Renato Pozzetto con Stefania Sandrelli
Renato Pozzetto con Stefania Sandrelli
Tipico di Pupi Avati prendere un artista e fargli fare quello che non ha mai fatto, come scegliere un campione assoluto della commedia e affidargli un ruolo, se non drammatico, certamente dai toni seri. Così Renato Pozzetto spiazza tutti e, per la prima volta, a 80 anni, commuove. Una interpretazione misurata e intensa la sua, tornato su un set dopo 5 anni di assenza. L’attore interpreta Nino Sgarbi, farmacista di Ro Ferrarese, padre di Elisabetta e Vittorio Sgarbi, che dopo la morte della moglie, “la” Rina, rievoca in un libro il loro amore, quell’indissolubile matrimonio durato 65 anni. Da quel libro, Lei mi parla ancora, prende le...

Tipico di Pupi Avati prendere un artista e fargli fare quello che non ha mai fatto, come scegliere un campione assoluto della commedia e affidargli un ruolo, se non drammatico, certamente dai toni seri. Così Renato Pozzetto spiazza tutti e, per la prima volta, a 80 anni, commuove. Una interpretazione misurata e intensa la sua, tornato su un set dopo 5 anni di assenza. L’attore interpreta Nino Sgarbi, farmacista di Ro Ferrarese, padre di Elisabetta e Vittorio Sgarbi, che dopo la morte della moglie, “la” Rina, rievoca in un libro il loro amore, quell’indissolubile matrimonio durato 65 anni. Da quel libro, Lei mi parla ancora, prende le mosse l’omonimo film di Avati, interpretato anche da Stefania Sandrelli, Fabrizio Gifuni, Chiara Caselli, da lunedì 8 febbraio su Sky Cinema e in streaming su Now Tv, e disponibile anche on demand, con un Pozzetto che Stefania Sandrelli definisce "magistrale".

Pozzetto, come l’ha convinta Avati a cambiare genere e registro?

"Quando Pupi mi ha telefonato offrendomi la parte, ho chiesto di leggere il copione prima di dire la mia. Dopo cinque minuti di lettura mi ero già commosso. La mattina dopo Pupi è venuto a casa mia, a Milano, e ci siamo parlati. Io gli ho detto che mi ero interrogato a fondo e che alla fine mi sentivo con la coscienza a posto, in grado di poter interpretare onestamente quel ruolo. Quando poi ho raggiunto la troupe a Roma , ho chiesto a Pupi se c’era spazio per poter inserire qualche mio intervento, come ho fatto tante volte in passato, collaborando sempre alla stesura dei testi. Poi mi sono reso conto, durante le riprese, che tutto andava bene com’era, e quindi ho seguito le indicazioni di Pupi".

Dunque si è trovato a suo agio in un ruolo per lei nuovo e diverso?

"Io ho cercato di dare il massimo. Durante le riprese mi consultavo con Pupi e lui continuava a dirmi che andava bene così, che era soddisfatto: mi ha dato molto coraggio. Penso di avere girato con sicurezza un ruolo che spesso era drammatico. E mi sono piaciuto quando ho visto il film montato".

Cosa hanno detto i figli veri, Elisabetta e Vittorio Sgarbi, del loro papà ricreato sullo schermo?

"Hanno elogiato la mia prestazione. Ne sono stato felice perché dalla storia si capiva il bene che loro hanno voluto al loro padre. Il loro apprezzamento vale doppio".

Con questo ruolo punta dritto a un David di Donatello, che gli potrebbe arrivare come migliore attore protagonista, 45 anni dopo avere vinto un David Speciale.

"Si vedrà. Ma devo dire che dopo le proiezioni ho ricevuto molti elogi. Sono stato molto contento per i commenti di Pupi e per il suo modo di aiutarmi nell’affrontare una parte che non avevo mai interpretato nel mio passato, facendomi capire che qualche volta si può anche comunicare in uno stile diverso da quello della commedia all’italiana, rinunciando a satira e umorismo. Al termine di ogni giornata di riprese, quando passavo per salutarlo, Pupi mi metteva una mano sulla spalla e mi diceva: è andata bene, sono contento. Per me era molto gratificante ricevere i complimenti da quello che era un amico, un compagno d’avventura. Mi ha anche detto: vedrai che ti aiuterà".

È così?

"Ciò che mi aiuta è programmare il futuro. Magari un futuro vicino, senza spingersi troppo in là".