di Stefano Lolli Venti a venti nel 2020. Più che l’esito del Premio Estense, sembra il risultato di una profezia Maya. Con la vittoria ex aequo di Pablo Trincia e Concetto Vecchio, autori di due libri sideralmente diversi ma che alla fine hanno congiunto inestricabilmente i voti della giuria tecnica e di quella popolare. Pablo Trincia, già inviato de Le Iene, con Veleno" (Einaudi) racconta la storia dei bambini strappati alle famiglie nella Bassa Modenese, a fine anni Novanta, in un intreccio di accuse, bugie, orrori, denunce. Concetto Vecchio...

di Stefano Lolli

Venti a venti nel 2020. Più che l’esito del Premio Estense, sembra il risultato di una profezia Maya. Con la vittoria ex aequo di Pablo Trincia e Concetto Vecchio, autori di due libri sideralmente diversi ma che alla fine hanno congiunto inestricabilmente i voti della giuria tecnica e di quella popolare.

Pablo Trincia, già inviato de Le Iene, con Veleno" (Einaudi) racconta la storia dei bambini strappati alle famiglie nella Bassa Modenese, a fine anni Novanta, in un intreccio di accuse, bugie, orrori, denunce. Concetto Vecchio in Cacciateli! (Feltrinelli) parla invece del referendum nella Svizzera degli anni ’70, promosso per espellere 340mila stranieri, per lo più italiani. Un libro solo apparentemente di storia, visto che proprio oggi, nella Confederazione elvetica, si aprono le urne per una consultazione che in qualche modo ricorda quella circostanza. "Segnale che le parole, gli slogan, i temi non cambiano mai, ed è un dato che ci riguarda tutti", dice Concetto Vecchio allungando le mani sull’Aquila d’Oro.

Ma poiché l’ex aequo è evento rarissimo, al premio Estense (si è verificato solo nel 1965, anno d’esordio, poi nel 1991 e nel 1999), gli organizzatori di Confindustria Emilia non avevano a disposizione un’altra targa.

Così quella usata ieri per la cerimonia ufficiale è stata trattenuta sino a quando verrà stampata la seconda, e a quel punto le Aquile d’Oro voleranno assieme al domicilio dei vincitori.

Per Trincia, il premio è motivo particolare d’orgoglio: "La storia che ho raccontato in Veleno è senz’altro poco convenzionale, mi affascinava per quanto era sghemba, realizzare quell’inchiesta ha cambiato innanzitutto me stesso, e il mio modo di interpretare la professione".

Garantisce che non ci sono stati artifici letterari nella stesura del volume, e nell’omonimo ‘podcast’ che ha avuto milioni di ascoltatori: "Non volevo inseguire la popolarità, in fondo l’avevo già per il mio ruolo alle Iene – prosegue Trincia –; era più un viaggio nel magma delle relazioni, nei racconti su pedofili satanisti, su una rete di orrori senza testimoni. Per dipanarla, potevo solo mettere in gioco me stesso".

La potenza del libro di Trincia e lo spessore dell’inchiesta storica di Vecchio non hanno lasciato spazio, se non nelle battute iniziali dello scrutinio, al raffinato Fffortissimo di Alberto Sinigaglia (una carrellata sulla musica contemporanea ed i suoi più grandi protagonisti) e alla sorta di dossier scientifico racchiuso in Sospettosi di Silvia Bencivelli.

Proprio i giurati a favore di quest’ultima sono risultati, nel rush finale, aghi della bilancia: invece che decretare un solo vincitore, hanno deciso di consegnare questa edizione particolarissima del Premio Estense, vissuta tra mascherine e distanziamenti, alla storia.