Martedì 23 Luglio 2024

Perché il 25 giugno è il Color Tv Day e cosa vuol dire

Dopo anni di bianco e nero, nel 1951 per la prima volta migliaia di persone assistettero a quella che, per i tempi, poteva sembrare quasi una magia

Color Tv Day il 25 giugno: significato e storia

Color Tv Day il 25 giugno: significato e storia

Le rivoluzioni passano anche per le sfumature di rosso, blu e giallo: è con queste parole che si potrebbe riassumere, con una punta di nostalgia, ciò che avvenne per la prima volta nell’estate del 1951, quando fu finalmente possibile assistere alla trasmissione di immagini a distanza a colori. Arrivati a quel punto, erano ormai quasi trent’anni che la televisione esisteva (l’invenzione risale al 1927) ma si era sempre stati abituati a fruire dei suoi (limitati) contenuti solo ed esclusivamente in bianco e nero.  

La storia del Color Tv DAY

Le sperimentazioni in materia andavano in realtà avanti già da ormai diversi anni: nel 1940, a proposito, il messicano Guillermo González Camarena inventò un sistema per la trasmissione della televisione a colori, chiamato sistema tricromatico sequenziale di campo (STSC), che ricevette il brevetto negli Stati Uniti il 15 settembre 1942. Nel giugno del 1951, David Sarnoff, vicepresidente e direttore generale della Radio Corporation of America (RCA; in seguito RCA Corporation), presentò un sistema che utilizzava specchi dicroici per separare le componenti blu, rosse e verdi dell'immagine originale e focalizzare ciascuna componente sul proprio tubo della telecamera monocromatica. Il sistema a colori della RCA era compatibile con i televisori in bianco e nero esistenti: il resto è storia. Per assistere al primo grande evento in broadcast interamente a colori si sarebbe dovuto aspettare altri tre anni: la rete RCA riuscì infatti a mandare in onda la Rose Parade del 1954, un evento annuale organizzato il giorno di Capodanno, lasciando senza parole i telespettatori dell’epoca che fino a quel punto erano stati abituati a tutt’altro tipo di qualità.

E in Italia?

Il nostro Paese ha dovuto attendere a lungo per poter usufruire di questo privilegio. La Rai ha infatti dato ufficialmente il via alle sue trasmissioni a colori a partire dal 1° febbraio del 1977, con ben dieci anni di ritardo rispetto ad altri Paesi del mondo a causa di alcune feroci opposizioni politiche dell’epoca. C’era infatti chi - soprattutto da parte nel Partito Repubblicano, all’interno dei sindacati e nell’opposizione della sinistra - temeva che l’introduzione di questa innovativa tecnologia avrebbe portato ad un aumento dei consumi fuori controllo. Inutile negare, ad ogni modo, che tra i principali oppositori dell’epoca ci furono anche i rappresentanti dell’industria radiotelevisiva, che vedevano nella televisione a colori un pericoloso concorrente. Furono anni tesi, in cui le trasmissioni a colori vennero osteggiate fintanto che non arrivò, finalmente, il momento di cambiare direzione. Nicoletta Orsomando alle 19.20 su Rete Uno e Rosanna Vaudetti alle 19.10 su Rete Due ebbero l’onore di aprire la regolare trasmissione televisiva a colori, limitata inizialmente a sole 42 ore settimanali, divise in 6 ore al giorno per ciascuna rete. Purtroppo, gli annunci di quei momenti non sono conservati negli archivi Rai, come la maggior parte della programmazione televisiva di allora, fatta eccezione per i telegiornali e alcuni programmi registrati. Una manciata di giorni dopo, il 28 febbraio dello stesso anno, fu il turno del telegiornale serale, arrivato in onda dopo diversi tentativi falliti e una serie di problemi tecnici di non poco conto. Ciliegina sulla torta fu l’avvento della pubblicità e colori e lo sbarco del gigante Mike Bongiorno e del format ‘scommettiamo’, le cui trasmissioni in technicolor presero il via il 5 gennaio del 1978.