La strana strategia dei passeri per garantire il successo della nidiata
La strana strategia dei passeri per garantire il successo della nidiata

Mamma e papà passero cacciano i piccoli dal nido anche prima che siano pronti ad affrontare da soli il mondo, come se non vedessero l'ora di liberarsi dei figli. Perché tanta fretta? Lo fanno per il loro bene: ma "loro" nel senso dei genitori, non dei figli. Il comportamento è piuttosto comune: i ricercatori della University of Illinois lo hanno osservato in 12 delle 18 specie di passeri che hanno esaminato in diversi habitat degli Stati Uniti. In questo modo i singoli pulcini hanno meno probabilità di sopravvivere, ma è un rischio che mamma e papà sono disposti a correre: "Spingendoli fuori dal nido prima", spiega l'autore principale Todd Jones, "beneficiano del 14% in più di probabilità che almeno un discendente riesca a diventare indipendente" e arrivi fino all'età adulta.


Meglio perderne uno che perderli tutti

Più tempo i piccoli restano tutti insieme nel nido, più cresce il rischio che l'intera nidiata venga eliminata da un predatore. Quindi, pur avendo profuso ogni sforzo possibile per crescere e proteggere i figli, a un certo punto i genitori li spingono a uscire "di casa" e li allontanano l'uno dall'altro, che siano pronti o meno a cavarsela da soli. Se anche qualcuno dovesse non farcela, almeno si evita che l'intera progenie sparisca in un colpo solo nelle fauci di un serpente o un procione.

Conta la sopravvivenza della specie

È una strategia scritta nel DNA, trasmessa di generazione in generazione, che poi anche i figli una volta cresciuti adotteranno con la loro prole. "Per tutti gli organismi che attuano cure parentali arriva sempre il momento del conflitto genitore-prole", dice Mike Ward, un altro dei ricercatori; "In questo caso è stato abbastanza sorprendente vedere che i genitori mettevano i pulcini in una situazione pericolosa che era vantaggiosa per i genitori stessi, ma non per i piccoli. Ma per i genitori ha senso, da un punto di vista evoluzionistico".

Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.


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