Luca

Bonacini

I promessi sposi di Alessandro Manzoni, pubblicato nel 1827, è ambientato tra il Lecchese, Milano e la Bergamasca. Si conoscono i luoghi del romanzo e quelli

connessi alla vita dell’autore, tanto da trarne un itinerario letterario, che riserva non poche sorprese dal

profilo eno gastronomico. La vigna, la vite e la tavola ricorrono tra le pagine del romanzo e se l’autore, che

conosceva la botanica e l’agronomia, nel XI capitolo, rivela una certa conoscenza del vino, descrivendo

compiutamente gli effetti della fermentazione in botte, la vigna è fonte di ispirazione e diventa colore nelle

bucoliche scene agresti, richiamando all’operosità degli uomini che con il lavoro magnificano la natura, ma

che arrivano a disprezzarne la sacralità, quando saccheggiano le vigne e distruggono i filari, riferendosi alle incursioni dei Lanzichenecchi. Il vino spillato da botti e botticine che compare in più di un’occasione, si intuisce che è vino locale, ogni volta utilizzato dall’autore con una precisa simbologia. Il bicchiere di vino che beve Don Abbondio, aiuta il prelato a combattere la sua pavidità dopo l’incontro con i due bravi; un calice amaro che Don Rodrigo obbliga padre Cristoforo a bere suo malgrado, mentre sta perorando la causa di Lucia; e altri brindisi seguiranno nel palazzotto di Don Rodrigo dove si discute di guerra e di politica, gustando marroni arrostiti “…e vino, più prelibato di quello che in Lombardia si chiama vino della chiavetta”. Si beve vino anche nelle osterie, mentre si combina il matrimonio fra Enzo e Lucia, e i due bravi ordiscono il piano per il suo rapimento, mentre Renzo afflitto, beve all’Osteria della Luna, il cui vino ‘è fesso e crocchia’, all’Osteria del Gorgonzola e verso Bergamo dove cenerà con stracchino e vino. E Lucia? Sarà tentata dal

nettare di Bacco mentre è tenuta prigioniera dall’Innominato e più tardi, nella casa del sarto dove si

rinfranca con caldarroste e un calice di vino rosso.