Piero Chiambretti con Carlo Ancelotti in una passata edizione del torneo di tennis per vip di Milano Marittima
Piero Chiambretti con Carlo Ancelotti in una passata edizione del torneo di tennis per vip di Milano Marittima
Chiambretti, in un’intervista di due anni lei fa disse che il calcio la stava annoiando. Adesso, ogni lunedì in seconda serata su Italia 1 conduce Tiki Taka. La pensa ancora così? "Il calcio non è più quello degli anni Novanta, non ci sono più i giocatori-bandiera. Le partite belle sono pochissime. Oggi se qualcuno fa un tunnel te lo presentano come un fenomeno. Ma le partite davvero divertenti si contano sulle dita delle mani di un monco". Lei nasce interista. "Quando da ragazzo giocavo a pallone mi chiamavano Suarez. Poi Meroni morì a cinquanta metri da casa mia, e la settimana seguente il Torino vinse 4-0 nel derby, il quarto gol lo segnò Alberto Carelli che portava proprio la maglia di Meroni. Lo interpretai come un segno del destino". Fino a non molto tempo fa i giocatori della Juventus spesso venivano nel suo ristorante. "Ciro Ferrara aveva aperto delle pizzerie, e, quando venne da me, lo mettemmo a infornare le pizze. Gli scattai una foto che ora è appesa nel locale con sotto la scritta ‘Licenziato’". Ai tempi di ‘Prove tecniche di trasmissione’ lei si occupò molto di calcio, con alcuni servizi divertenti. "Nell’88-89 i calciatori non erano...

Chiambretti, in un’intervista di due anni lei fa disse che il calcio la stava annoiando. Adesso, ogni lunedì in seconda serata su Italia 1 conduce Tiki Taka. La pensa ancora così?

"Il calcio non è più quello degli anni Novanta, non ci sono più i giocatori-bandiera. Le partite belle sono pochissime. Oggi se qualcuno fa un tunnel te lo presentano come un fenomeno. Ma le partite davvero divertenti si contano sulle dita delle mani di un monco".

Lei nasce interista.

"Quando da ragazzo giocavo a pallone mi chiamavano Suarez. Poi Meroni morì a cinquanta metri da casa mia, e la settimana seguente il Torino vinse 4-0 nel derby, il quarto gol lo segnò Alberto Carelli che portava proprio la maglia di Meroni. Lo interpretai come un segno del destino".

Fino a non molto tempo fa i giocatori della Juventus spesso venivano nel suo ristorante.

"Ciro Ferrara aveva aperto delle pizzerie, e, quando venne da me, lo mettemmo a infornare le pizze. Gli scattai una foto che ora è appesa nel locale con sotto la scritta ‘Licenziato’".

Ai tempi di ‘Prove tecniche di trasmissione’ lei si occupò molto di calcio, con alcuni servizi divertenti.

"Nell’88-89 i calciatori non erano ancora divi, il prepartita era sacro. Dentro ‘Va pensiero’ volevo raccontare il calcio che non si vedeva. Così prenotavo, con altri cognomi, una o due stanze nello stesso albergo dei ritiri delle squadre. Ero dentro un cavallo di Troia. Entravamo con le telecamere smontate nelle valigie e aspettavamo il momento opportuno. Quando sentivo che i giocatori andavano a pranzo o colazione ci precipitavamo fuori. Anche solo inquadrarli in quella situazione era un avvenimento. A volte entravo in smoking sul campo di calcio insieme con i giocatori. Oggi verrei arrestato".

Cosa successe?

"Una volta capitai sul campo della Roma, il giorno dopo l’estrazione della Lotteria Italia. Qualcuno aveva scritto che Voeller aveva vinto il primo premio, così lo avvicinai, lì sul campo, poco prima della partita, e gli chiesi se avesse nascosto il biglietto vincente nei calzettonen. Un’altra volta avvicinai Baresi e gli chiesi: qual è il tuo sport preferito?"

Una volta sorprese Maradona nudo.

