Penelope Cruz (47 anni) e Antonio Banderas (61), passerella per Competencia oficial
Penelope Cruz (47 anni) e Antonio Banderas (61), passerella per Competencia oficial
di Andrea Martini Le star e l’aura di glamour che le circonda sono essenziali. Se mancassero non ci sarebbe partecipazione popolare alla festa: sono la garanzia del brivido innocente che scuote la folla in attesa del loro passaggio. Da tempo è però tramontata l’epoca in cui il lor sbarco al Lido faceva aumentare la febbre della Mostra. Qualche decennio fa l’intensità del loro appeal si misurava dal tempo concesso all’evento: poche ore, una notte e poco più. Oggi le attrici e gli attori più noti sono piuttosto stanziali, rimangono più...

di Andrea Martini

Le star e l’aura di glamour che le circonda sono essenziali. Se mancassero non ci sarebbe partecipazione popolare alla festa: sono la garanzia del brivido innocente che scuote la folla in attesa del loro passaggio. Da tempo è però tramontata l’epoca in cui il lor sbarco al Lido faceva aumentare la febbre della Mostra. Qualche decennio fa l’intensità del loro appeal si misurava dal tempo concesso all’evento: poche ore, una notte e poco più.

Oggi le attrici e gli attori più noti sono piuttosto stanziali, rimangono più giorni perché sono gli interpreti di più pellicole: due, tre, quatto. È un effetto della concentrazione che guida lo establishment produttivo e non c’è bisogno di algoritmi per capire che tutto ciò riguarda anche le manifestazioni avvantaggiate negli allestimenti e nelle spese. Tre giorni fa fotografa in Madres paralelas, ieri è tornata per Competencia oficial. Cambiano - non poi tanto- i ruoli, resta lo straordinario appeal della ultraquarantenne Penelope Cruz che non s’allontana da Venezia e con la sua presenza rende servizio ai due film, al fascino del Lido e al marketing degli abiti che indossa nelle tre serate. Oltretutto Penelope Cruz è attrice poliedrica, in grado di carattere e intensità e di passare dai toni drammatici del film di Almodovar a quelli comici del film del duo argentino Duprat-Cohn, sicché il raddoppiamento non crea saturazione. Accanto a lei ieri, un altro affezzionato del Lido, Antonio Banderas, portato la prima volta da Almodóvar nel 1988 con Donne sull’orlo di una crisi di nervi e l’ultima, nel 2019, da Steven Soderbergh con The Panama papers.

Il fenomeno è oramai diffuso ed è traversale rispetto al genere e alla grandezza dell’interprete. Oscar Isaac, la star latina più ricercata di Hollywood, è il giocatore d’azzardo del fulgido The card counter, il re degli Atreides del soporifero Dune, nonché il marito del remake di Scene da un matrimonio. Un caso a parte è offerto da Toni Servillo, attore straordinario, unico, sovrastante ogni altro della sua generazione, alla base dell’affermazione di uno stuolo di registi che si sono avvantaggiati del suo talento.

Artista che ai set del cinema porta in dono la coscienza del palcoscenico come ragion d’essere di ogni possibile interpretazione, Servillo è quest’anno alla Mostra come padre della famiglia Sorrentino in È stata la mano di Dio, irraggiungibile Scarpetta in Qui rido io, e guardia carceraria in Ariaferma. La sua presenza è certezza di qualità. Resta il problema più evidente. La multi-presenza degli attori in più film del medesimo Concorso rende impari la corsa i premi. Più partecipazioni rendono più probabile l’attribuzione dell’onorificenza, palma, leone o orso che sia.