Il Ponte di Bassano è protagonista della mostra ‘Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia e mito’ a cura di Guido Beltramini, Barbara Guidi, Fabrizio Magani, Vincenzo Tiné Vi si possono ammirare documenti eccezionali, tra cui una copia dei ‘Quattro libri’ di Palladio, appartenuti al famoso scultore Antonio Canova, e rari calotipi, ovvero le prime prove di fotografia che ritraevano il ponte Si tratta del primo appuntamento per celebrare la restituzione alla città del ponte restaurato
Il Ponte di Bassano è protagonista della mostra ‘Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia e mito’ a cura di Guido Beltramini, Barbara Guidi, Fabrizio Magani, Vincenzo Tiné Vi si possono ammirare documenti eccezionali, tra cui una copia dei ‘Quattro libri’ di Palladio, appartenuti al famoso scultore Antonio Canova, e rari calotipi, ovvero le prime prove di fotografia che ritraevano il ponte Si tratta del primo appuntamento per celebrare la restituzione alla città del ponte restaurato

di Stefano Marchetti

Quella del ponte di Bassano è una storia di rinascite e di risurrezioni. Andrea Palladio lo progettò nel 1570, tutto in legno, come "una strada sull’acqua" con una loggia coperta da cui osservare le montagne e il colle su cui sorge il Castello degli Ezzelini. Ma la più antica citazione di un attraversamento sul Brenta risale già al 1209, all’epoca di Ezzelino II, gran signore della Marca. Più volte le piene del fiume e le tragedie della storia hanno spazzato via il ponte di Bassano ma sempre, senza pensarci un attimo, la gente di queste terre si è rimboccata le maniche per rimetterlo in piedi: nel 1948, dopo le distruzioni della guerra, furono le penne nere a ricostruirlo, e da allora – fieramente – è detto il ponte degli Alpini. Come osservano gli esperti, il ponte di Bassano è diventato un ‘iconema’, cioé un elemento fondamentale del paesaggio e anche un simbolo non solo della città ai piedi del monte Grappa ma di tutta la bella Italia, come il ponte di Rialto a Venezia o il ponte Vecchio a Firenze.

Andrea Palladio disegnò il ponte di Bassano immaginandolo come un’opera "comodissima e bella" e nei suoi "Quattro Libri dell’Architettura" ne pubblicò anche una versione idealizzata: "Prese come modello le ampie capriate delle chiese veneziane che dovevano coprire grandi luci", spiega Guido Beltramini, direttore del Centro internazionale di studi di architettura intitolato al Palladio. Nell’arco di due secoli il ponte subì vari danni, sia per la forza del fiume sia per gli urti delle zattere o del legname sciolto che veniva fatto scendere lungo il Brenta: il 19 agosto 1748 fu portato via "come una cesta" da un’alluvione, e già due anni dopo Bartolomeo Ferracina (autore anche dell’orologio meccanico della Torre dei Mori a Venezia) lo ricostruì. Nel 1813 però i napoleonici incendiarono il ponte di Bassano per ritardare l’avanzata degli Austriaci, così nel 1821 il Comune affidò ad Angelo Casarotti l’ennesima ristrutturazione, sempre tenendo come riferimento il modello del Palladio. Durante la Grande Guerra il ponte resse anche il passaggio dell’artiglieria pesante diretta al fronte. Elegante, prezioso e certamente ‘fotogenico’, il ponte di Bassano ha però rischiato di ‘sparire’ ancora una volta, in questo nuovo millennio: le quattro stilate che lo sostengono stavano sprofondando. Per questo si è dovuto affrontare un complesso (e tormentato) restauro per rimetterlo in sesto, anche con la posa di una nuova trave reticolare in acciaio inox rivestita in legno, un’anima più forte per sostenere tutta la costruzione. È stata rifatta anche la pavimentazione e si è intervenuti sulla caratteristica copertura a capanna e sulla romantica balaustra. Dopo le cure (costate circa sette milioni di euro), il ponte è stato riaperto e risanato. E fino al 10 ottobre la mostra ‘Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia e mito’ al Museo Civico (aperta tutti i i giorni dalle 10 alle 19 eccetto il martedì) offre disegni originali, mappe antiche, calotipi, cioé le prime prove fotografiche foto che lo ritraevano, e i dipinti del Canaletto che vagheggiava un ponte palladiano anche a Venezia. L’allestimento scenografico certo invoglia, ancora una volta, ad attraversare il magico ponte per darci la mano – come vuole il famoso canto degli Alpini – e scambiarci, teneramente, "un bacin d’amor".