sociale, esperimento antropologico. Diversi artisti hanno visitato l’istituto nel corso del tempo, da Marina Abramovic a Romeo Castellucci, ma anche il premio Nobel per la fisica David Gross, mentre lo scrittore torinese Gianluigi Ricuperati si è ispirato a DAU per il suo romanzo Est.