Foto: Drazen Zigic / iStock
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Chi occupa una posizione di potere ha maggiori probabilità di incolpare gli altri quando si presenta una situazione di difficoltà. E non solo: i capi, i politici o i dirigenti tendono anche ad avere meno sensibilità davanti alle disuguaglianze di qualsiasi tipo (un sintomo di scarsa empatia). A confermare scientificamente quella che - in parte - può essere definita una semplice opinione collettiva è stato il dottor Yidan Yin della Rady School of Management (Università della California di San Diego).

Perché le persone di potere tendono a incolpare gli altri

Il dottor Yin ha esaminato tre studi passati. Il primo è stato portato avanti tramite un sondaggio per misurare la percezione del potere di 363 soggetti che lavorano nel settore pubblico; il secondo ha coinvolto 393 membri del settore pubblico, con l’obiettivo di confrontare i modi in cui i dipendenti giudicavano i capi e viceversa; il terzo è stato condotto non sui lavoratori ma sugli studenti dell’Università della California di San Diego, usando lo stesso metodo dalla seconda ricerca.
Dai risultati è emerso che chi ricopre una posizione di potere tende a essere meno sensibile dinnanzi alle difficoltà dei suoi subordinati.
Yin, che ha pubblicato la ricerca sulla rivista Social Psychological and Personality Science, ha spiegato che le persone al comando hanno l’abitudine di adottare quella che negli USA viene definita "choice-mindset”, una mentalità di scelta. Cosa significa? Al posto di affidarsi alle competenze dei propri dipendenti (e di fidarsi di loro), tendono a non valorizzarli e a colpevolizzarli qualora qualcosa non dovesse andare nella direzione corretta. Insomma, chi ha potere tende a incolpare gli altri ed è più propenso a punirli.
 


Abusare di una posizione di vantaggio

I capi, secondo lo studio, dovrebbero essere più consapevoli del fatto che – sul posto di lavoro, ma non solo - hanno molte più opzioni (e più privilegi) a disposizione rispetto ai loro subordinati. Ciò li pone in una situazione di vantaggio di cui a volte abusano, con un conseguente atteggiamento negativo e controproducente nei confronti dei dipendenti. Si tratta di comportamenti che i manager adottano involontariamente per consolidare la gerarchia aziendale: “Rispetto a chi ha poco potere, chi ne ha tanto è meno consapevole dei vincoli che hanno gli altri. Di conseguenza, una persona di potere tende a colpevolizzare gli altri, senza rendersi conto della propria condizione di vantaggio”, ha detto l’autore dello studio.