Giovanni Morandi Il 4 giugno 1989 si svolsero in Polonia le prime elezioni politiche quasi libere, dopo mezzo secolo di comunismo, che era sicuro di vincere. Sul diario annotai queste impressioni: "Smentendo tutte le previsioni di un regime che non sa più vedere la realtà, ha vinto Solidarnosc con il 99 per cento. È un voto che...

Giovanni

Morandi

Il 4 giugno 1989 si svolsero in Polonia le prime elezioni politiche quasi libere, dopo mezzo secolo di comunismo, che era sicuro di vincere. Sul diario annotai queste impressioni: "Smentendo tutte le previsioni di un regime che non sa più vedere la realtà, ha vinto Solidarnosc con il 99 per cento. È un voto che cambierà la storia. Nel pomeriggio c’era un pesante e stupito silenzio nelle strade, quasi paura di aver vinto troppo. Unica manifestazione di giubilo una Trabant, color celeste cielo, che è passata davanti all’hotel Victoria, ha fatto un paio di giri nella piazza suonando un gracchiante clacson ed è svanita". I primi increduli furono proprio i polacchi, quel giorno cominciò la frana che avrebbe travolto l’Urss. Ho chiesto a un amico polacco che cosa sia rimasto di quella Polonia eroica, che ebbe come guide carismatiche papa Wojtyla e Walesa e mi ha indicato due aspetti, una convinzione e un risentimento. La convinzione, nonostante si parli di Polexit, di voler rimanere nell’Europa (l’alternativa è l’orso russo) e il risentimento nel vedersi di nuovo strumentalizzata. Allora da un’Europa che usava la Polonia come grimaldello per scardinare il blocco sovietico e oggi da un’Europa che è ostile alla Polonia perché preferisce il primato del diritto nazionale e la difesa dei confini. Ma anche con Walesa le piazze di Varsavia avevano una forte impronta nazionale. La differenza di oggi riguarda la politica virata a destra con la guerra all’immigrazione e la Chiesa che ha ancora un grande ascendente sull’opinione pubblica e che si è chiusa su posizioni conservatrici, vedi l’abolizione dell’aborto. Insomma i tempi eroici sono finiti.