6 gen 2022

Morto Peter Bogdanovich, regista di 'Paper Moon'

Aveva 82 anni. Ha diretto Barbra Streisand in "Ma papà ti manda sola?". Attore nella serie tv  'I soprano'

US director Peter Bogdanovich arrives for the premiere of 'She's funny that way', at the 71st annual Venice Film Festival at the Lido in Venice, Italy, 29 August 2014. 'She's funny that way' is presented out of competition at the festival that runs from 27 August to 06 September.  ANSA/ETTORE FERRARI
Peter Bogdanovich, morto a 82 anni

Roma, 6 gennaio 2022 - Hollywood a lutto per Peter Bogdanovich: il regista di film come "L’Ultimo Spettacolo" e "Paper Moon - Luna di Carta" è morto a 82 anni nella sua casa di Los Angeles. Considerato uno degli esponenti di punta della ‘Nuova Hollywood’ degli anni Settanta, Bogdanovich è morto oggi dopo la mezzanotte per cause naturali, ha detto la figlia Antonia all’'Hollywood Reporter'.

Immediate le reazioni dell’industria dei sogni: Francis Ford Coppola si è detto 'devastato'. "Un grande amico e un campione del cinema con la ‘C’ maiuscola", ha commentato il collega Guillermo del Toro. Ispirato da 'Citizen Kane' di Orson Welles, Bogdanovich aveva cominciato la sua carriera come programmatore e critico cinematografico per 'Esquire'.

Trasferito a Los Angeles, aveva fatto amicizia con il maestro dell’horror Roger Corman grazie al quale alla fine degli anni Sessanta aveva girato i suoi primi film, lo sconfessato 'Voyage to the Planet of Prehistoric Wome' e il giallo 'Bersagli', un omaggio a Boris Karloff. Il successo era arrivato nel 1971 con 'L’Ultimo Spettacolo' ispirato al romanzo di Larry McMurtry - nel cast Jeff Bridges, Cybill Shepherd, Ellen Burstyn e Cloris Leachman - che aveva conquistato otto nominations e due Oscar, e che fu anche un inatteso successo commerciale, con 29 milioni di dollari al box office contro poco più di un milione di costi di produzione. 

I film

La filosofia di Bogdanovich, ispirata dalla nouvelle vague francese, fu chiara fin dagli esordi: tutti i grandi film sono già stati realizzati, e ai contemporanei non resta altro che proporre una poetica della nostalgia, rifacendo i grandi e insuperati classici degli anni Quaranta e Cinquanta.

Nacquero così remake originali come 'Ma papà ti manda sola?' del 1972 che riprende lo stile di Vincent Minnelli e fu campione d’incassi ai botteghini: recitarono per Bogdanovich Barbra Streisand e Ryan O'Neal e il film fu più tardi incluso dall’American Film Institute tra le 100 migliori commedie di tutti i tempi. L’anno dopo fu la volta di 'Luna di Carta', ispirato al cinema di Frank Capra, con O'Neal nella parte del protagonista accanto alla figlia Tatum che all’epoca delle riprese aveva appena nove anni e per quel film vinse l’Oscar.

Sulla cresta dell’onda, Bogdanovich rifiutò poi film come 'Il Padrino', 'L’Esorcista' e 'Chinatown'. Più di recente, la sua filmografia include 'Mask' con Cher e 'The Cat’s Meow' con Kirsten Dunst. Il regista aveva avuto anche una parte da attore ne 'I Soprano' e piccoli ruoli nei 'Kill Bill' dopo aver abitato per un anno ospite di Quentin Tarantino. Prestò anche la sua voce a un personaggio dei Simpson.

La vita privata

Chiacchieratissima la vita privata: tra le relazioni che fecero scandalo all’epoca ci fu quella con la Shepherd, che aveva diretto in quattro film e per cui lasciò la moglie e collaboratrice Polly Platt, e con la Playmate Dorothy Stratten che venne poi uccisa dall’ex marito geloso. 

La biografia

Nato a Kingston (New York) il 30 luglio 1939, da padre serbo e da madre austriaca di famiglia ebrea, Bogdanovich ha cominciato a studiare recitazione sotto la guida di Stella Adler dell’Actor Studio, per ottenere di lì a poco un incarico come programmatore dei film in proiezione al MoMa di New York. Successivamente è diventato regista, facendo fatto parte di quella scuola definita “New Hollywood” insieme a William Friedkin, Brian De Palma, George Lucas, Martin Scorsese, Michael Cimino e Francis Ford Coppola.

Grande estimatore della tradizione hollywoodiana degli anni Trenta e Quaranta, con la quale ha stabilito un vero e proprio dialogo in qualità di critico, i film di Bogdanovich sono caratterizzati da uno stile sobrio e il ricorso alla citazione si rivela originale mezzo espressivo per una riflessione sul recente passato degli Stati Uniti che privilegia la dimensione dell’immaginario cinematografico. Nel 1979 ha ricevuto il premio Pasinetti alla Mostra del cinema di Venezia con “Saint Jack”. Ha scritto diversi libri sul cinema, spesso tratti da interviste con registi. Celebre è il suo “Il cinema di Orson Welles”, torrenziale conversazione con il regista di “Quarto potere”, ma importanti studi sono anche stati dedicati da Bogdanovich a Hitchcock, Howard Hawks, Fritz Lang, Allan Dwan e John Ford. 

 

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