Lo scrittore danese Peter Høeg (59 anni) autore de "Il senso di Smilla per la neve"
Lo scrittore danese Peter Høeg (59 anni) autore de "Il senso di Smilla per la neve"

Pordenone, 18 settembre 2016 - Adora Dante e scrive thriller in un clima da catastrofe imminente. Eppure, secondo lui, il male non esiste. "Se il tuo amore è abbastanza forte, allora ami anche i demoni", sorride citando Padre Pio. Parlare con Peter Hoeg, scrittore danese dallo sguardo di ragazzo, viene fin troppo facile; sarà per la sua vita avventurosa (nel suo curriculum figurano passioni e occupazioni non propriamente letterarie ma vere, come schermitore, ballerino, attore, marinaio). O forse per quell’alone leggendario, alimentato dal suo caparbio volersene stare in disparte, sparendo per mesi e tenendo praticamente segreti indirizzo e numero di telefono. Nemmeno un profilo Facebook! Scelta che fa di lui l’uomo ideale, in un mondo di maschi senza vergogna, capaci di sbattere in rete i più insipidi pensieri.

Il celebrato autore del bestseller “Il senso di Smilla per la neve”, 5 milioni di copie vendute (800mila in Italia) - con cui Høeg si è aggiudicato il Dilys Award nel 1994, premio letterario statunitense per la letteratura poliziesca, e da cui il regista Bille August ha tratto l’omonimo film nel 1997, interpretato da Julia Ormond, Gabriel Byrne e Vanessa Redgrave - rompe un silenzio lungo 5 anni per tornare in libreria con “L’effetto Susan”, presentato al festival letterario Pordenonelegge ed edito per i tipi di Mondadori, come altri suoi romanzi precedenti, fra i quali “I quasi adatti”, “La donna e la scimmia”, “La bambina silenziosa” e “I figli dei guardiani di elefanti”.

Susan Svendsen, la protagonista del racconto, è una scienziata che si occupa di fisica quantistica, illuminata da un dono: di cosa si tratta?
"Ha la capacità di farsi confidare ogni segreto. Durante un viaggio in India viene accusata, con la famiglia, di una serie di reati; verranno salvati e torneranno in patria, ma a una condizione... e il suo dono diventerà la chiave di un intreccio molto più grande di lei".

Ancora una donna alla quale lei attribuisce qualità speciali (Smilla sapeva “leggere” la neve): cosa la ispira?
"La realtà. Conosco veramente due persone che sono fatte così: una giovane donna e un signore anziano. Nel primo caso ero in traghetto fra due isole (in Danimarca ce ne sono qualcosa come 1500), e durante i 20 minuti di traversata ho osservato attentamente questa ragazzina in piedi, appoggiata alla spalletta e quello che è accaduto; due marinai le si sono avvicinati e hanno iniziato a raccontarle la storia della propria vita. Stessa cosa è successa a bordo di un taxi, con l’autista che, quasi inconsciamente, si è messo a nudo, svelando i suoi segreti più intimi. Così ho deciso di scrivere il libro".

Un dono che sarebbe utile a politici e capi di Stato...
"Mi piacerebbe esistessero papi e presidenti con questo talento (ride, ndr.), ma questo non succede. Eppure qualcosa si può fare: in Danimarca lavoro con il governo nella formazione dei professori, ai quali insegno proprio l’empatia. Non è a stessa cosa, ma sono sicuro che molte cose si possano apprendere e che ogni essere umano abbia la capacità di ispirare al prossimo l’onestà".

Una certezza forse dovuta anche al fatto che ogni mattina lei fa meditazione?
"I doni che descrivo nei miei romanzi sono talenti speciali, ma molto umani, niente di soprannaturale: Susan subisce un’empatia della quale farebbe volentieri a meno, perché la costringe a essere troppo in contatto con il prossimo. Facendo meditazione ho capito però che sia possibile aprire una porta, un piccolo sipario".

Susan scopre un piano che prevede di portare in salvo su un’isola l’élite del Paese (politici, accademici, artisti) in caso di catastrofe planetaria e, in quanto intellettuale, sarebbe fra questi eletti: si metterebbe in salvo con i suoi quattro figli?
"No, non accetterei. La felicità non è un’esperienza individuale, deve essere un bene collettivo. Quello che mi domando, invece, è come si possa essere felici con l’inquinamento mondiale, la fame nel mondo, le guerre: siamo tutti nella stessa barca, danesi come italiani o africani (sua moglie Akinyi è keniota, ndr.). Isolarsi nel proprio mondo è sbagliato, siamo cittadini dello stesso pianeta e non possiamo permetterci il lusso di pensare soltanto alla nostra felicità".

Alternative?
"È necessario fare uno sforzo globale, per non dimenticare che ogni giorno nel mondo muoiono 25mila bambini per fame o guerre: restando nei nostri confini, credo fermamente che l’Europa unita non sia un’idea perfetta, ma necessaria".

Vedremo la trasposizione cinematografica dell’Effetto Susan?
"Dopo il caso di Smilla? Mai più".

Pordenonelegge - Il programma di oggi

Oggi per il gran finale del festival della letteratura, incontro con il grande paroliere, Giulio Rapetti, in arte Mogol e il suo libro“Il mio mestiere è vivere la vita”: inoltre uno struggente romanzo di formazione, l’opera prima nel mondo della narrativa di Gianni Amelio dal titolo “Politeama”. Tra le proposte italiane, Susanna Tamaro con “La tigre e l’acrobata”, Vittorino Andreoli con “La mia corsa nel tempo” e Giampiero Mughini con “Come vivere felici senza Facebook, Twitter e Follower”. (www.pordenonelegge.it).