Il primo parlamento del Regno d’Italia a Palazzo Carignano a Torino. La proclamazione del Regno fu promulgata il 17 marzo 1861
Il primo parlamento del Regno d’Italia a Palazzo Carignano a Torino. La proclamazione del Regno fu promulgata il 17 marzo 1861
di Antonio Patuelli Il 17 marzo 1861, 160 anni fa, venne proclamata l’unità d’Italia: si concludeva la fase eroica del Risorgimento, quella dei sogni e della “miracolosa” indipendenza di quasi tutta l’Italia (mancavano il Lazio e le “tre Venezie”) e iniziava l’ancor più complessa unificazione sostanziale e il consolidamento dell’Italia unita. In quest’anno di pandemia, l’anniversario appare ancor più lontano, ma dovrebbe essere di ulteriore stimolo per un nuovo slancio per la resistenza alle tante difficoltà sanitarie ed economiche e per la forte ripresa dello sviluppo e dell’occupazione. Alla vigilia del 17 marzo 1861, Cavour, principale regista dell’unità d’Italia, era inconsapevole di avere meno di tre mesi di vita. Ancora il giorno prima, il 16...

di Antonio Patuelli

Il 17 marzo 1861, 160 anni fa, venne proclamata l’unità d’Italia: si concludeva la fase eroica del Risorgimento, quella dei sogni e della “miracolosa” indipendenza di quasi tutta l’Italia (mancavano il Lazio e le “tre Venezie”) e iniziava l’ancor più complessa unificazione sostanziale e il consolidamento dell’Italia unita.

In quest’anno di pandemia, l’anniversario appare ancor più lontano, ma dovrebbe essere di ulteriore stimolo per un nuovo slancio per la resistenza alle tante difficoltà sanitarie ed economiche e per la forte ripresa dello sviluppo e dell’occupazione.

Alla vigilia del 17 marzo 1861, Cavour, principale regista dell’unità d’Italia, era inconsapevole di avere meno di tre mesi di vita. Ancora il giorno prima, il 16 marzo, era attivissimo nel cercare di convincere le Cancellerie dei principali Stati d’Europa a non reagire negativamente alla proclamazione dell’unità d’Italia, vista malissimo dall’Impero d’Austria, che non escludeva l’ennesima restaurazione dei suoi domini in Italia, ma era mal tollerata dallo stesso Napoleone III, l’Imperatore dei francesi, col quale Cavour si era alleato per realizzare la finalmente vittoriosa seconda guerra d’indipendenza.

Però gli accordi con Parigi non prevedevano l’unificazione nazionale italiana, ma solamente uno Stato costituzionale dell’alta Italia, satellite della Francia, com’era il Belgio. Ma Cavour, con l’audace alleanza di fatto con Garibaldi, aveva realizzato ben altro e più ambizioso risultato che andava fatto digerire ai protagonisti dell’Europa e cementare all’interno dell’Italia. Un compito immane, realizzato poi con maggiori difficoltà, anche perché, improvvisamente, ai primi di giugno del ‘61 Cavour si ammalò gravemente e morì.

Cavour era determinatissimo nel costruire una nuova Italia costituzionale, nuovo Stato basato sulla certezza del diritto. In una lettera del 16 marzo 1861, il giorno prima della proclamazione dell’unità d’Italia, Cavour evidenziò tutta la sua determinazione scrivendo: "Perché Napoli", cioè il regno borbonico delle Due Sicilie "è caduta così in basso? Perché le leggi, i regolamenti non si eseguivano quando si trattava di un gran signore o di un protetto del Re, dei Principi, dei loro confessori od aderenti". E Cavour aggiungeva: "Come Napoli risorgerà? Coll’applicare le leggi severamente, duramente, ma giustamente" dando "ascolto alla voce della ragione".

L’indomani, 17 marzo 1861, dopo il voto parlamentare di proclamazione dell’Italia unita, Cavour fece diramare a tutte le Ambasciate (allora erano chiamate “Legazioni”) e ai Consolati italiani all’estero una comunicazione per notificare l’avvenuta proclamazione dell’unità d’Italia che avrebbe portato "nel consorzio dei grandi Stati d’Europa un nuovo elemento di ordine, di equilibrio e di pace". Questi erano gli obiettivi di Cavour, mentre il giorno stesso, da Napoli, il suo fiduciario Costantino Nigra gli scriveva una lunga lettera per descrivere la drammatica situazione del Sud con "infiniti soldati borbonici sbandati. i briganti che in primavera occuperanno i monti (...) le febbri tifoidee che imperversano nei reduci di Gaeta (...) l’aristocrazia avversa (...) l’immensa catena di chi viveva d’elemosine ufficiali e di ruberie".

Ma Cavour non si perdeva d’animo e l’indomani, 18 marzo, disponeva di "sviluppare nelle provincie napoletane gli stabilimenti di credito che tanto vantaggio arrecano alla pubblica prosperità" estendendo "senza indugio all’Italia meridionale l’azione della Banca Nazionale" che a fine Ottocento, divenne Banca d’Italia, "che da tanti anni e con tanta soddisfazione del paese agisce nell’Italia settentrionale".

Cavour non visse abbastanza per completare i suoi programmi di rinascita italiana, ma oggi più che mai occorre quella sua lucidità per la nuova rinascita dopo la pandemia.