Una delle rare immagini dello scrittore Thomas Pynchon, 84 anni
Una delle rare immagini dello scrittore Thomas Pynchon, 84 anni
di Chiara Di Clemente "Ci sono io e ci sono gli altri. Sa, stiamo scoprendo che con l’Lsd le distinzioni cominciano a sparire, l’ego perde i suoi contorni definiti. Ma quella droga non l’ho mai presa, ho scelto di rimanere nella mia relativa paranoia dove almeno so chi sono io e chi sono gli altri". Thomas Pynchon metteva in bocca queste parole a Hilarius, dinnanzi alla sempre più perplessa e spiazzata Oedipa in uno di quei tanti tasselli con cui – nel suo secondo romanzo, L’incanto del Lotto 49, 1966 – costruiva una minuziosa e crescente teoria di una paranoia su una congiura mondiale, e al tempo stesso la sua messa in dubbio. L’incanto del Lotto 49 d’altronde (e per chi riesce ad arrivare fino all’ultima pagina ovvero a uscire più o meno indenne dal labirinto pynchoniano) è così: un romanzo al contempo modello esemplare di postmoderno e parodia del postmoderno...

di Chiara Di Clemente

"Ci sono io e ci sono gli altri. Sa, stiamo scoprendo che con l’Lsd le distinzioni cominciano a sparire, l’ego perde i suoi contorni definiti. Ma quella droga non l’ho mai presa, ho scelto di rimanere nella mia relativa paranoia dove almeno so chi sono io e chi sono gli altri". Thomas Pynchon metteva in bocca queste parole a Hilarius, dinnanzi alla sempre più perplessa e spiazzata Oedipa in uno di quei tanti tasselli con cui – nel suo secondo romanzo, L’incanto del Lotto 49, 1966 – costruiva una minuziosa e crescente teoria di una paranoia su una congiura mondiale, e al tempo stesso la sua messa in dubbio. L’incanto del Lotto 49 d’altronde (e per chi riesce ad arrivare fino all’ultima pagina ovvero a uscire più o meno indenne dal labirinto pynchoniano) è così: un romanzo al contempo modello esemplare di postmoderno e parodia del postmoderno stesso.

Teletrasportato nel presente, in quale labirinto giocherebbe a rimpiattino coi suoi fan l’ormai vecchio (84 anni) scrittore newyorkese? Ovvio: internet; ancora più ovvio: i social network. In questi giorni ha preso a circolare tra i forum di Reddit la teoria che Pynchon sia su Twitter: iscrittosi nello scorso febbraio, "zero following" e "1.736 follower", Pynchon avrebbe pubblicato sinora (ieri) 370 tweet sotto il nome di Sam Harpoon, fotina di un signore non vecchio, occhiali scuri, barba bianca.

Ora: Pynchon, un po’ anche se non fino in fondo sulla falsariga di J. D. Salinger, è uno di quegli scrittori la cui identità è avvolta nel mistero. Di lui esistono pochissime foto (e quelle che esistono lo ritraggono solo giovanissimo, con bei dentoni sporgenti che magari nel frattempo sono stati pure limati a insaputa dell’online), poi sembra sia apparso – anni e anni fa – in qualche filmato amatoriale, e fine lì. Però a differenza di Salinger che morì a 91 anni nel 2010 senza che nessuno (tranne famiglia e amanti e avvocati) entrasse in contatto anche solo visivo con lui, a differenza di Salinger che dopo i trionfi del Giovane Holden e i meno trionfi di Franny e Zoey, continuò a scrivere ma dal ’65 non pubblicò più nulla e dopo una prima fascinazione negli anni ’40 non volle avere mai niente a che fare con l’industria hollywoodiana, pur nell’assenza Pynchon ha trovato il modo di continuare a manifestare la sua presenza. Senza mostrarsi in favore di tv e giornali, ha continuato a pubblicare libri: Vineland nel ’90, Vizio di forma nel 2011, per dire. Ha doppiato se stesso in un cartoon dei Simpson (il suo personaggio aveva un sacchetto in testa), ma soprattutto ha lavorato al cinema, cedendo i diritti cinematografici delle sue opere. Ha collaborato con Paul Thomas Anderson: girò persino la voce – poi smentita – che Pynchon in persona compariva nel film che nel 2014 P.T. Anderson trasse da Vizio di forma. Ed è ancora in occasione del nuovo film di Anderson, Licorice Pizza, riconosciuto alle anteprime di questi giorni come un nuovo capolavoro, che si riparla di lui.

Ebbene, Pynchon su Twitter con lo pseudonimo di Sam Harpoon, avrebbe a che fare anche con quest’ultimo film di P.T.: autodefinitosi "regista con storie da raccontare", postatore di tweet in cui racconta di quella volta in cui "mi rifiutati di lavorare con De Laurentiis dopo aver visto il modo in cui aveva trattato Robert Altman" e di un altro in cui celebra i 50 anni del suo primo film Rainbow (su Google non c’è traccia), mentre sono esattamente 50 anni che è uscito il libro di Pynchon L’arcobaleno della gravità, Harpoon sarebbe infatti un personaggio (un produttore interpretato da Ben Stiller) del film Licorice Pizza.

Realtà, iperrealtà, percezione esperienziale e percezione alterata, labirinti mentali e intelligenze artificiali: viviamo in un’epoca in cui solo ciò che si vede un attimo in tv, o in un selfie, appare esistente, ma anche immediatamente dimenticabile. Pynchon sta a New York, e va in giro sereno perché nessuno lo riconosce: forse è per questo che una sua – ipotetica – manifestazione su Twitter diventa un evento clamoroso.

"Lo sa chi sono i più importanti degli ultimi anni?", dice The Young Pope Jude Law che nelle prime puntate della serie di Sorrentino già eletto al soglio pontificio si rifiuta di mostrarsi: "Sono Salinger, Kubrick, Banksy, i Daft Punk. Mina. E qual è il filo rosso che unisce tutte queste figure che sono non tutte le più brave ma di certo le più importanti? Nessuna di loro si fa vedere".