I cali improvvisi della glicemia possono spiegare perché siamo sempre affamati
I cali improvvisi della glicemia possono spiegare perché siamo sempre affamati

Roma, 13 aprile 2021 - Anche a parità di regime alimentare, alcune persone tirano senza problemi da un pasto al successivo senza brontolii allo stomaco, altre invece dopo poche ore sono già affamate. Risultato: finiscono per mangiare prima e di più, il che è un bel problema se si sta cercando di perdere peso. I ricercatori del King's College London e della società di ricerca scientifica ZOE sono convinti di avere capito perché succede: è colpa di improvvisi e consistenti cali della glicemia, ossia la concentrazione di zuccheri nel sangue.

Il team ha raccolto i dati di 1070 persone che, ogni giorno per due settimane, hanno consumato la mattina una colazione con la medesima quantità di calorie e poi due pasti a loro scelta. Per tutta la durata dell'esperimento i partecipanti hanno indossato un sistema di monitoraggio continuo del glucosio, che ha permesso di misurare costantemente la loro glicemia, oltre a un dispositivo per monitorare il sonno e l'attività. Dovevano inoltre riportare su un'app i livelli della fame che provavano e il resoconto dettagliato di cosa e quando avevano mangiato.

I ricercatori hanno notato che in alcuni soggetti, a distanza di 2-4 ore dal picco glicemico che si verifica normalmente dopo avere mangiato, si registrava un brusco e significativo calo della concentrazione degli zuccheri nel sangue. Queste persone "sentivano un aumento della fame del 9% rispetto a quelle con cali della glicemia contenuti e aspettavano in media mezz'ora meno prima del pasto successivo, anche quando avevano mangiato le stesse cose". E così, per tappare il buco nello stomaco, si ritrovavano a fine giornata con 312 calorie consumate in più, che nell'arco di un anno possono tradursi in un aumento del peso di nove chili.

In base ai dati che hanno analizzato, i ricercati hanno escluso correlazioni fra cali di glicemia alti o bassi e fattori come età, peso e indice di massa corporea. Pensano piuttosto che un ruolo chiave lo giochi il metabolismo individuale, e che quindi "scegliere cibi che lavorano insieme alla biologia specifica di ciascuno può aiutare le persone a sentirsi sazie più a lungo e a magiare meno".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Metabolism.