29 apr 2022

Papi e cardinali: l’altra storia di Palazzo Venezia

Il quartier generale di Mussolini nacque nel ’400 come residenza di Paolo II e custodisce antichi tesori ora svelati al pubblico

beatrice
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10 giugno 1940: Benito Mussolini annuncia l’entrata. dell’Italia in guerra dal balcone di Palazzo Venezia
10 giugno 1940: Benito Mussolini annuncia l’entrata. dell’Italia in guerra dal balcone di Palazzo Venezia
10 giugno 1940: Benito Mussolini annuncia l’entrata. dell’Italia in guerra dal balcone di Palazzo Venezia

di Beatrice

Bertuccioli

La luce della Sala del Mappamondo restava accesa, di notte, a significare che “il governo non riposava mai“. Dal 16 settembre 1929 fu la sede del quartier generale di Mussolini e per tutti ancora oggi è il palazzo del Duce, lui affacciato al balcone del piano nobile e la folla in piazza Venezia che ascolta e applaude, anche quando risuona roboante e sinistro l’annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia. Ma Palazzo Venezia è stato ed è molto altro. Prima di tutto nobile dimora di Papi, palazzo rinascimentale ricco di opere d’arte, come ad esempio il Volto di Cristo del Beato Angelico (1445-1450). Uno scrigno di centinaia di quadri, sculture, ceramiche, armi, mobili, gioielli, tessuti. Un patrimonio che, tolto dalle sale per fare posto nel 1982 a una mostra su Garibaldi, è finito nei depositi del palazzo e lì è rimasto, invisibile. Ora un nuovo progetto di allestimento di Palazzo Venezia, promosso dall’Istituto creato nel novembre 2020, il “VIVE“ (Istituto Vittoriano e Palazzo Venezia), diretto da Edith Gabrielli, lo riporta finalmente alla luce. Un tesoro che i visitatori potranno scoprire da domani con visite nei depositi e, in seguito, direttamente nelle sale dove tornerà man mano – entro il 2023 – ad essere esposto.

Il progetto mira a riallestire il piano nobile di Palazzo Venezia, l’ala di rappresentanza che si affaccia su piazza Venezia e su via del Plebiscito, ala che comprende l’appartamento di papa Paolo II Barbo, con la Sala delle Fatiche di Ercole, ornata con affreschi del XV secolo e tre Sale monumentali. "Si tratta delle sale che costituiscono il nucleo più antico del palazzo, costruite – ricorda Edith Gabrielli – nella seconda metà del Quattrocento. Pietro Barbo si crea, da cardinale, il suo palazzo e poi, una volta divenuto Papa come Paolo II, lo amplia con tre grandi saloni monumentali, la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia".

Dopo la morte di Paolo II Barbo e fino quasi alla fine del Cinquecento, il palazzo viene abitato da vari Papi. "Poi, nel 1574, quando viene donato alla Repubblica di Venezia, l’edificio diventa la sede degli ambasciatori della Repubblica veneta, e a questo di devono i nomi di Palazzo Venezia e piazza Venezia. Dopo – ricorda la direttrice– con il crollo della Repubblica veneta, alla fine del Settecento, diventa sede dell’ambasciata dell’Impero austriaco. Fino a quando, con lo scoppio della Prima Guerra mondiale, lo Stato italiano, in guerra contro l’Austria, lo rivendica e decide di farlo diventare un grande museo nazionale".

Tale è rimasto anche durante il ventennio fascista e nel secondo dopoguerra. Il palazzo quindi presenta tutte le decorazioni fisse che appartengono alla sua grande storia e una serie di ricchissime collezioni che sono state ampliate dal 1916 in poi con lasciti e donazioni. Un patrimonio rimasto nei depositi che comprende complessivamente quindicimila pezzi tra i quali argenti delle maggiori manifatture di tutta Europa dal XVII al XIX secolo, ma anche avori, porcellane tra le quali enormi pezzi giapponesi e cinesi e raffinati vetri dipinti di produzione veneziana.

Tra le opere che torneranno nelle sale monumentali figurano tra le altre una scultura in legno raffigurante la Madonna in trono con il Bambino, detta Madonna di Acuto, forse opera di un artista romano-laziale di fine XII, inizio XIII secolo; la Madonna in trono con il Bambino di Zanino di Pietro, del 1429. Soprattutto, Palazzo Venezia vuole essere d’ora in poi il luogo del “Fatto in Italia“, indicando con questa espressione la straordinaria tradizione artistica e artigiana del nostro paese di realizzare opere con i materiali e le tecniche più diverse. E così liberato dall’ombra cupa del Ventennio, potrà risplendere con l’eccellenza italiana.

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