Paola Cortellesi
Paola Cortellesi
Il primo film, Come un gatto in tangenziale, aveva incassato oltre dieci milioni di euro. Dal sequel, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di morto, ci si aspetta un risultato ancora più importante, riportare la gente al cinema. Con la stessa squadra vincente del primo, guidata da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, coppia comica travolgente come Monica e Giovanni, affiancati da Sonia Bergamasco e Claudio Amendola a cui si aggiunge Luca Argentero, e con la regia di Riccardo Milani, ha le carte in regola per farcela. Commedia che regala tante risate e qualche spunto di riflessione, sarà nelle sale in anteprima oggi e domani, e poi dal 26 agosto. Paola, com’è stato ritrovare Monica? "Monica è una coattona ma quando Giovanni le fa scoprire cose belle, sa riconoscerle. Con questo film volevamo raccontare proprio questo, ovvero come sia importante portare in quartieri...

Il primo film, Come un gatto in tangenziale, aveva incassato oltre dieci milioni di euro. Dal sequel, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di morto, ci si aspetta un risultato ancora più importante, riportare la gente al cinema. Con la stessa squadra vincente del primo, guidata da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, coppia comica travolgente come Monica e Giovanni, affiancati da Sonia Bergamasco e Claudio Amendola a cui si aggiunge Luca Argentero, e con la regia di Riccardo Milani, ha le carte in regola per farcela. Commedia che regala tante risate e qualche spunto di riflessione, sarà nelle sale in anteprima oggi e domani, e poi dal 26 agosto.

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Paola, com’è stato ritrovare Monica?

"Monica è una coattona ma quando Giovanni le fa scoprire cose belle, sa riconoscerle. Con questo film volevamo raccontare proprio questo, ovvero come sia importante portare in quartieri difficili come quello romano di Monica, Bastogi, il teatro, il cinema, la danza, fare in modo che i giovani di quelle zone scoprano che esiste altro da quello che hanno intorno, che esiste la bellezza".

Lei è cresciuta in una borgata romana, Massimina. Analogie con Bastogi?

"Quelle che accomunano tutti i quartieri più periferici. A Massimina, come a Bastogi e in tante altre periferie, non c’erano né un cinema né un teatro".

Lei come ha “scoperto“ il teatro?

"Grazie alla mia famiglia. A Massimina non c’era niente, ma il nostro papà portava me e i miei due fratelli a teatro, al cinema, ai concerti, a vedere le bellezze della città. È stata la mia fortuna. Il mio innamoramento per questo mestiere è nato in quegli anni, andando a teatro con la mia famiglia e rimanendo colpita dagli artisti che vedevo in scena".

Qualcuno in particolare?

"Ogni volta che c’era Gigi Proietti, papà ci portava a vederlo. Ricordo il momento preciso in cui ho pensato: vorrei starci anch’io su quel palco, mi piacerebbe un giorno fare questo. Ed ero una ragazzina. Andammo al Sistina a vedere I sette re di Roma, e lui era eccezionale. Ma ancora prima, il mio papà aveva l’audiocassetta di A me gli occhi, please, e quando in agosto andavamo in vacanza in Calabria, tutti e cinque in macchina, durante questo viaggio infinito sentivamo l’audiocassetta di questo memorabile spettacolo di Gigi. All’epoca ero piccolissima ma lo sapevo a memoria e ripetevo le battute, a volte anche sbagliando, e i miei fratelli mi prendevano in giro. Ascoltavamo anche le canzoni e insieme ridevamo e ci emozionavamo. Sono ricordi davvero indelebili".

Protagonista ma anche sceneggiatrice del film, insieme a Milani, Giulia Calenda e Furio Andreotti. Quanto è importante per lei partecipare anche al lavoro di scrittura, come fa ormai da una decina di anni?

"È fondamentale, perché, visto che di storie al femminile ce ne sono poche, in questo modo ho la possibilità di crearle. Dopo la prima volta, dato che andavano bene e mi hanno chiesto di scriverne altre, ho continuato. Mi è sempre piaciuto scrivere, e lo facevo anche quando ero agli inizi, buttando giù i testi per i miei sketch".

Questo è il settimo film che fa con suo marito, Riccardo Milani. Com’è lavorare insieme?

"Durante la fase di scrittura litighiamo come matti ma quando poi si gira andiamo d’amore e d’accordo perché anche nelle scene scritte da me, che naturalmente conosco benissimo, mi lascio guidare. Voglio sempre affidarmi a chi ha la visione complessiva del lavoro, e questa ce l’ha il regista".

A quando una sua regia?

"È tanto tempo che lo voglio fare e sarà bellissimo debuttare come regista. Ci sto lavorando. Per ora c’è soltanto un soggetto, ma è un mio desiderio che prima o poi realizzerò. Spero prima che poi".

C’è grande attesa per questo film e ci si aspetta che invogli le persone a tornare al cinema.

"Il film era pronto per uscire a Natale, ma la pandemia ha bloccato tutto. In questi mesi lo abbiamo custodito, coccolato e aspettato per portarlo in sala. Produzione e distribuzione, Wilside e Vision Distribution, non hanno ceduto alle lusinghe delle piattaforme. È un’uscita strana, solitamente appannaggio dei blockbuster americani, ma la distribuzione ha pensato, sì, ci sono gli americani, ma ci siamo anche noi, con un film a cui hanno voluto bene in tanti, un film italiano. Con tutte le attenzioni del caso, ma bisogna riprendere a stare insieme, a condividere. Si può tornare al cinema e speriamo di fare da apripista. Lo spero con tutto il cuore, perché io sono grata a chi, da spettatrice, fin da bambina, mi ha fatto ridere ed emozionare".