di Nino Femiani Il Novecento appare a molti già come un ricordo lontano, un’immagine sbiadita. Eppure il secolo scorso ha prodotto, più che in ogni altra epoca, miti, volti, storie. Sophia Loren è una di queste leggende e fa un certo effetto vederla di colpo adolescente in uno spiazzante ritorno al passato. Lei, l’irresistibile e sofisticata diva planetaria, di cui pensavamo di sapere tutto, anche il numero di scarpa, riesce ancora a sorprenderci. Con un tuffo carpiato all’indietro di 70 anni, eccola in un bianco e nero che sprizza glamour e scatena un eccitante effetto nostalgia. Il merito è di tre scatti che escono da una busta anonima zeppa di negativi dell’Archivio Carbone, uno shopper giallo su cui, come ha scritto Natascia Festa sul Corriere...

di Nino Femiani

Il Novecento appare a molti già come un ricordo lontano, un’immagine sbiadita. Eppure il secolo scorso ha prodotto, più che in ogni altra epoca, miti, volti, storie. Sophia Loren è una di queste leggende e fa un certo effetto vederla di colpo adolescente in uno spiazzante ritorno al passato. Lei, l’irresistibile e sofisticata diva planetaria, di cui pensavamo di sapere tutto, anche il numero di scarpa, riesce ancora a sorprenderci. Con un tuffo carpiato all’indietro di 70 anni, eccola in un bianco e nero che sprizza glamour e scatena un eccitante effetto nostalgia. Il merito è di tre scatti che escono da una busta anonima zeppa di negativi dell’Archivio Carbone, uno shopper giallo su cui, come ha scritto Natascia Festa sul Corriere del Mezzogiorno, l’unico indizio era una data: 21 settembre 1949. Dentro però c’era un tesoro.

Tre negativi, tre scatti, forse tre "scarti" tenuti a mollo, a disposizione della cliente o della redazione, come si faceva un tempo. Tre spezzoni con una grana iconica e un contrasto eccezionale. Immortalata in quell’emulsione di inimitabile nitidezza, c’è una quindicenne impacciata, sorriso appena accennato, seria come se andasse a una prima al San Carlo o a un incontro galante in un’aristocratica magione napoletana. Abito bianco lungo di taffettà, una collana di pietre colorate, piccole roselline a gonfiare il seno acerbo di ragazzina e un numero attaccato al collo. Sì, perché le tre immagini di Sofia Scicolone da Pozzuoli (allora senza la "h" di imprinting hollywoodiano), immortalate dalla 35 millimetri di Riccardo Carbone, fotografo del quotidiano Il Mattino, congelano i passi della sfilata preliminare per il titolo di "Regina del mare" che si concluderà un mese dopo al “Metropolitan” di Napoli. Come si vede (meglio, come si intuisce) in uno sbiadito cinegiornale della Settimana Incom, Sofia partecipa alla finale, ma non vince. Trionfa invece Iole Lastella, laureanda in legge, che, dopo la rituale passeggiata nel cocchio reale tra due ali di folla, finisce parcheggiata nel dimenticatoio.

Non così Sofia, che incoraggiata dalla mamma Romilda – nel 1932 aveva vinto un concorso per andare a Hollywood come sosia di Greta Garbo, ma per l’opposizione dei suoi genitori vi rinunciò – nel ’50 approdò a Miss Italia, dove vinse la corona di Miss Eleganza. Da allora un successo dopo l’altro, fino all’Oscar dieci anni dopo con l’interpretazione di Cesira nella Ciociara di De Sica.

Una carriera che non si è mai fermata, quella di Sophia, fino all’odierno remake della pellicola del ’77 di Moshé Mizrahi La vita davanti a sé, il film diretto dal figlio Edoardo Ponti nel quale a 86 anni ci regala una leggendaria interpretazione, forse più intensa di quella che valse il Bafta a Simone Signoret e allo stesso Mizrahi l’Oscar come miglior film straniero nel 1978.

La cavalcata tra i successi e i personaggi ci fa apprezzare vieppiù la scoperta fatta nello scrigno magico di Carbone. È merito di quel progetto appassionato, portato avanti da quattro anni dall’“Associazione Riccardo Carbone”, se "memoria" non è un astratto concetto, ma un fatto, anche consultabile online. L’archivio fotografico è composto da 500 mila negativi, oltre a migliaia di stampe e lastre di vetro, una documentazione che copre un arco cronologico tra i primi anni Venti e l’inizio dei Settanta. Mezzo secolo di storia del Novecento, raccontato in quel mare di splendidi negativi, ma finora ne è stato digitalizzato solo l’1%, 5 mila foto. Per questo motivo è stato lanciato un originale crowdfunding, si chiama "adotta un servizio". Chi contribuisce con una piccola cifra ottiene la stampa, formato 20x30, di una tra le foto digitalizzate e verrà aggiunto il suo nome in calce al "servizio adottato". La scoperta della giovane Sofia incoraggerà di certo il processo di adozione.