Accade di rado che una conversazione finisca esattamente dove vogliamo
Accade di rado che una conversazione finisca esattamente dove vogliamo

Capita a tutti, continuamente: stiamo avendo una conversazione piacevole con qualcuno e purtroppo siamo costretti a chiuderla prima di quanto vorremmo. Oppure, molto peggio, ci ritroviamo incastrati in una conversazione che si sta trascinando più del dovuto e da cui non sappiamo come liberarci. Per una cosa così facile e così comune come parlare con gli altri, siamo inspiegabilmente privi di tempismo e di coordinamento. Non siamo noi a essere strani, il problema e il conseguente imbarazzo colpiscono chiunque, senza distinzioni: secondo uno studio condotto dalle università di Harvard, della Pennsylvania e della Virginia, che ha analizzato la dinamica di 932 conversazioni, solo il 2% si è concluso nel momento desiderato dai partecipanti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, o si sono protratte oltre quanto percepito come più che sufficiente, oppure hanno avuto una fine prematura. Il primo caso è quello che ci mette più a disagio e quindi che "sentiamo" di più, ma è frequente anche il secondo, che tuttavia temiamo di meno e ci resta meno impresso.




Nessuno vuole sembrare maleducato

"Ciò accade per due ragioni", spiega uno degli autori dello studio, Adam Mastroianni, "Primo, le persone non vogliono tutte parlare per la stessa quantità di tempo. Secondo, non sappiamo cosa desiderano gli altri, per cui, se anche volessimo risolvere il problema, non possiamo, perché per farlo dovremmo sapere cosa desiderano le altre persone e queste a loro volta dovrebbero sapere cosa desideriamo noi". In poche parole: è una questione di mancanza di coordinamento, causata probabilmente dall'educazione: "Non puoi semplicemente smettere di parlare con qualcuno di colpo e andartene, perché sarebbe da maleducati".

E se entrambi gli interlocutori fossero ostaggi?

A ispirare la ricerca sono state le feste a cui Mastroianni partecipava come studente, durante le quali gli capitava, come a tutti, la classica situazione del dialogo che si trascina senza sapere come defilarsi senza sembrare sgarbati. Domandandosi "e se entrambi gli interlocutori in realtà si sentissero ostaggi?", ha deciso di approfondire la questione insieme a un team di psicologi delle varie università. Sembrerebbe una questione veniale, ma non lo è: parlare è un comportamento sociale vitale per gli esseri umani, eppure il suo svolgimento e in particolare quel momento chiave ma enigmatico, la conclusione, non sono stati ancora studiati approfonditamente dalla scienza.

Conversazioni fra sconosciuti

Un primo esperimento ha coinvolto 252 sconosciuti, combinati in coppie e invitati a chiacchierare di argomenti qualunque per un minimo di un minuto fino a un massimo di 45. Come anticipato, solo nel 2% dei casi la conversazione è terminata nel momento giusto per entrambi. Il 69% dei partecipanti ha riportato di avere sentito a un certo punto il desiderio che la conversazione finisse; nel 46% dei casi entrambi gli interlocutori volevano chiudere prima di quanto poi accaduto. I partecipanti spesso pensavano che l'altra persona volesse continuare a parlare, molto più a lungo di quanto in realtà questa non avesse davvero intenzione.

I risultato hanno trovato conferma – ma con una maggiore sensazione delle persone di avere tagliato troppo corto – anche ripetendo le osservazioni su centinaia di coppie in confidenza: amici, parenti e coniugi. Nemmeno quando parliamo con persone che conosciamo bene riusciamo a chiudere la conversazione nel momento in cui vorremmo: in qualche modo la durata non è mai quella giusta, per nessuno dei due partecipanti.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.