"Ero nello stesso hotel, in centro a Torino. Allungando una mancia di diecimila lire a un cameriere, seppi quale era la sua stanza. Poi bussai alla sua porta fingendo di essere Gianni Minà. ‘Diego, apri, sono Gianni...’ Anche se non sono un grande imitatore, Maradona ci cascò. Ma era sotto la doccia, e venne ad aprire completamente nudo. Insomma, ho potuto vedere anche il Maradona che nessuno ha mai visto. Con la velocità e la prontezza di un rapace dell’area ci sbatté la porta in faccia, ma riuscii lo stesso a scambiare due battute attraverso l’uscio. Invece di Porta a Porta, io facevo solo Porta".

Arriviamo a Sacchi.

"A quei tempi era il supereroe che aveva rivoluzionato il calcio mondiale. Sempre col solito trucco dell’albergo riesco a intercettarlo. Lo avvicino e gli dico: ‘Sacchi lei è un fenomeno, ma anche lei ha commesso un errore: non ha mai usato la brillantina Linetti’. Mi guardò sconcertato e chiamò il direttore dell’albergo per farmi allontanare. Siccome ero un ospite, non potevano cacciarmi. Allora il direttore mi disse che potevo stare, ma non potevo uscire dal perimetro di un tappeto persiano di 5 metri per 3 che era poco più in là. E così feci un’intervista a distanza, dal tappeto".

Lei ha detto che per gli uomini il calcetto è un alibi per stare lontani dalle donne.

"Ogni giovedì succede una cosa meravigliosa. Uomini e donne che hanno una relazione escono di casa separatamente. Gli uomini vanno a giocare a calcetto, ma spesso non ci vanno, e le donne escono con le amiche, oppure no. Il calcetto è un girone dantesco dove si può finire dopo la morte".

Le hanno rimproverato di aver fatto un programma come La Repubblica delle Donne, ma tra i suoi collaboratori di donne non c’è neanche una.

"Non è vero, non sono tantissime ma ci sono. Chiara Maranghi per esempio lavora con me da 15 anni, e anche la costumista. Per quanto riguarda gli autori lavorano con me da talmente tanto tempo. Non è certo un atteggiamento dovuto a misoginia".

Ha dichiarato: se fossi una donna non uscirei con me. Conferma?

"Confermo, e anzi incremento. Con gli anni si perde la presenza fisica. Già tempo fa se mi guardavo allo specchio pensavo di non avere chances. Adesso mi guardo e vorrei essere quello di 15 anni fa".

Ha detto di credere nel colpo di fulmine.

"Ci credevo, al punto che avevo un colpo di fulmine ogni venti minuti e tornavo a casa completamente ustionato. Diciamo che oggi ho cambiato la mia visione, invece del colpo di fulmine ho il colpo di frusta."

È vero che nella classe di sua figlia, Margherita, 9 anni, sono tutti juventini?

"Sì, ci abbiamo fatto anche uno spot. Lei mi telefona e mi chiede: papà, ma sei sicuro che debba tifare Toro? Qui tifano tutti per Juve, Inter, Milan. Io le rispondo: ‘cambieremo scuola’"

Cosa le ha portato l’esperienza di ammalarsi di Covid?

"E’ cambiato tutto, ora ogni cosa è diventata molto relativa. Paradossalmente, ho meno paura del futuro. Vivo alla giornata. Ora sono sul terrazzino di casa mia, c’è il sole, sembra primavera, sono abbastanza noto perché qualcuno mi cerchi per un’intervista. Mi godo il momento. Fra un’ora potrà essere tutto diverso. Non faccio progetti né a medio né tantomeno a lungo termine".

La morte di sua madre Felicita ha cambiato il suo rapporto con la spiritualità?

"Lei seguiva molto tutto ciò che riguardava il paranormale, la veggenza, le scienze orientali. Una serie di eventi che si sono manifestati dopo la sua morte mi ha fatto prendere coscienza che qualcosa dopo la morte esiste. Credo in un’energia, se non proprio negli angeli o nei fantasmi. Oggi mi sento più forte proprio grazie a questa energia. Non credo sia un caso se mia madre sia morta proprio nella notte in cui io guarivo".