Foto: CHUYN / iStock
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I cicloni tropicali come gli uragani e i tifoni si stanno avvicinando in modo sempre più pericoloso alle coste, minacciando numerosi stati costieri e insulari che sono già parecchio esposti a fenomeni meteorologici di quel tipo. Si tratta di una tendenza che negli ultimi 40 anni circa ha subito un peggioramento costante, e molto probabilmente è una delle ennesime conseguenze del riscaldamento globale. A lanciare l’allarme è un importante studio condotto di recente dall’Imperial College London.

30 chilometri più vicini alle coste ogni 10 anni

Gli esperti hanno analizzato i dati satellitari (riferiti a tutto il mondo) dal 1982 al 2018 in merito alla formazione, al movimento e all’intensità dei cicloni tropicali. Dai risultati, innanzitutto, è emerso che gli uragani e i tifoni che si formano in mezzo agli oceani si avvicinano alle coste di 30 chilometri ogni dieci anni. Più sono prossimi alle coste, più queste tempeste possono creare danni alle popolazioni, come è successo ad esempio con l’Uragano Sandy del 2012 o l’Uragano Dorian del 2019, che prima di abbattersi sui centri abitati sono rimasti vicini alla costa statunitense per diverso tempo.

L’impatto dei cambiamenti climatici su uragani e tifoni

Numerosi studi passati, come quello del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory (GFDL), hanno accertato che c’è un rapporto tra il riscaldamento globale (causato anche da attività umane) e la maggiore intensità delle tempeste tropicali. Secondo gli autori dello studio inglese, però, la scienza si sta concentrando troppo sul legame tra clima e potenza dei cicloni tropicali, dimenticando spesso i loro cambiamenti in termini di posizione. L’ultima ricerca ha voluto quindi approfondire questo aspetto, che pare sia strettamente connesso al clima sempre più caldo che caratterizza il nostro pianeta. Gli accademici, pur non avendone ancora la certezza, sostengono che l’avvicinamento dei cicloni alle coste potrebbe essere collegato ai cambiamenti nei modelli atmosferici tropicali, presumibilmente innescati dagli stravolgimenti climatici in corso negli ultimi decenni.

Il rischio per le regioni costiere

"Il nostro studio mostra che i cicloni stanno diventando più distruttivi perché trascorrono più tempo vicino alle coste rispetto a decenni fa. Per alcune comunità costiere di tutto il mondo, il rischio di subire danni ingenti potrebbe essere in aumento”, ha detto Shuai Wang, autore principale della ricerca e membro del dipartimento di fisica dell’Imperial College London. Analizzare la posizione di questi fenomeni meteorologici, spiegano gli esperti, è fondamentale per comprenderne l’escalation di potenza e distruttività che si sta osservando. Ogni anno negli oceani tropicali si sviluppano dagli 80 ai 100 cicloni, che colpiscono in prevalenza le regioni del Pacifico, dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano. Più questi fenomeni si conoscono, più si possono prevedere. Nella speranza di limitare i danni sulle popolazioni